Unione Europea: urgono interventi seri per arginare stagnazione economica.

05/feb/2014 12:43:20 Scanderebech Contatta l'autore

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“Manca un serio progetto europeo o nazionale per rilanciare i consumi.”

 


Dichiara l’On. Scanderebech: “leggendo le ultime prese di posizione delle istituzioni europee verrebbe quasi da commentare che non è mai troppo tardi per intervenire. I danni dell’austerità sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, il numero delle persone senza lavoro supera i 20 milioni, il debito sovrano è aumentato di 5.000 miliardi di euro, la ripresa nell’Unione sarà ancora stentata, il sistema del credito è fiacco e riduce ancora i prestiti alle imprese e la tanto decantata riduzione dello spread non produce gli effetti sperati. Basterebbero solo questi dati per far capire ai burocrati di Bruxelles che bisogna intervenire subito con una seria operazione di politica economica da parte dei governi e della Banca centrale europea, che sia in grado di attutire per tempo gli effetti negativi della deflazione, perché l’eccessiva diminuzione dei prezzi rischia di mangiarsi proprio gli effetti della riduzione dei tassi d’interesse sui Btp rispetto ai Bund, mantenendo il costo reale del debito ancora troppo oneroso. Bene ha fatto il  Presidente della Repubblica  Napolitano a mandare un messaggio chiaro e inequivocabile al Parlamento Europeo con l’affermazione: si ritiene che una politica di austerità a ogni costo  non regga più”.

 

“La sensazione è che nessuno nell’Unione abbia la consapevolezza che le prossime consultazioni di maggio saranno un vero referendum sull’euro e che le truppe populiste anti-moneta unica, i Tea Party europei come li ha definiti l’Economist, si stanno pericolosamente organizzando, nell’immobilismo dei partiti di maggioranza. Mentre in Italia abbiamo il problema di movimenti accomunati ed  assetati dal disfattismo sull’euro con in testa il comico Grillo ed è noto a pochi come si dovrebbero valorizzare le risorse e le opportunità che l’Europa offre all’Italia e che spesso rimangono inutilizzate. Anche nel periodo  2014-2020  l’Italia è il secondo Paese dopo la Polonia a cui verranno destinati il maggior numero di fondi. Il nostro Paese riceverà da Bruxelles circa 31,8 dei 325 miliardi di cui dispone la Comunità europea, oltre ad altre risorse su richiesta diretta, ma un anno fa il tasso di utilizzo è stato appena il 48%. Uno scandalo sul quale non si riesce ad avviare un dibattito nazionale per mettere fine a questo supremo atto di masochismo. Certo occorrono nuove regole di bilancio e monetarie entro il 2014, anno del semestre  italiano di presidenza dell’Unione Europea con l’inizio sostanziale  dell’applicazione  delle regole del Fiscal Compact. Sarà quella l’occasione d’oro per la politica italiana di chiedere più rispetto alla nostra economia”, conclude Scanderebech.

 

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