IL CANILE - Un sacrificio per il bene comune

08/mar/2015 19:07:26 Momò Contatta l'autore

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Credevo di vedere un film, ho visto un disegno.

 

Credevo fosse un'anteprima, era una fotografia del nostro tempo.

 

L'avrei incorniciato l' "'annate a fanculo " di Walter. Ritratto di un ritaglio storico.

 

Un urlo disperato o di liberazione quello di Christian alla fine del film che è fuggito o è tornato nella gabbia della nostra società "libera" , questo non è dato saperlo.

 

"Il canile". Il luogo dell'abbandono, il ricovero ultimo della fine senza ritorno. Laddove l'uomo moderno, trova asilo e croccantini.

 

Esasperazione, realismo estremo, Pasolini rivestito di due punto zero.

 

Sera del 5 Marzo , cinema l'Aquila Roma, dei ragazzi non più ragazzi ma con la rabbia degli ideali giovanili presentano il loro film. La dissonanza tra le barbe ormai bianche e la rabbia giovane di un uomo in erba colpisce già prima dei titoli di testa. L'ira non rassegnata verso un mondo castrato e castrante lascia contraddetti. "Possibile non siano ancora disillusi" è la domanda che si legge sulle fronti di quel pubblico scelto e reduce di un tempo che massacra ogni speranza di salvezza.

 

Inizia il film, le gabbie, i croccantini al professore che chiede la matita rossa per correggere i compiti di studenti immaginari.

 Un Ministro che ride della folle richiesta. Il "pazzo" assaggia il croccantino lanciato da un portaborse timido ma saldamente incastonato nel ruolo istituzionale scelto.

 

Intorno latriti merde e urla disumane. E' un ricovero di cani. E' il ricovero degli ultimi.

 

Questo film non avrà spazio in Italia . Perchè in Italia c'è il festival di San Remo in prime time e le pellicole di Vanzina che sbancano i botteghini. Mentre penso a questo ed il film schiaffeggia la mia anima ormai educata ad un perbenismo di facciata, mi chiedo se il Ministro nel suo sopralluogo al canile sia meno vittima del sistema di abbandono disumano di intere categorie sociali.

 

Andava di moda lo spread quando questi giovani fuori luogo e fuori tempo trasformavano in sceneggiatura la loro non rassegnazione. Ed il popolo tutto si preoccupava di quanto non smettevano di ripetere i tg nazionali.

 

Mentre l'uomo moriva, il professore scompariva, la società veniva ingurgitata e strozzata in nome di un interesse più alto: il bene del Paese.

 

Pierpaolo Pasolini si sarebbe alzato ed avrebbe applaudito ad un film che non è un film ma un dipinto che in pochi vedranno. Luigi Pirandello avrebbe stretto la mano a chi dei "ruoli della società " in soli 16 minuti,  ha disegnato ogni contorno. 

 

Ciò che rimane è una locandina coraggiosa di un cortometraggio di strada.

 

Ciò che a me rimane è il ricordo di barbe bianche sotto sguardi arrabbiati di adolescenti giusti.

 

A Pierpaolo, Luigi, Massimiliano , Gaspare, Leonardo, Giacomo, il mio grazie.

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