Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Arti Figurative Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Arti Figurative Sun, 20 May 2018 15:54:59 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/1 segnalazione mostra Valente Taddei - Vela Massimo Rebecchi, BessArte, Lucca Sat, 19 May 2018 16:10:28 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479918.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479918.html bessarte bessarte Spettabile Redazione,

vi scriviamo la presente per segnalarvi l'esposizione personale "Line, surface, light", di Valente Taddei.

Si terr?, dal 25 maggio al 24 giugno 2018, presso Vela Massimo Rebecchi (piazza dei Mercanti 2, Lucca) e nell'adiacente galleria BessArte (via Sant'Andrea 48, Lucca), organizzatrice dell'evento, in collaborazione con Mercurio Arte di Viareggio.

Alleghiamo alla presente email il comunicato stampa ed un'immagine di un'opera di Valente Taddei.

Restiamo a vostra disposizione per ogni chiarimento o ulteriore informazione e vi ringraziamo in anticipo per la pubblicazione dell'evento nei vostri spazi.

Cordiali saluti,

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BessArte
via S. Andrea 48, 55100 Lucca
+39 0583 050627 info@bessarte.it
bessarte.it ottobre
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CUBO GALLERY mostra Secret Garden Alessandra Calò - a cura di Andrea Saltini - testo critico di Marta Santacatterina - Inaugurazione: Sabato 19 maggio, dalle ore 19 - Dal 19 maggio al 28 giugno 2018 Fri, 18 May 2018 15:52:08 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479862.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479862.html Sonia Dametto Sonia Dametto  

Secret Garden è un’opera installativa dell’artista Alessandra Calò, curata da Andrea Saltini che inaugurerà sabato 19 maggio alle ore 19 presso la CUBO Gallery di Parma dove sarà ospitata fino al 28 giugno 2018.

Secret Garden è un’installazione composita costituita da una parte fotografica di antiche lastre ritrovate, una parte letteraria, una botanica ed infine una strutturale, funzionale alla fruizione da parte del pubblico. Secret Garden è un viaggio nella vita immaginata di donne sconosciute, in cui le immagini di Alessandra, insieme alle parole di diverse autrici, ci accompagnano raccontandoci di vite possibili, passate ma presenti. Ad ognuno dei negativi di Alessandra Calò si accostano infatti racconti di scrittrici di variegata provenienza, ispirate dalle immagini stesse e con le quali fanno corpo unico. Per questa mostra parmigiana, l’autrice ha scelto di legarsi al territorio grazie al contributo letterario di Beatrice Baruffini, autrice e regista del Teatro delle Briciole di Parma, che ha composto l’opera inedita Irma. La popolazione femminile racchiusa nelle teche retro illuminate, è cresciuta negli anni e continua a crescere per germinazione, a partire da una fotografia che fa innamorare illustri scrittrici, poetesse e cantautrici come Rachele Bastreghi (Baustelle), Letizia Cesarini (Maria Antonietta), Angela Baraldi, Mara Redeghieri. Attraverso quei ritratti in negativo le autrici narrano una vita immaginata, un frammento di esistenza che resuscita e offre una seconda vita – quasi un riscatto – a donne anonime e silenziose a tratti sbiadite, di cui rimane solo l’immagine del viso impressa nei sali d’argento ossidati.

Solitudine, forza al femminile, cura della famiglia, amore sono i fondamentali attorno cui ruotano i brani in prosa e in poesia e, tutti assieme, finiscono per costituire un racconto corale sulla condizione della donna dall’Ottocento a oggi, da leggere dopo aver compiuto un gesto rituale, quello di aprire il piccolo cassetto con la coraggiosa volontà di scoprirvi il contenuto. A creare un’installazione complessa e dai molteplici piani di lettura contribuisce la presenza dell’elemento botanico racchiuso nelle singole teche: l’aspetto simbolico dell’unione tra la fotografia e la composizione retrostante di singole foglie, fiori essiccati, arbusti raccolti uno a uno da Calò, è molto forte, e rappresenta idealmente quel giardino che ognuno racchiude nella propria anima.
Un luogo protetto e sereno, un hortus conclusus di medievale memoria dove ci si può ritrovare e riappacificare, ma che ricorda allo stesso tempo anche un contesto vivo e bisognoso di cure. Secret Garden acquista tuttavia un senso completo solo nel momento in cui viene accesa la luce in esse contenuta: l’involucro nero rivela così la stratificazione dell’antica lastra e degli elementi naturali che, ad un’osservazione frontale, si fondono in un’unica immagine.  

In occasione della mostra di Parma, dove i Secret Garden presentati saranno una quindicina, non è da dimenticare l’originale progetto di allestimento, realizzato grazie alla collaborazione di Andrea Saltini e Sergio Taddei ed il supporto di Settedifiori: il giardino infatti sconfina dalle teche e invade lo spazio della galleria, coinvolgendo i visitatori e creando –tra radici sospese, rami protesi e un’illuminazione carica di suggestione – un gioco onirico ed emozionale tra il dentro e il fuori, tra microcosmo e macrocosmo, tra conscio e inconscio.

Alle ore 20,30 Mara Redeghieri (ex voce del gruppo emiliano Üstmamò) - con accompagnamento musicale di chitarra acustica a cura di Lorenzo Valdesalici - si esibirà in Poesia Spartita | Amore Incanto, omaggio ad Alda Merini (evento ad ingresso gratuito)

La mostra è accompagnata da un testo critico di Marta Santacatterina.

In concomitanza con l’inaugurazione di Secret Garden si terrà nella Galleria Bianca l’apertura della mostra Itinerario di una forma, a cura dall’architetto Guillame Pacetti e Elisabetta Baratti, incentrata su diversi elementi d’arredo del grande Franco Poli, designer di fama internazionale il quale terrà una conferenza introduttiva a partire dalle ore 18.   

ALESSANDRA CALÓ

Nasce a Taranto nel 1977. Vive e lavora a Reggio Emilia. Artista e fotografa, sperimenta fin dall’inizio della sua produzione l’utilizzo di nuovi linguaggi che le consentono di approfondire i temi legati alla memoria, all’identità e al linguaggio stesso della fotografia. La sua passione per l'arte e il mondo visivo si è sviluppata in maniera indipendente e con un occhio sempre rivolto alla fotografia. Nel corso degli anni si è specializzata in antiche tecniche di stampa e nella creazione di vere e proprie installazioni. Appropriazione e recupero dominano le sue opere, realizzate attraverso doppie esposizioni e sovrapposizioni di materia, che le permettono di addentrarsi nel racconto di storie intime ma dal risvolto universale. Ha partecipato a mostre e festival in Italia e all’estero fra cui il Festival Circulations di Parigi, Fotografia Europea a Reggio Emilia e Open House a Roma.  Realizza diversi libri fotografici ed alcune sue opere sono state pubblicate su importanti riviste specializzate. Nel 2017 è vincitrice del Prix Tribew, premio di editoria nell'ambito di Circulations 2018  ed è effigiata della Menzione d’onore all’IPA International Photographic Award per il progetto Les Inconnues; nell’anno corrente è premiata come finalista all’ Arteam Cup 2016 ed è seconda classificata con il progetto Kochan al Prix Foto MasterClass, poi acquisito dalla Saatchi Gallery.

CUBO Gallery

Via La Spezia, 90 Parma (PR)

Secret Garden

Alessandra Calò

A cura di Andrea Saltini

Testo critico di Marta Santacatterina

Orari: Mercoledì 16.30 – 19, Giovedì 10 – 13, Venerdì 16.00 – 19, Sabato 10 – 13/15 – 19

Altre visite su appuntamento: cubogallery@gmail.com

Info: www.cuboparma.com

 

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CUBO GALLERY mostra Secret Garden Alessandra Calò : Inaugurazione: Sabato 19 maggio, dalle ore 19 - Aperta fino al 28 giugno 2018 - A cura di Andrea Saltini - Testo critico di Marta Santacatterina Fri, 18 May 2018 15:51:37 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479861.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479861.html Sonia Dametto Sonia Dametto

Secret Garden è un’opera installativa dell’artista Alessandra Calò, curata da Andrea Saltini che inaugurerà sabato 19 maggio alle ore 19 presso la CUBO Gallery di Parma dove sarà ospitata fino al 28 giugno 2018.

Secret Garden è un’installazione composita costituita da una parte fotografica di antiche lastre ritrovate, una parte letteraria, una botanica ed infine una strutturale, funzionale alla fruizione da parte del pubblico. Secret Garden è un viaggio nella vita immaginata di donne sconosciute, in cui le immagini di Alessandra, insieme alle parole di diverse autrici, ci accompagnano raccontandoci di vite possibili, passate ma presenti. Ad ognuno dei negativi di Alessandra Calò si accostano infatti racconti di scrittrici di variegata provenienza, ispirate dalle immagini stesse e con le quali fanno corpo unico. Per questa mostra parmigiana, l’autrice ha scelto di legarsi al territorio grazie al contributo letterario di Beatrice Baruffini, autrice e regista del Teatro delle Briciole di Parma, che ha composto l’opera inedita Irma. La popolazione femminile racchiusa nelle teche retro illuminate, è cresciuta negli anni e continua a crescere per germinazione, a partire da una fotografia che fa innamorare illustri scrittrici, poetesse e cantautrici come Rachele Bastreghi (Baustelle), Letizia Cesarini (Maria Antonietta), Angela Baraldi, Mara Redeghieri. Attraverso quei ritratti in negativo le autrici narrano una vita immaginata, un frammento di esistenza che resuscita e offre una seconda vita – quasi un riscatto – a donne anonime e silenziose a tratti sbiadite, di cui rimane solo l’immagine del viso impressa nei sali d’argento ossidati.

Solitudine, forza al femminile, cura della famiglia, amore sono i fondamentali attorno cui ruotano i brani in prosa e in poesia e, tutti assieme, finiscono per costituire un racconto corale sulla condizione della donna dall’Ottocento a oggi, da leggere dopo aver compiuto un gesto rituale, quello di aprire il piccolo cassetto con la coraggiosa volontà di scoprirvi il contenuto. A creare un’installazione complessa e dai molteplici piani di lettura contribuisce la presenza dell’elemento botanico racchiuso nelle singole teche: l’aspetto simbolico dell’unione tra la fotografia e la composizione retrostante di singole foglie, fiori essiccati, arbusti raccolti uno a uno da Calò, è molto forte, e rappresenta idealmente quel giardino che ognuno racchiude nella propria anima.
Un luogo protetto e sereno, un hortus conclusus di medievale memoria dove ci si può ritrovare e riappacificare, ma che ricorda allo stesso tempo anche un contesto vivo e bisognoso di cure. Secret Garden acquista tuttavia un senso completo solo nel momento in cui viene accesa la luce in esse contenuta: l’involucro nero rivela così la stratificazione dell’antica lastra e degli elementi naturali che, ad un’osservazione frontale, si fondono in un’unica immagine.

In occasione della mostra di Parma, dove i Secret Garden presentati saranno una quindicina, non è da dimenticare l’originale progetto di allestimento, realizzato grazie alla collaborazione di Andrea Saltini e Sergio Taddei ed il supporto di Settedifiori: il giardino infatti sconfina dalle teche e invade lo spazio della galleria, coinvolgendo i visitatori e creando –tra radici sospese, rami protesi e un’illuminazione carica di suggestione – un gioco onirico ed emozionale tra il dentro e il fuori, tra microcosmo e macrocosmo, tra conscio e inconscio.

Alle ore 20,30 Mara Redeghieri (ex voce del gruppo emiliano Üstmamò) - con accompagnamento musicale di chitarra acustica a cura di Lorenzo Valdesalici - si esibirà in Poesia Spartita | Amore Incanto, omaggio ad Alda Merini (evento ad ingresso gratuito)

La mostra è accompagnata da un testo critico di Marta Santacatterina.

In concomitanza con l’inaugurazione di Secret Garden si terrà nella Galleria Bianca l’apertura della mostra Itinerario di una forma, a cura dall’architetto Guillame Pacetti e Elisabetta Baratti, incentrata su diversi elementi d’arredo del grande Franco Poli, designer di fama internazionale il quale terrà una conferenza introduttiva a partire dalle ore 18. 

ALESSANDRA CALÓ

Nasce a Taranto nel 1977. Vive e lavora a Reggio Emilia. Artista e fotografa, sperimenta fin dall’inizio della sua produzione l’utilizzo di nuovi linguaggi che le consentono di approfondire i temi legati alla memoria, all’identità e al linguaggio stesso della fotografia. La sua passione per l'arte e il mondo visivo si è sviluppata in maniera indipendente e con un occhio sempre rivolto alla fotografia. Nel corso degli anni si è specializzata in antiche tecniche di stampa e nella creazione di vere e proprie installazioni. Appropriazione e recupero dominano le sue opere, realizzate attraverso doppie esposizioni e sovrapposizioni di materia, che le permettono di addentrarsi nel racconto di storie intime ma dal risvolto universale. Ha partecipato a mostre e festival in Italia e all’estero fra cui il Festival Circulations di Parigi, Fotografia Europea a Reggio Emilia e Open House a Roma.  Realizza diversi libri fotografici ed alcune sue opere sono state pubblicate su importanti riviste specializzate. Nel 2017 è vincitrice del Prix Tribew, premio di editoria nell'ambito di Circulations 2018  ed è effigiata della Menzione d’onore all’IPA International Photographic Award per il progetto Les Inconnues; nell’anno corrente è premiata come finalista all’ Arteam Cup 2016 ed è seconda classificata con il progetto Kochan al Prix Foto MasterClass, poi acquisito dalla Saatchi Gallery.

CUBO Gallery

Via La Spezia, 90 Parma (PR)

Secret Garden

Alessandra Calò

A cura di Andrea Saltini

Testo critico di Marta Santacatterina

Orari: Mercoledì 16.30 – 19, Giovedì 10 – 13, Venerdì 16.00 – 19, Sabato 10 – 13/15 – 19

Altre visite su appuntamento: cubogallery@gmail.com

 

Info: www.cuboparma.com

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La fotografa statunitense di fama internazionale India Blake in mostra a Roma Fri, 18 May 2018 11:43:45 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479829.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479829.html UffStampaMilano UffStampaMilano  

Si avverte un crescente interesse per la mostra personale Light and Space della fotografa statunitense India Blake, con inaugurazione prevista per sabato 23 giugno alle 19. I suoi scatti paesaggistici saranno esposti al rinomato Piram Hotel di Roma, in via Giovanni Amendola, 7 dal 22 giugno. La location si trova a pochi passi dal Teatro dell’Opera e dalla basilica Santa Maria degli Angeli, ed è spesso scelta quale sede di prestigiose esposizioni.

 

L’evento, organizzato dal manager della cultura Salvo Nugnes, presidente di Spoleto Arte e direttore di Milano Art Gallery, rimarrà aperto al pubblico fino al 28 giugno.

 

Una settimana significativa, che aprirà il sipario alla mostra di punta che dà il nome a Spoleto Arte. L’esibizione, a cui India Blake prenderà parte, verrà infatti inaugurata due giorni dopo, sabato 30 giugno alle 18.00, a Palazzo Leti Sansi (via Arco di Druso, 37, Spoleto). La storica fortezza ospiterà poi le opere di numerosi artisti fino al 25 luglio.

 

Per meglio prepararci dunque a incontrare India Blake, riportiamo cosa la spinge nel vasto mondo dell’arte: «La fotografia per me è sempre stata un modo di raccontare una storia, suggerire che cosa sia accaduto prima di quel dato momento o, forse, che cosa possa avvenire dopo». Qui il testo originale: «Photography for me has always been a way of narrating a story, suggesting what might have occurred before the specific moment or perhaps what might happen next». 

 

Nata a Cambridge, nel Massachusetts, la fotografa cresce in una famiglia di artisti con il risultato di accogliere in sé l’ecletticità di chi è versatile in più ambiti. La fotografia è una passione che coltiva tuttora da autodidatta con straordinari risultati.

 

Salvo Nugnes dichiara: «Le fotografie di India Blake catturano luoghi di straordinaria bellezza, che suscitano meraviglia e partecipazione». 

 

«India Blake’s photographs capture places of extraordinary beauty, that generate wonder and participation».

 

Per informazioni è possibile chiamare lo 0424525190, scrivere a info@spoletoarte.it oppure visitare il sito www.spoletoarte.it.

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Milano Art Gallery: nuova sede inaugurata con la personale di Gabriella Ventavoli Thu, 17 May 2018 10:48:01 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479648.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479648.html UffStampaMilano UffStampaMilano  

Dal 15 maggio al 5 giugno lo spazio culturale La Porta Verde, in via Ampère 102, la nuova sede della Milano Art Gallery, ospita la personale della rinomata artista Gabriella Ventavoli. Ieri dunque, martedì 15 maggio alle 18.30, si è levato il doppio brindisi inaugurale per la mostra Per amore della Terra e per la galleria.

 

A presentare e organizzare l’evento il manager della cultura Salvo Nugnes, direttore di Milano Art Gallery, e anche il fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, ha preso parte al vernissage assieme a un nutrito pubblico.

 

Per amore della Terra diventa dunque l’occasione ottimale per inaugurare la terza location di Milano Art Gallery con un occhio di riguardo per i temi di attualità. E Gabriella Ventavoli porta appunto in primo piano i valori che il presente ha iniziato a dimenticare, a danno del pianeta. Il progetto dell’artista ha preso il via con Per amore del mare e continua oggi con l’intento di mostrare come le meraviglie della Terra vengano rovinate dall’uomo.

 

La pittrice esprime e descrive la situazione attuale su tele di grandi dimensioni, passando dalla terra fiorita a quella provata dalla siccità, dove gli alberi muoiono e i ghiacciai si sciolgono. Madre Terra assume quindi le sembianze di una donna in lacrime, sconsolata e privata delle forze a causa del degrado incombente.    

 

Immancabile lo scenario di guerra, la cui forza distruttrice coinvolge intere nazioni, protraendo i suoi effetti nefasti nel tempo.

 

Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

      

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Le tele di Primo Spensierati a La Soffitta Spazio delle Arti Wed, 16 May 2018 23:42:45 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479610.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479610.html La Soffitta Spazio delle Arti La Soffitta Spazio delle Arti

La Soffitta Spazio delle Arti di Colonnata

propone dal 20 maggio al 10 giugno

una personale del pittore nato a Cortona


La solennità semplice” che guarda al bello

nelle tele di Primo Spensierati


Domenica 20 maggio s'inaugura a Sesto Fiorentino, presso La Soffitta Spazio delle Arti, la mostra “La solennità semplice” che conclude la stagione espositiva 2017-18 della storica galleria d'arte del Circolo Arci-Unione Operaia di Colonnata.

Protagonista di questa personale - la prima volta per lui a La Soffitta - è il pittore Primo Spensierati che vive a Sesto Fiorentino ormai da moltissimi anni. Nato a Cortona il 20 febbraio 1948, Spensierati è un autodidatta - oggi pensionato, di professione ha fatto il ferroviere - che ha sempre amato profondamente la pittura. Ha partecipato a varie collettive e curato personali in location prestigiose; su tutte spicca quella al Caffè Le Giubbe Rosse a Firenze.

A raccontare la vocazione artistica del pittore sestese d'adozione è, nel catalogo dell'evento, la giornalista Alessandra Bruscagli: “Il suo cammino espressivo �“ scrive Bruscagli �“ non è mai esagerato, mai invasivo; i colori morbidi e le atmosfere calde e serene delle campagne toscane rendono le sue opere delle fedeli riproduzioni dei toni e dei volumi. Attraverso il gioco di luci ed ombre ottiene una libera interpretazione dei paesaggi, del mondo semplice che appartiene alla sua personalità altrettanto semplice e rivolta a vedere il bello e il buono delle persone e degli accadimenti che si sono susseguiti e si susseguono nella sua vita e che lui accetta con saggezza, con forza d'animo e tanta perseveranza”.

“Siano molto felici di ospitare questa mostra personale dedicata a Primo Spensierati �“ sottolinea Francesco Mariani, responsabile del Gruppo La Soffitta Spazio delle Arti e presidente del Circolo Arci-Unione Operaia di Colonnata �“ perché possiamo offrire al pubblico, per la prima volta, una vasta panoramica di opere di questo interessantissimo artista”.

L'inaugurazione della mostra è prevista domenica 20 maggio alle ore 10,30. Saranno presenti, accanto all'autore e a sua moglie Antonella Pesciullesi, anche Francesco Mariani e Alessandra Bruscagli. L'esposizione si protrarrà, ad ingresso gratuito, sino al 10 giugno con i seguenti orari: feriali e sabato 16-19, festivi 10-12 e 16-19.


La Soffitta Spazio delle Arti

c/o Circolo Arci di Colonnata - Piazza M. Rapisardi, 6 - Sesto Fiorentino (FI)

Ufficio stampa - ufficiostampa@lasoffittaspaziodellearti.it

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I suoni del silenzio Wed, 16 May 2018 19:52:18 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479557.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479557.html Maria Maria  

Mercoledì 23 maggio si inaugura presso la Galleria Milan Art & Events Center I suoni del silenzio,  mostra collettiva di artisti internazionali. Il progetto rientra nella promozione di talenti che MA-EC desidera presentare al pubblico, in collaborazione con l’I.P.C. Italian Promotion Center.

Il percorso espositivo, articolato sui 2 piani della Galleria, procede per fotogrammi che evidenziano la creatività di ciascun artista, ne veicolano il messaggio e invitano lo spettatore a meditare su ogni lavoro, in silenzio, ascoltando le emozioni che l’opera suscita.

Suggestioni del passato, sguardi contemporanei, evocazioni di pensieri, riflessioni sul rapporto tra l’individuo e il mondo, tentativi di scrutare gli strati profondi dell’esistenza: sono i suoni che vibrano nelle opere e toccano le corde dell’immaginario.

In esposizione oli su tela, opere su carta, acrilici e installazioni di artisti provenienti da Cina, Italia, Romania.

 

 

E nella luce pura vidi 
migliaia di persone, o forse più 
persone che parlavano senza emettere suoni 
persone che ascoltavano senza udire 
persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato 
e nessuno osava 
disturbare il suono del silenzio 

 

Paul Simon

 

 

 

Vittorio Asteriti,  nato a Crotone, vive e lavora a Roma.

Il suo percorso lo porta ad una sintesi formale, finalizzata ad evidenziare la capacità evocativa dell’immagine. Tramite accurati accostamenti cromatici, atti a stabilire un equilibrio tra valore materico e struttura concettuale dell’opera, la rappresentazione del reale diviene rappresentazione di una realtà a sé stante, che è volta in un primo momento a disorientare l’osservatore, ma che al tempo stesso offre un’immediata percezione dell’opera e ci restituisce l’integrità e l’essenza del concetto di paesaggio.
Ha al suo attivo numerose partecipazioni a fiere, mostre collettive e personali.

 

Marialisa Leone, nata a Bergamo, incontra l’arte nella famiglia materna, a Rovereto. Il nonno e lo zio sono pittori e frequentano Depero, Melotti e Baldassarri. Così inizia per lei un silenzioso e riservato dialogo interiore a contatto con il mondo della terra nelle sue forme più poetiche e misteriose. Assieme alla promozione e realizzazione di progetti che raccolgono esperienze di tanti artisti italiani, non smette mai di condurre un personale ricerca nell’area dell’arte plastica e della pittura, e rafforza con lo studio le intuizioni sulla qualità animica del colore. 

 

Lavinia Rotocol, nata in Romania, dal 2008 risiede a Milano. Qui consegue il diploma in pittura presso la Scuola superiore d’arte del Castello Sforzesco, approfondendo così la sua ricerca artistica iniziata in Romania. Il suo lavoro nasce dall’intenzione di osservare una dimensione sottile e interiore, che si traduce in grandi pennellate, strutture ascendenti, colori che sembrano incontrollati. Dipingendo cerca di dare forma all’inesprimibile delle intuizioni, per scoprire il mistero sotto la limpidezza e il silenzio sotto la paura. Sue opere sono presenti in importanti collezioni private in Europa, Canada e Australia.

 

Ding Tan nasce a Shanghai nel 1994. Dopo il diploma al liceo artistico, si iscrive al corso di  pittura presso la China Academy of Art. Dal 2013 partecipa a numerosi progetti espositivi e nel 2016 sue opere vengono selezionate per la mostra internazionale INTERYOUTH.

Nel 2014 fonda un circolo culturale sui temi e l’arte del Rinascimento.

 

 

Shaoqi Yin, classe 1996, nasce a Wuhan, in Cina. A Pechino completa i suoi studi presso la Feidj Art School. Dal 2016 vive e lavora a Milano, dove frequenta l’Accademia di belle arti NABA.

Nelle serie in pietra Sigilli e Galassia esprime il suo pensiero sui rapporti tra gli individui e l’universo.

Nel 2018 ha prestato il volto alla campagna pubblicitaria della Milano Art Week.

 

 

All’inaugurazione saranno presenti gli artisti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinate mostra

Titolo: I suoni del silenzio. International group show

 

 

Sede: MA-EC - Milan Art & Events Center - Via Lupetta 3 (ang. Via Torino), Milano   

Inaugurazione: mercoledì 23 maggio 2018 ore 18.30

 

 

Date: dal 23 maggio al 5 giugno 2018

Orari: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19 / sabato ore 15-19
Info pubblico: Tel. +39 02 39831335 – info.milanart@gmail.com

 

Si ringrazia l’I.P.C. Italian Promotion Center che ha proposto l’artista Marialisa Leone.

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Gabriel Hartley - Spoiled Wed, 16 May 2018 18:25:12 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479546.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479546.html z2o Galleria - Sara Zanin z2o Galleria - Sara Zanin

Spoiled

Opening Mercoledì 6 Giugno 2018 | ore 18.30 – 21.00

6 Giugno > 31 Luglio 2018

La prima mostra personale dell’artista britannico Gabriel Hartley presso gli spazi di z2o Sara Zanin Gallery presenta un ampio corpus di lavori tra cui dipinti, disegni e rilievi scultorei che l’artista ha realizzato durante il suo soggiorno a Roma agli inizi del 2018 come Abbey Fellow in Pittura presso la British School at Rome.

 

L’idea sottesa a questa serie di opere è quella di ricercare il punto di rottura, spingendosi intenzionalmente fino al concetto stesso di rovina. La possibilità è quella di forzare nuove interpretazioni rivolte ad uno specifico oggetto. In questo modo, Hartley porta avanti un processo creativo attraverso cui i dipinti vengono formalizzati a partire da un paziente lavoro di scavo stratificato: per questo motivo l’artista impiega una smerigliatrice angolare per intagliare la vernice, imprimendo così le superfici - che si tratti di tela, legno o carta. Il risultato è quello di un piano dell'immagine in cui forme e pensieri si sfocano progressivamente. Le superfici assumono una dimensione materica in cui i colori avanzano e retrocedono.

I rilievi, ricavati dai materiali di risulta delle imbottiture dei mobili, sono concepiti con l’intento di riportare alla mente le antiche spolia, ovvero le sculture decorative di reimpiego utilizzate sulla maggior parte degli antichi edifici romani. Esiste un'equivalenza diretta tra questa antica pratica di riutilizzo e quella proposta dall’artista all’interno del proprio processo, che trova eco nella descrizione di Hartley delle spolia come bolle di pensiero – ovvero frammenti di storia che fluttuano liberamente.

L’artista ricrea un immaginario vibrante ed eterogeneo ispirato a particolari momenti annotati durante il suo soggiorno romano. Questo universo simbolico rispecchia in maniera puntuale lo sguardo di un visitatore sulla città, e mira al contempo a trattare la città come una importante protagonista che modella la coscienza di chi la fruisce e ne testimonia la mentalità. Incorporando il monumentale e l’ordinario, le opere di Gabriel Hartley possono riportare alla mente un monumento specifico così come un dettaglio architettonico, oppure qualcosa di più banale come una nuvola, un albero, una Vespa, un piatto di pasta.

Questa mostra è supportata dalla British School at Rome.

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SOSTANZA D'ACQUA i canali della Serenissima - Palazzetto Tito, Venezia Wed, 16 May 2018 16:56:54 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479540.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479540.html Bellati Editore Bellati Editore

SOSTANZA D’ACQUA 

i canali della Serenissima

 

 


 

 

Un progetto di / a project by BELLATI EDITORE

 

 

a cura di / curated by Anna Caterina Bellati

 


 

 

Venerdì 25 maggio ore 18 / Friday 25th May 6pm

Venezia – Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826 (ACTV stop Zattere)

Un progetto di / a project by BELLATI EDITORE

Durata dell’esposizione: 28 Maggio > 6 Luglio 2018

ORARI / HOURS

da Lunedì a Venerdì: 10 > 17 / Monday through Friday: 10am > 5pm

Visite guidate su richiesta / Guided tour exhibition

+39 3332468331

 

Artisti / Artists

Carmela Cipriani

Claudia Corò

Paola Madormo

Peggy Milleville

Luana Segato

Marialuisa Tadei

Elisabetta Zanutto

 

 


 

Venezia, luogo d’acqua, luce e terra tremula è l’idea che unisce 7 artiste di abilità differenti intorno a un progetto complesso e di largo respiro. I nastri liquidi dei canali sono il palcoscenico sul quale tutte quante si cimentano dicendo il proprio amore per la Serenissima cui tributano il ruolo di musa.

La mostra si dipana attraverso metodologie e scelte artistiche che spaziano dalla pittura morbida su tele antiche di Elisabetta Zanutto alla fotografia minuziosa e romantica, stampata su carta cotone, di Carmela Cipriani, passando per le reinvenzioni poetiche dei fondali, fissati su lastra dibond, di Marialuisa Tadei. E ancora la ricerca minimalista di Luana Segato che rincorre le anse del Canal Grande intagliato su tessuti dipinti, dove trame cucite con fili grossi e prepotenti tengono insieme le due rive. E poi l’installazione intelligente e aerea di Paola Madormo che ricostruisce molecole d’acqua con fili metallici e dentro imbriglia pesci e plancton, alghe e minuscoli animali di fondale. Alla ricerca di un’acqua perduta.

Per passare alle figure impalpabili di Claudia Corò che sulla primigenia mappa della città ridisegna e suggerisce vite passate e sogni futuri di pescatori di laguna. Mentre Peggy Milleville, scultrice, manda a spasso lungo le fondamenta le sue sculture ispirate a personaggi che paiono ombre tratte da dipinti di Tintoretto.

 

Il tema è dunque l’architettura reale e mentale di un luogo che come nessun altro al mondo e attraverso i secoli ha riempito gli occhi e le mani di centinaia di artisti.

Quel controcanto, ancora, arriva diritto sin qui.

 

Anna Caterina Bellati

Maggio 2018

 

 


 


 

Presidente / President

Bruno Bernardi

 

Consiglio di Amministrazione / Board of Directors

Valentina Farolfi

Roberto Zamberlan

 

Direttore / Director

Michele Casarin

 

Staff

Stefano Coletto

Leonardo Di Domenico

Claudio Donadel

Maria Finotello

 

Ha collaborato/ In collaboration with

Matilde Ferrarin

 

Stage

Nicole Perocco

Margherita Regis

 

Organizzazione / Organization

Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa

Bellati Editore

 

Ideatore e Curatore / Conceiver and Curator

Anna Caterina Bellati

 

Ufficio Stampa / Press Office

Matilde Ferrarin

Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa


Dino Spreafico

Daniela Bellati

www.bellatieditore.com

info@bellatieditore.com

 

Supporto Tecnico per l’allestimento / Technical Support for the Installation

Legno & Legno, Venezia / Venice

Catalogo / Catalogue

Bellati Editore

Stampa / Printing

Europrint srl

 

 


 

 

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I colori dell'Iride Wed, 16 May 2018 16:32:00 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479535.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479535.html Studio De Angelis Studio De Angelis

FABIO MAREMMANI

I COLORI DELL’IRIDE

Mostra a cura di Roberto Mutti

 

 

RED LAB GALLERY

Via Solari 46

17–31 maggio 2018

 

Orari apertura mostra

lun- ven 10.00-12.30 / 15.30-19.00; sab 9.30-12.30 / 15.30 - 19.00

 

Inaugurazione, giovedì 17 aprile dalle 18.30 alle 21.30

 

“Che stupendi giocattoli le automobili! Mi meraviglio sempre che riescano a camminare da sole. E che bellezza averne tante, tutte diverse anche nel carattere, proprio come persone.”

(Giovannino Guareschi)

 

Sette colori che definiscono la luce. Sette colori che racchiudono una passione. Anzi due.

Fabio Maremmani, fotografo milanese classe 1974 con la passione per i motori, presenta dal 17 al 31 maggio alla Red Lab Gallery di via Solari 46 a Milano, il nuovo spazio pensato per l’arte e la fotografia contemporanea, la mostra “I colori dell’Iride”.

 

Nelle quattordici opere esposte Maremmani mostra come l’arte della fotografia possa coniugarsi con la passione per le macchine da corsa, mettendo in evidenza la scia di colori che normalmente si formano ogni volta che un’auto da corsa passa davanti a un obiettivo, grazie soprattutto alla capacità del fotografo di modificare le molecole di luce che vengono rese uniche da un singolo scatto, attraverso cui filtrano vere e proprie emozioni visive.

“I colori dell’Iride”, curata da Roberto Mutti, richiama i sette colori dell’arcobaleno (rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco, violetto), ed è il viaggio privato di Fabio Maremmani alla ricerca della sintesi perfetta tra motori e fotografia mettendo in evidenza come luce e velocità possano formare giochi di colori che vanno oltre la stessa gamma dell’iride.

 

Roberto Mutti: “Fabio Maremmani ama nello stesso modo le automobili da corsa e la fotografia, e gli è stato quindi facile coniugare le due passioni per dar vita a una sequenza di scatti capaci di trasmettere intense emozioni. Quando poi il fotografo riprende più da vicino le automobili in corsa, si ha l’impressione di vivere in soggettiva con il pilota, provando come lui la forza della concentrazione, il calcolo del rischio, la consapevolezza di essere sempre al limite”.

 

Le fotografie esposte, tutte realizzate a bordo pista mentre le macchine percorrono i rettilinei sfrecciando a velocità che solo lo scatto fotografico sa fermare in immagini spettacolari, evidenziano la capacità dell’obbiettivo di catturare e creare emozioni attraverso i colori dell’iride colti da Maremmani su circuiti diversi, sia durante gare professionistiche sia durante gare amatoriali.

 

 “I colori dell’iride” è inserita all’interno di PhotoFestival 2018, la rassegna annuale dedicata alla fotografica d’autore promossa da AIF ASSOCIAZIONE ITALIAA FOTO & DIGITAL IMAGING e giunta quest’anno alla 13° edizione sotto la direzione artistica di Roberto Mutti.

La mostra è prodotta da photoSHOWall, il sistema composto di cornici standard inserite in strutture a teca che ospitano immagini intere o scomposizioni inedite. Il circuito photoSHOWall consiste in una rete di installazioni permanenti o temporanee pensate per la diffusione dei contenuti che vi aderiscono.

 

****************

Red La Gallery

Via Solari 46, Milano

info@redlabmilano.com | www.redlabgallery.com

 

Ufficio stampa mostra

Studio de Angelis, Milano

c. 345 7190941 | info@deangelispress.it

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Motta direttore di G. Mondadori e la storia di Versace a Pro Biennale di Sgarbi Wed, 16 May 2018 15:35:01 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479531.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479531.html UffStampaMilano UffStampaMilano  

Con la mostra Pro Biennale presentata da Vittorio Sgarbi il week-end nella città lagunare ha riportato l’arte nuovamente in primo piano.

 

L’inaugurazione dell’esposizione nelle sedi della Scuola Grande di San Teodoro e dello Spoleto Pavilion martedì 8 maggio è divenuta ricettacolo dell’attenzione della città e del grande pubblico nei confronti di artisti di grande carisma.

 

Con sabato 12 maggio la Scuola Grande di San Teodoro, in Campo San Salvador 4810, il punto focale è stata la conferenza con tema, ovviamente, l’arte contemporanea. A partire dalle 17 Carlo Motta di Editoriale Giorgio Mondadori e Salvo Nugnes, manager della cultura, organizzatore di Pro Biennale e presidente di Spoleto Arte hanno discusso di libertà espressiva degli autori, della crisi e delle complessità del mercato artistico. 

 

Domenica 13, stessa location e orario, l’appuntamento con il giornalista e scrittore Tony Di Corcia ha fatto luce su uno dei casi irrisolti della moda italiana, quello della morte del celebre stilista Gianni Versace. L’autore ha così presentato il suo lavoro: Gianni Versace – La biografia, che riporta inoltre una prefazione di Giorgio Armani, il grande antagonista di Versace.

 

Ma il programma di Pro Biennale continua con l’Incontro sull’arte alle 17 del 29 maggio, sempre alla Scuola Grande. Assieme a Roberto Villa, rinomato fotografo di fama internazionale, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, il calendario di eventi volgerà al termine e così anche la mostra, che chiuderà con quest’ultimo. 

 

Per qualsiasi informazione è possibile contattare il numero 0424 525190 oppure consultare il sito www.spoletoarte.it o scrivere a info@spoletoarte.it.

    

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Milano Art Gallery: Salvo Nugnes inaugura la mostra sulla Siria di Beppe Convertini Wed, 16 May 2018 15:34:23 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479530.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479530.html UffStampaMilano UffStampaMilano  

SI RIAccendono i colori della PACE è il titolo coraggioso con cui è stata inaugurata ieri, lunedì 14 maggio, la mostra dell’attore e conduttore Beppe Convertini. Testimonial della Fondazione Terre des Hommes, Beppe Convertini propone una panoramica sull’attualità in Siria mettendo in primo piano momenti della quotidianità dei bambini. Nella sua mostra video fotografica alla Milano Art Gallery (via G. Alessi 11), organizzata dal manager della cultura Salvo Nugnes, direttore della Milano Art Gallery, l’attore vuole documentare in prima persona la sua missione umanitaria a Zarqa, un centro profughi siriano.

 

L’impegno nel documentare il dolore subito dalla nuova generazione, e di raccontarlo cogliendolo negli sguardi delle giovani vite, ha portato l’attore a confrontarsi con l’esistenza di una realtà unica, mettendosi dunque in gioco.

 

A prendere parte al vernissage un nutrito gruppo di personalità famose: dalla showgirl Justine Mattera all’atleta paraolimpica Giusy Versace, dal fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e Dario Fo, a Gianluca Mech, inventore di Tisanoreica, fino alla conduttrice Jo Squillo. Ma hanno portato il loro contributo anche Patrick di Striscia la Notizia, il segretario generale della Fondazione Terre des Hommes Donatella Vergani e molti altri.

 

Tra gli scatti si nota come l’obiettivo è puntato sull’educazione e l’istruzione, l’assistenza sanitaria, sport e giochi dei giovani profughi. La maggior parte di loro è rimasta orfana a causa della guerra civile che da anni tormenta questo paese e di cui si fa fatica a parlare. Come si tace riguardo al fenomeno delle spose bambine e a tutte le conseguenze che questa pratica comporta… Tuttavia l’occhio del fotografo non si sottrae al compito di riportare alla nostra attenzione tutti questi problemi, testimoniando così l’attività incessante della Fondazione nel campo profughi e la forza tenace delle piccole vittime, che, pur in una terra travagliata, continuano a lottare per la loro vita.

 

L’esposizione SI RIAccendono i colori della PACE rimarrà accessibile al pubblico fino al 21 maggio.

 

Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

      

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Hashtag # Hikikomori Wed, 16 May 2018 13:19:26 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479482.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479482.html Giuliano Ravazzini Giuliano Ravazzini  

Il Web è un fenomeno magnetico che attira in modo irresistibile tutti noi, troviamo con agio opportunità sociali e psicologiche, giochiamo con le emozioni e reperiamo sollievo da ansia e depressione, ci si può conoscere, interagire ed accedere ad ogni tipo di conoscenza in uno spazio “altro” del tutto diverso da quello fisico, uno spazio di suggestioni caleidoscopiche e potenti che trasfigurano le proiezioni future e il senso stesso della vita.

 

I flussi di bit ci risucchiano in un luogo ibrido chiaroscurale dove vengono meno le tradizionali distinzioni tra dentro e fuori tra pubblico e privato, dove mutano il senso del corpo, del tempo, la costruzione della memoria e dell’identità, un inebriante sollievo che sostiene il vivere quotidiano problematico e scontato.

 

Isolarsi è la parola che ci accompagna in dosi sempre maggiori, compromettendo progressivamente la sfera sociale e relazionale, assorbita dall’esperienza virtuale, che altera i comportamenti fino a una vera e propria dipendenza.

 

Ci aspetta una immigrazione di massa verso l’oro internet, come coloni del terzo millennio a caccia di una vita migliore che ormai forse è solo fuori dalla realtà.

 

Gli hikikomori sono pionieri di futuri modelli esistenziali che ora ci fanno paura ma che saranno la norma, cavalieri dello stato di coscienza, acrobati della identità personale, che da anonimi viaggiatori spazio temporali vivono nel sogno.

 

L’opera grafica Hikikomori ci mostra la sagoma di un individuo che ignora la natura e da uno spazio rifugio vive perennemente connesso al Web, l’artista intuisce un futuro fatto di nuovi territori psicologici dove l’uomo “Homo Ludicus” può proiettare fantasie e vissuti distopici, in una odissea virtuale che fatalmente prevaricherà le nostre vite reali.

 

 

 

Valdo De Weiss

      grafica vettoriale

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Enrico Porro - Cercando Nagjma Wed, 16 May 2018 09:42:34 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479454.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479454.html exfabbricadellebambole associazione exfabbricadellebambole associazione ENRICO PORRO

CERCANDO NAGJMA

 

Dal 19 maggio al 3 giugno 2018

associazione culturale Camera d’Arte – Spazio Math12

via Silvio Pellico 12, Torino

VERNISSAGE |  sabato 19 maggio | 18.30

 

martedì-sabato 15-20 | domenica 15-19

+39 333 4935094

enrico.porro85@libero.it

www.enricoporro.com

 

ABSTRACT

L’artista piemontese Enrico Porro, curato da Luca Rendina, espone per la prima volta Torino presso lo Spazio Math12 dell’associazione Camera d’Arte: opere su carta e tela, ma anche stoffa e metallo, delicate e intime, con rimandi all’Oriente prezioso, spirituale e meditativo.

 

TESTO CRITICO DI LUCA RENDINA

Oscillando dalla superficie alla terza dimensione, Enrico Porro indaga la sospensione del vero e dell’immaginato, con mutamenti di luce e primari segni di ricordi.

In questa ultima serie di lavori intitolati “Cercando Nagjma”, che in arabo vuole dire stella, tornano alla mente le opere nate dallo straordinario viaggio verso sud vissuto da Paul Klee o Henri Matisse.

Al gioco coinvolgente di rimandi, a un Oriente vissuto o immaginato, concorre l’uso del grigio materico che pervade tutta l’opera di Enrico dallo sfondo al primo piano, aggiungendo e sottraendo intensità al corpo della figura.

Sono opere che contemplano la propria e la nostra attesa, un attendere e un sospendere il nostro sguardo entro questo mondo, dove la ricerca si fa spirituale e meditativa.

Un’immagine che nella materia ci appare nella sua intimità, conservando la luminosa e oscura forza originale.

Il punto di partenza, il luogo di decantazione dell’idea prende avvio da una ipotetica superficie posta di fronte all’osservatore, dove dal nulla appare l’immagine e dove il lavoro di Enrico traccia un difficile percorso interiore, fra continuità e discontinuità.

Un lavoro di ricucitura tra percezione e memoria, tra derive e nuovi approdi, tra immagine e immaginazione.

Con un linguaggio scabro, volutamente privo di ammiccamenti e di immagini consolatorie ci offre la forza della sua presenza.

Una coscienza che si riconosce e si concretizza nella forma, come progetto e come esperienza mistica e profonda.

 

ENRICO PORRO, nato ad Alba (CN), nel 1985.

Artista emergente autodidatta, presenterà un nuovo ciclo di lavori di grande dimensione su carta stropicciata e una serie di nuovi arazzi e tappeti su tessuti Jacquard dipinti a mano.

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Claudia Melotti. LIBERE MIGRAZIONI. Tue, 15 May 2018 21:09:43 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479381.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479381.html Galleria Embrice Galleria Embrice  

Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 - Tel. 06.64521396 – www.embrice2030.com

 

Illustratori e artisti del terzo millennio

 

 

Claudia Melotti

LIBERE MIGRAZIONI

 

 

a cura di

 Carla Corrado e Carlo Severati.

                                                                                                               

 

Inaugurazione: giovedì 24 maggio 2018, dalle 17.30.

Apertura: dal 24 maggio all’8 giugno 2018. Orario: dal lunedì al venerdì 18.00 – 20.30

 

 

La Galleria Embrice presenta alcune opere che documentano la parte più recente di un percorso artistico iniziato con il ruolo di illustratrice. Ruolo assunto nel tempo ultimo dei suoi studi, intrapresi in continuità con una speciale maestria  manifestatasi già nell’infanzia. A otto anni Claudia era il parallelo figurativo di molti bambini musicisti prodigio.

L’Africa, con la straordinaria ricchezza creativa e la sua drammatica storia, è entrata direttamente attraverso la vita, nel lavoro della nostra Artista. Ma le migrazioni, nelle quali lei ci conduce, anche attraverso l’esito attuale del destino di una gran parte di quei popoli, sono anzitutto dentro di lei. Non sono soltanto i popoli a migrare, ma il fluire di tutto intorno a lei viene letto come migrazione.

Corpi alla deriva; deriva dell’anima; deriva della coscienza; essere alla deriva; correnti di deriva. Molte volte ogni giorno veniamo a contatto con il concetto di deriva e molte volte lo allontaniamo, come uno scomodo tabù.”

Così l’autrice a proposito di alcune delle sue opere esposte in questa mostra.

Inevitabile il tema dell’esercizio professionale dell’illustratore, a confronto con la  espressione artistica, confronto dal risultato scontato per i più: di essere le due figure fatalmente separate dai ruoli, per l'obbligata integrazione degli uni e la possibile libertà degli altri.

Il mercato, in realtà, ribalta oggi in continuazione la condizione operativa.

Le testimonianze figurative del tempo (9.000-4.000 a.C.) dei deserti della Namibia e del Sahara fertili, sono illustrazioni e, al tempo stesso, straordinarie testimonianze artistiche di condizioni di vita scomparse nel tempo.

Di fatto l’idea della migrazione, soggetto dell’opera di Claudia Melotti, coinvolge oggi biografie di artisti che lasciano lo studio per  la rete o escono in strada, confrontandosi con l’ordinato caos metropolitano o con ecosistemi locali apparentemente marginali. Sembra qui più propria una ibridazione figurativa di illustratore e artista come parallelo a quella letteraria di novella e racconto, proposta da Benjamin nella sua analisi delle Affinità elettive.

La natura selvaggia metropolitana, che contiene i poveri e  gli emarginati come stanziali in cerca di una nuova migrazione è stata a lungo indagata e rappresentata dalla nostra Artista, che ne condivide quotidianamente le tensioni;  coercizione e violenza sono ritmicamente citate, come tema e come figuratività. Un corredo istintivamente necessario per lei, del magico-demoniaco, che fatalmente affiora anche nella letteratura per l'infanzia.

Le migrazioni di Claudia qui raccolte, che  fanno comprendere  il peso della vita sul quotidiano, superano le distinzioni di genere, senza scomodare l’universo dei grandi artisti-illustratori contemporanei, da Picasso a Chagall, o Dubuffet e Basquiat, il lavoro dei quali è stato accanto alla nostra artista per un certo tempo. 

I legni che dipinge e ripropone sono raccolti in mare da lei, trascinati da una piccola barca a motore. Asciugati al sole dell'Argentario, essi sono tuttavia memoria iconica delle grandi migrazioni; migrazioni forzate, come quella degli Herero della Namibia tedesca, cacciati nel deserto Omaheke nel 1904.

L'itinerario dei migranti di Claudia non viene fissato nelle icone dei salvagente, dei gommoni, delle carrette del mare. Essi viaggiano nell'ordine mortale delle navi che dal XVII secolo portavano gli schiavi dall' isola della Gorèe a Salvador, sulla rotta transatlantica più breve, e di lì al nord, Caraibi e, più tardi, USA. Tappe di un itinerario storico 1650, 1904, 2000.

La più recente produzione dell'artista, esposta da Embrice,  mostra qualche tangenza col mondo dell'informale, che è interpretabile come una sorta di liberazione, laddove per rappresentare la tragedia, non servono più volti od oggetti, che appaiono solo in filigrana, nella velatura di un mattino di nebbia in mare.

Le stesure di colore-non colore su panni di tela grezza, fotografano, tanto i  residui del naufragio quanto i residui rifiuti sparsi negli spazi metropolitani; dove la mancanza di cultura e il perenne oblio li lascia abbandonati. Citazione di una parte per il tutto, sineddoche, i frammenti dipinti, visti con l'occhio dell'Artista, rimandano a quegli aspetti di sofferenza della vicenda umana nel loro insieme.

 

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Claudia Melotti. LIBERE MIGRAZIONI. Tue, 15 May 2018 21:09:40 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479380.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479380.html Galleria Embrice Galleria Embrice  

Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 - Tel. 06.64521396 – www.embrice2030.com

 

Illustratori e artisti del terzo millennio

 

 

Claudia Melotti

LIBERE MIGRAZIONI

 

 

a cura di

 Carla Corrado e Carlo Severati.

                                                                                                               

 

Inaugurazione: giovedì 24 maggio 2018, dalle 17.30.

Apertura: dal 24 maggio all’8 giugno 2018. Orario: dal lunedì al venerdì 18.00 – 20.30

 

 

La Galleria Embrice presenta alcune opere che documentano la parte più recente di un percorso artistico iniziato con il ruolo di illustratrice. Ruolo assunto nel tempo ultimo dei suoi studi, intrapresi in continuità con una speciale maestria  manifestatasi già nell’infanzia. A otto anni Claudia era il parallelo figurativo di molti bambini musicisti prodigio.

L’Africa, con la straordinaria ricchezza creativa e la sua drammatica storia, è entrata direttamente attraverso la vita, nel lavoro della nostra Artista. Ma le migrazioni, nelle quali lei ci conduce, anche attraverso l’esito attuale del destino di una gran parte di quei popoli, sono anzitutto dentro di lei. Non sono soltanto i popoli a migrare, ma il fluire di tutto intorno a lei viene letto come migrazione.

Corpi alla deriva; deriva dell’anima; deriva della coscienza; essere alla deriva; correnti di deriva. Molte volte ogni giorno veniamo a contatto con il concetto di deriva e molte volte lo allontaniamo, come uno scomodo tabù.”

Così l’autrice a proposito di alcune delle sue opere esposte in questa mostra.

Inevitabile il tema dell’esercizio professionale dell’illustratore, a confronto con la  espressione artistica, confronto dal risultato scontato per i più: di essere le due figure fatalmente separate dai ruoli, per l'obbligata integrazione degli uni e la possibile libertà degli altri.

Il mercato, in realtà, ribalta oggi in continuazione la condizione operativa.

Le testimonianze figurative del tempo (9.000-4.000 a.C.) dei deserti della Namibia e del Sahara fertili, sono illustrazioni e, al tempo stesso, straordinarie testimonianze artistiche di condizioni di vita scomparse nel tempo.

Di fatto l’idea della migrazione, soggetto dell’opera di Claudia Melotti, coinvolge oggi biografie di artisti che lasciano lo studio per  la rete o escono in strada, confrontandosi con l’ordinato caos metropolitano o con ecosistemi locali apparentemente marginali. Sembra qui più propria una ibridazione figurativa di illustratore e artista come parallelo a quella letteraria di novella e racconto, proposta da Benjamin nella sua analisi delle Affinità elettive.

La natura selvaggia metropolitana, che contiene i poveri e  gli emarginati come stanziali in cerca di una nuova migrazione è stata a lungo indagata e rappresentata dalla nostra Artista, che ne condivide quotidianamente le tensioni;  coercizione e violenza sono ritmicamente citate, come tema e come figuratività. Un corredo istintivamente necessario per lei, del magico-demoniaco, che fatalmente affiora anche nella letteratura per l'infanzia.

Le migrazioni di Claudia qui raccolte, che  fanno comprendere  il peso della vita sul quotidiano, superano le distinzioni di genere, senza scomodare l’universo dei grandi artisti-illustratori contemporanei, da Picasso a Chagall, o Dubuffet e Basquiat, il lavoro dei quali è stato accanto alla nostra artista per un certo tempo. 

I legni che dipinge e ripropone sono raccolti in mare da lei, trascinati da una piccola barca a motore. Asciugati al sole dell'Argentario, essi sono tuttavia memoria iconica delle grandi migrazioni; migrazioni forzate, come quella degli Herero della Namibia tedesca, cacciati nel deserto Omaheke nel 1904.

L'itinerario dei migranti di Claudia non viene fissato nelle icone dei salvagente, dei gommoni, delle carrette del mare. Essi viaggiano nell'ordine mortale delle navi che dal XVII secolo portavano gli schiavi dall' isola della Gorèe a Salvador, sulla rotta transatlantica più breve, e di lì al nord, Caraibi e, più tardi, USA. Tappe di un itinerario storico 1650, 1904, 2000.

La più recente produzione dell'artista, esposta da Embrice,  mostra qualche tangenza col mondo dell'informale, che è interpretabile come una sorta di liberazione, laddove per rappresentare la tragedia, non servono più volti od oggetti, che appaiono solo in filigrana, nella velatura di un mattino di nebbia in mare.

Le stesure di colore-non colore su panni di tela grezza, fotografano, tanto i  residui del naufragio quanto i residui rifiuti sparsi negli spazi metropolitani; dove la mancanza di cultura e il perenne oblio li lascia abbandonati. Citazione di una parte per il tutto, sineddoche, i frammenti dipinti, visti con l'occhio dell'Artista, rimandano a quegli aspetti di sofferenza della vicenda umana nel loro insieme.

 

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Claudia Melotti. LIBERE MIGRAZIONI. Tue, 15 May 2018 21:08:59 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479379.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479379.html Galleria Embrice Galleria Embrice  

Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 - Tel. 06.64521396 – www.embrice2030.com

 

Illustratori e artisti del terzo millennio

 

 

Claudia Melotti

LIBERE MIGRAZIONI

 

 

a cura di

 Carla Corrado e Carlo Severati.

                                                                                                               

 

Inaugurazione: giovedì 24 maggio 2018, dalle 17.30.

Apertura: dal 24 maggio all’8 giugno 2018. Orario: dal lunedì al venerdì 18.00 – 20.30

 

 

La Galleria Embrice presenta alcune opere che documentano la parte più recente di un percorso artistico iniziato con il ruolo di illustratrice. Ruolo assunto nel tempo ultimo dei suoi studi, intrapresi in continuità con una speciale maestria  manifestatasi già nell’infanzia. A otto anni Claudia era il parallelo figurativo di molti bambini musicisti prodigio.

L’Africa, con la straordinaria ricchezza creativa e la sua drammatica storia, è entrata direttamente attraverso la vita, nel lavoro della nostra Artista. Ma le migrazioni, nelle quali lei ci conduce, anche attraverso l’esito attuale del destino di una gran parte di quei popoli, sono anzitutto dentro di lei. Non sono soltanto i popoli a migrare, ma il fluire di tutto intorno a lei viene letto come migrazione.

Corpi alla deriva; deriva dell’anima; deriva della coscienza; essere alla deriva; correnti di deriva. Molte volte ogni giorno veniamo a contatto con il concetto di deriva e molte volte lo allontaniamo, come uno scomodo tabù.”

Così l’autrice a proposito di alcune delle sue opere esposte in questa mostra.

Inevitabile il tema dell’esercizio professionale dell’illustratore, a confronto con la  espressione artistica, confronto dal risultato scontato per i più: di essere le due figure fatalmente separate dai ruoli, per l'obbligata integrazione degli uni e la possibile libertà degli altri.

Il mercato, in realtà, ribalta oggi in continuazione la condizione operativa.

Le testimonianze figurative del tempo (9.000-4.000 a.C.) dei deserti della Namibia e del Sahara fertili, sono illustrazioni e, al tempo stesso, straordinarie testimonianze artistiche di condizioni di vita scomparse nel tempo.

Di fatto l’idea della migrazione, soggetto dell’opera di Claudia Melotti, coinvolge oggi biografie di artisti che lasciano lo studio per  la rete o escono in strada, confrontandosi con l’ordinato caos metropolitano o con ecosistemi locali apparentemente marginali. Sembra qui più propria una ibridazione figurativa di illustratore e artista come parallelo a quella letteraria di novella e racconto, proposta da Benjamin nella sua analisi delle Affinità elettive.

La natura selvaggia metropolitana, che contiene i poveri e  gli emarginati come stanziali in cerca di una nuova migrazione è stata a lungo indagata e rappresentata dalla nostra Artista, che ne condivide quotidianamente le tensioni;  coercizione e violenza sono ritmicamente citate, come tema e come figuratività. Un corredo istintivamente necessario per lei, del magico-demoniaco, che fatalmente affiora anche nella letteratura per l'infanzia.

Le migrazioni di Claudia qui raccolte, che  fanno comprendere  il peso della vita sul quotidiano, superano le distinzioni di genere, senza scomodare l’universo dei grandi artisti-illustratori contemporanei, da Picasso a Chagall, o Dubuffet e Basquiat, il lavoro dei quali è stato accanto alla nostra artista per un certo tempo. 

I legni che dipinge e ripropone sono raccolti in mare da lei, trascinati da una piccola barca a motore. Asciugati al sole dell'Argentario, essi sono tuttavia memoria iconica delle grandi migrazioni; migrazioni forzate, come quella degli Herero della Namibia tedesca, cacciati nel deserto Omaheke nel 1904.

L'itinerario dei migranti di Claudia non viene fissato nelle icone dei salvagente, dei gommoni, delle carrette del mare. Essi viaggiano nell'ordine mortale delle navi che dal XVII secolo portavano gli schiavi dall' isola della Gorèe a Salvador, sulla rotta transatlantica più breve, e di lì al nord, Caraibi e, più tardi, USA. Tappe di un itinerario storico 1650, 1904, 2000.

La più recente produzione dell'artista, esposta da Embrice,  mostra qualche tangenza col mondo dell'informale, che è interpretabile come una sorta di liberazione, laddove per rappresentare la tragedia, non servono più volti od oggetti, che appaiono solo in filigrana, nella velatura di un mattino di nebbia in mare.

Le stesure di colore-non colore su panni di tela grezza, fotografano, tanto i  residui del naufragio quanto i residui rifiuti sparsi negli spazi metropolitani; dove la mancanza di cultura e il perenne oblio li lascia abbandonati. Citazione di una parte per il tutto, sineddoche, i frammenti dipinti, visti con l'occhio dell'Artista, rimandano a quegli aspetti di sofferenza della vicenda umana nel loro insieme.

 

 

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Claudia Melotti. LIBERE MIGRAZIONI. Tue, 15 May 2018 21:08:49 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479378.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479378.html Galleria Embrice Galleria Embrice Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 - Tel. 06.64521396 – www.embrice2030.com

 

Illustratori e artisti del terzo millennio

 

 

Claudia Melotti

LIBERE MIGRAZIONI

 

 

a cura di

 Carla Corrado e Carlo Severati.

                                                                                                               

 

Inaugurazione: giovedì 24 maggio 2018, dalle 17.30.

Apertura: dal 24 maggio all’8 giugno 2018. Orario: dal lunedì al venerdì 18.00 – 20.30

 

 

La Galleria Embrice presenta alcune opere che documentano la parte più recente di un percorso artistico iniziato con il ruolo di illustratrice. Ruolo assunto nel tempo ultimo dei suoi studi, intrapresi in continuità con una speciale maestria  manifestatasi già nell’infanzia. A otto anni Claudia era il parallelo figurativo di molti bambini musicisti prodigio.

L’Africa, con la straordinaria ricchezza creativa e la sua drammatica storia, è entrata direttamente attraverso la vita, nel lavoro della nostra Artista. Ma le migrazioni, nelle quali lei ci conduce, anche attraverso l’esito attuale del destino di una gran parte di quei popoli, sono anzitutto dentro di lei. Non sono soltanto i popoli a migrare, ma il fluire di tutto intorno a lei viene letto come migrazione.

Corpi alla deriva; deriva dell’anima; deriva della coscienza; essere alla deriva; correnti di deriva. Molte volte ogni giorno veniamo a contatto con il concetto di deriva e molte volte lo allontaniamo, come uno scomodo tabù.”

Così l’autrice a proposito di alcune delle sue opere esposte in questa mostra.

Inevitabile il tema dell’esercizio professionale dell’illustratore, a confronto con la  espressione artistica, confronto dal risultato scontato per i più: di essere le due figure fatalmente separate dai ruoli, per l'obbligata integrazione degli uni e la possibile libertà degli altri.

Il mercato, in realtà, ribalta oggi in continuazione la condizione operativa.

Le testimonianze figurative del tempo (9.000-4.000 a.C.) dei deserti della Namibia e del Sahara fertili, sono illustrazioni e, al tempo stesso, straordinarie testimonianze artistiche di condizioni di vita scomparse nel tempo.

Di fatto l’idea della migrazione, soggetto dell’opera di Claudia Melotti, coinvolge oggi biografie di artisti che lasciano lo studio per  la rete o escono in strada, confrontandosi con l’ordinato caos metropolitano o con ecosistemi locali apparentemente marginali. Sembra qui più propria una ibridazione figurativa di illustratore e artista come parallelo a quella letteraria di novella e racconto, proposta da Benjamin nella sua analisi delle Affinità elettive.

La natura selvaggia metropolitana, che contiene i poveri e  gli emarginati come stanziali in cerca di una nuova migrazione è stata a lungo indagata e rappresentata dalla nostra Artista, che ne condivide quotidianamente le tensioni;  coercizione e violenza sono ritmicamente citate, come tema e come figuratività. Un corredo istintivamente necessario per lei, del magico-demoniaco, che fatalmente affiora anche nella letteratura per l'infanzia.

Le migrazioni di Claudia qui raccolte, che  fanno comprendere  il peso della vita sul quotidiano, superano le distinzioni di genere, senza scomodare l’universo dei grandi artisti-illustratori contemporanei, da Picasso a Chagall, o Dubuffet e Basquiat, il lavoro dei quali è stato accanto alla nostra artista per un certo tempo. 

I legni che dipinge e ripropone sono raccolti in mare da lei, trascinati da una piccola barca a motore. Asciugati al sole dell'Argentario, essi sono tuttavia memoria iconica delle grandi migrazioni; migrazioni forzate, come quella degli Herero della Namibia tedesca, cacciati nel deserto Omaheke nel 1904.

L'itinerario dei migranti di Claudia non viene fissato nelle icone dei salvagente, dei gommoni, delle carrette del mare. Essi viaggiano nell'ordine mortale delle navi che dal XVII secolo portavano gli schiavi dall' isola della Gorèe a Salvador, sulla rotta transatlantica più breve, e di lì al nord, Caraibi e, più tardi, USA. Tappe di un itinerario storico 1650, 1904, 2000.

La più recente produzione dell'artista, esposta da Embrice,  mostra qualche tangenza col mondo dell'informale, che è interpretabile come una sorta di liberazione, laddove per rappresentare la tragedia, non servono più volti od oggetti, che appaiono solo in filigrana, nella velatura di un mattino di nebbia in mare.

Le stesure di colore-non colore su panni di tela grezza, fotografano, tanto i  residui del naufragio quanto i residui rifiuti sparsi negli spazi metropolitani; dove la mancanza di cultura e il perenne oblio li lascia abbandonati. Citazione di una parte per il tutto, sineddoche, i frammenti dipinti, visti con l'occhio dell'Artista, rimandano a quegli aspetti di sofferenza della vicenda umana nel loro insieme.

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Claudia Melotti. LIBERE MIGRAZIONI. Tue, 15 May 2018 21:08:47 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479377.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479377.html Galleria Embrice Galleria Embrice Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 - Tel. 06.64521396 – www.embrice2030.com

 

Illustratori e artisti del terzo millennio

 

 

Claudia Melotti

LIBERE MIGRAZIONI

 

 

a cura di

 Carla Corrado e Carlo Severati.

                                                                                                               

 

Inaugurazione: giovedì 24 maggio 2018, dalle 17.30.

Apertura: dal 24 maggio all’8 giugno 2018. Orario: dal lunedì al venerdì 18.00 – 20.30

 

 

La Galleria Embrice presenta alcune opere che documentano la parte più recente di un percorso artistico iniziato con il ruolo di illustratrice. Ruolo assunto nel tempo ultimo dei suoi studi, intrapresi in continuità con una speciale maestria  manifestatasi già nell’infanzia. A otto anni Claudia era il parallelo figurativo di molti bambini musicisti prodigio.

L’Africa, con la straordinaria ricchezza creativa e la sua drammatica storia, è entrata direttamente attraverso la vita, nel lavoro della nostra Artista. Ma le migrazioni, nelle quali lei ci conduce, anche attraverso l’esito attuale del destino di una gran parte di quei popoli, sono anzitutto dentro di lei. Non sono soltanto i popoli a migrare, ma il fluire di tutto intorno a lei viene letto come migrazione.

Corpi alla deriva; deriva dell’anima; deriva della coscienza; essere alla deriva; correnti di deriva. Molte volte ogni giorno veniamo a contatto con il concetto di deriva e molte volte lo allontaniamo, come uno scomodo tabù.”

Così l’autrice a proposito di alcune delle sue opere esposte in questa mostra.

Inevitabile il tema dell’esercizio professionale dell’illustratore, a confronto con la  espressione artistica, confronto dal risultato scontato per i più: di essere le due figure fatalmente separate dai ruoli, per l'obbligata integrazione degli uni e la possibile libertà degli altri.

Il mercato, in realtà, ribalta oggi in continuazione la condizione operativa.

Le testimonianze figurative del tempo (9.000-4.000 a.C.) dei deserti della Namibia e del Sahara fertili, sono illustrazioni e, al tempo stesso, straordinarie testimonianze artistiche di condizioni di vita scomparse nel tempo.

Di fatto l’idea della migrazione, soggetto dell’opera di Claudia Melotti, coinvolge oggi biografie di artisti che lasciano lo studio per  la rete o escono in strada, confrontandosi con l’ordinato caos metropolitano o con ecosistemi locali apparentemente marginali. Sembra qui più propria una ibridazione figurativa di illustratore e artista come parallelo a quella letteraria di novella e racconto, proposta da Benjamin nella sua analisi delle Affinità elettive.

La natura selvaggia metropolitana, che contiene i poveri e  gli emarginati come stanziali in cerca di una nuova migrazione è stata a lungo indagata e rappresentata dalla nostra Artista, che ne condivide quotidianamente le tensioni;  coercizione e violenza sono ritmicamente citate, come tema e come figuratività. Un corredo istintivamente necessario per lei, del magico-demoniaco, che fatalmente affiora anche nella letteratura per l'infanzia.

Le migrazioni di Claudia qui raccolte, che  fanno comprendere  il peso della vita sul quotidiano, superano le distinzioni di genere, senza scomodare l’universo dei grandi artisti-illustratori contemporanei, da Picasso a Chagall, o Dubuffet e Basquiat, il lavoro dei quali è stato accanto alla nostra artista per un certo tempo. 

I legni che dipinge e ripropone sono raccolti in mare da lei, trascinati da una piccola barca a motore. Asciugati al sole dell'Argentario, essi sono tuttavia memoria iconica delle grandi migrazioni; migrazioni forzate, come quella degli Herero della Namibia tedesca, cacciati nel deserto Omaheke nel 1904.

L'itinerario dei migranti di Claudia non viene fissato nelle icone dei salvagente, dei gommoni, delle carrette del mare. Essi viaggiano nell'ordine mortale delle navi che dal XVII secolo portavano gli schiavi dall' isola della Gorèe a Salvador, sulla rotta transatlantica più breve, e di lì al nord, Caraibi e, più tardi, USA. Tappe di un itinerario storico 1650, 1904, 2000.

La più recente produzione dell'artista, esposta da Embrice,  mostra qualche tangenza col mondo dell'informale, che è interpretabile come una sorta di liberazione, laddove per rappresentare la tragedia, non servono più volti od oggetti, che appaiono solo in filigrana, nella velatura di un mattino di nebbia in mare.

Le stesure di colore-non colore su panni di tela grezza, fotografano, tanto i  residui del naufragio quanto i residui rifiuti sparsi negli spazi metropolitani; dove la mancanza di cultura e il perenne oblio li lascia abbandonati. Citazione di una parte per il tutto, sineddoche, i frammenti dipinti, visti con l'occhio dell'Artista, rimandano a quegli aspetti di sofferenza della vicenda umana nel loro insieme.

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Claudia Melotti. LIBERE MIGRAZIONI. Tue, 15 May 2018 21:08:45 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479376.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/479376.html Galleria Embrice Galleria Embrice Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 - Tel. 06.64521396 – www.embrice2030.com

 

Illustratori e artisti del terzo millennio

 

 

Claudia Melotti

LIBERE MIGRAZIONI

 

 

a cura di

 Carla Corrado e Carlo Severati.

                                                                                                               

 

Inaugurazione: giovedì 24 maggio 2018, dalle 17.30.

Apertura: dal 24 maggio all’8 giugno 2018. Orario: dal lunedì al venerdì 18.00 – 20.30

 

 

La Galleria Embrice presenta alcune opere che documentano la parte più recente di un percorso artistico iniziato con il ruolo di illustratrice. Ruolo assunto nel tempo ultimo dei suoi studi, intrapresi in continuità con una speciale maestria  manifestatasi già nell’infanzia. A otto anni Claudia era il parallelo figurativo di molti bambini musicisti prodigio.

L’Africa, con la straordinaria ricchezza creativa e la sua drammatica storia, è entrata direttamente attraverso la vita, nel lavoro della nostra Artista. Ma le migrazioni, nelle quali lei ci conduce, anche attraverso l’esito attuale del destino di una gran parte di quei popoli, sono anzitutto dentro di lei. Non sono soltanto i popoli a migrare, ma il fluire di tutto intorno a lei viene letto come migrazione.

Corpi alla deriva; deriva dell’anima; deriva della coscienza; essere alla deriva; correnti di deriva. Molte volte ogni giorno veniamo a contatto con il concetto di deriva e molte volte lo allontaniamo, come uno scomodo tabù.”

Così l’autrice a proposito di alcune delle sue opere esposte in questa mostra.

Inevitabile il tema dell’esercizio professionale dell’illustratore, a confronto con la  espressione artistica, confronto dal risultato scontato per i più: di essere le due figure fatalmente separate dai ruoli, per l'obbligata integrazione degli uni e la possibile libertà degli altri.

Il mercato, in realtà, ribalta oggi in continuazione la condizione operativa.

Le testimonianze figurative del tempo (9.000-4.000 a.C.) dei deserti della Namibia e del Sahara fertili, sono illustrazioni e, al tempo stesso, straordinarie testimonianze artistiche di condizioni di vita scomparse nel tempo.

Di fatto l’idea della migrazione, soggetto dell’opera di Claudia Melotti, coinvolge oggi biografie di artisti che lasciano lo studio per  la rete o escono in strada, confrontandosi con l’ordinato caos metropolitano o con ecosistemi locali apparentemente marginali. Sembra qui più propria una ibridazione figurativa di illustratore e artista come parallelo a quella letteraria di novella e racconto, proposta da Benjamin nella sua analisi delle Affinità elettive.

La natura selvaggia metropolitana, che contiene i poveri e  gli emarginati come stanziali in cerca di una nuova migrazione è stata a lungo indagata e rappresentata dalla nostra Artista, che ne condivide quotidianamente le tensioni;  coercizione e violenza sono ritmicamente citate, come tema e come figuratività. Un corredo istintivamente necessario per lei, del magico-demoniaco, che fatalmente affiora anche nella letteratura per l'infanzia.

Le migrazioni di Claudia qui raccolte, che  fanno comprendere  il peso della vita sul quotidiano, superano le distinzioni di genere, senza scomodare l’universo dei grandi artisti-illustratori contemporanei, da Picasso a Chagall, o Dubuffet e Basquiat, il lavoro dei quali è stato accanto alla nostra artista per un certo tempo. 

I legni che dipinge e ripropone sono raccolti in mare da lei, trascinati da una piccola barca a motore. Asciugati al sole dell'Argentario, essi sono tuttavia memoria iconica delle grandi migrazioni; migrazioni forzate, come quella degli Herero della Namibia tedesca, cacciati nel deserto Omaheke nel 1904.

L'itinerario dei migranti di Claudia non viene fissato nelle icone dei salvagente, dei gommoni, delle carrette del mare. Essi viaggiano nell'ordine mortale delle navi che dal XVII secolo portavano gli schiavi dall' isola della Gorèe a Salvador, sulla rotta transatlantica più breve, e di lì al nord, Caraibi e, più tardi, USA. Tappe di un itinerario storico 1650, 1904, 2000.

La più recente produzione dell'artista, esposta da Embrice,  mostra qualche tangenza col mondo dell'informale, che è interpretabile come una sorta di liberazione, laddove per rappresentare la tragedia, non servono più volti od oggetti, che appaiono solo in filigrana, nella velatura di un mattino di nebbia in mare.

Le stesure di colore-non colore su panni di tela grezza, fotografano, tanto i  residui del naufragio quanto i residui rifiuti sparsi negli spazi metropolitani; dove la mancanza di cultura e il perenne oblio li lascia abbandonati. Citazione di una parte per il tutto, sineddoche, i frammenti dipinti, visti con l'occhio dell'Artista, rimandano a quegli aspetti di sofferenza della vicenda umana nel loro insieme.

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