Comunicati.net - Comunicati pubblicati - UffStampaMilano Comunicati.net - Comunicati pubblicati - UffStampaMilano Fri, 29 May 2020 13:28:46 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://zend.comunicati.net/utenti/16915/1 Presentata da Vittorio Sgarbi, la Pro Biennale nel cuore di Venezia Wed, 27 May 2020 11:54:45 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/640934.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/640934.html UffStampaMilano UffStampaMilano Cosa significa essere artisti oggi e come si fa selezione? Questa era la questione cardine del panorama artistico, non solo nazionale, a cui Pro Biennale provava a dare una soluzione. Questo prima della pandemia. Ma dopo? Anche. Così l’appuntamento, ma non l’intenzione di offrire l’arte democratica, è stato posticipato da maggio a luglio. Con la stessa scaletta. Presentata a Venezia dal prof. Vittorio Sgarbi, raccoglierà le opere di artisti italiani e stranieri contemporanei degni di essere notati e annotati.

Da segnare intanto il giorno dell’inaugurazione: giovedì 23 luglio 2020. Doppio il vernissage, che comincerà alle 13 con l’apertura dello Spoleto Pavilion, altrimenti conosciuto come Palazzo Ivancich a 300 metri da piazza San Marco, l’evento continuerà alle 15.30 alla Scuola Grande di San Teodoro, a pochi passi dal Ponte di Rialto.

La rassegna porta i contributi di importanti personalità del mondo della cultura, della politica e dello spettacolo. A partire da Vittorio Sgarbi e dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, organizzatore di Pro Biennale, troviamo: il soprano Katia Ricciarelli, Morgan, la scrittrice e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, la giornalista e scrittrice Silvana Giacobini, già direttrice di «Chi» e di «Diva e Donna», e il direttore di Tgcom24 Paolo Liguori. Ma anche il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, l’assessore al Turismo Paola Mar, il presidente della regione Veneto Luca Zaia, l’artista José Dalí, figlio di Salvador Dalí, la giornalista RAI Antonietta Di Vizia e il fotografo internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo. Fino ad arrivare al Premio Oscar Gianni Quaranta, a Carlo Motta di Editoriale Giorgio Mondadori, Patrick, vincitore morale del Grande Fratello Vip e inviato speciale di Striscia la Notizia, e la giornalista di Rete Veneta Angelica Montagna.

Rendere l’arte e la cultura fruibili per tutti e far conoscere a un pubblico il più vasto possibile gli artisti contemporanei è la missione di cui Pro Biennale da anni si fa promotrice. Lodandone l’intento, Vittorio Sgarbi ritorna sul problema delle selezioni commentando: «Quanti sono gli artisti oggi nel mondo? Forse un milione, forse due milioni. E in Italia quanti sono? Almeno cinquantamila. Se io fossi stato Vittorio Pica, famoso critico d’arte della prima metà del secolo scorso, o se fossi stato un critico come Ugo Ojetti, insomma, fino al 1950 avrei potuto avere una piantina con tutti gli artisti regione per regione. Perché essere artisti voleva dire qualcosa di distinguibile. Non c’era, per esempio, il mondo femminile: era del tutto esterno all’arte fino alla seconda metà del secolo scorso. Quindi un critico poteva dominare l’Italia con un panorama di forse mille artisti, conoscendoli tutti. Io come faccio, come fa un critico a conoscerli tutti? Con quale possibilità, con quale verosimiglianza e con quale rispetto della loro ricerca?»

Pro Biennale è la risposta di Venezia a una questione sempre più pressante nel mondo dell’arte. Il diritto alla creatività tuttora non è contemplato dalla Costituzione italiana, sebbene il mondo sia cambiato rispetto a settant’anni fa. Ci sono la democrazia, l’alfabetizzazione e c’è finalmente l’attività creativa femminile. C’è, paradossalmente, un eccesso di creatività che viene ignorata. «La creatività ‒ continua il critico d’arte ‒ non è più per pochi. Ora, cosa deriva da questo? Un progresso per i creativi, una difficoltà per i critici. Oggi non posso più scegliere perché non so quanti sono gli artisti. Posso solo osservarli». E per farlo Pro Biennale diventa vitale.

A valorizzare maggiormente l’esposizione, due cornici storiche nel cuore di Venezia. Il Palazzo Ivancich, secolare dimora nobile sita a Castello 4421, e la Scuola Grande di San Teodoro (San Marco 4810). Qui le opere resteranno esposte dal 23 luglio al 7 agosto 2020, visitabili gratuitamente tutti i giorni dalle 10 alle 18, eccetto il lunedì.

Per maggiori informazioni è possibile chiamare il 388 7338297.

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Spoleto Arte: l’artista Marcello Vandelli si racconta in un’intervista Tue, 26 May 2020 10:25:02 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arte_popolare/640541.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arte_popolare/640541.html UffStampaMilano UffStampaMilano  

Marcello Vandelli, artista di origini modenesi, sa come farsi riconoscere. La sua arte questa settimana è entrata negli schermi degli italiani grazie a un servizio del Tgcom24. Il pittore di Spoleto Arte, con il suo stile inconfondibile, ha ammaliato il pubblico del format Arte in quarantena ed è pronto a conquistare anche noi con la sua filosofia artistica.

  Di recente il Tgcom24 ha rilasciato un servizio su di lei. Come si sente?

 Sono grato di questa possibilità. Da anni investo tempo e spirito in questo mio percorso artistico. La pittura è totalizzante, riempie ogni istante della mia vita, è un sacrificio enorme, ma la considero un privilegio. Curo nei dettagli ciò che può aumentare la visibilità dei miei lavori e il servizio all’interno della rubrica Arte in quarantena è assolutamente un ottimo risultato. In modo particolare, nell’attuale contesto che tutti stiamo vivendo, ritengo che l’arte possa diventare una medicina per l’anima.

 Cosa significa fare arte oggi?

L’arte è principalmente una segreta premeditazione, nasce da un accumulo silenzioso di idee e da una costante attività di critica selezione. Il risultato che ne consegue si basa sulla pura sperimentazione, volta a ricercare un equilibrio tra forma e colore in grado di saper esprimere il senso di ciò che voglio comunicare.

Nelle sue opere trovano spazio l’autobiografico e l’anonimità. Da cosa nasce questa fusione così particolare?

Le mie intuizioni artistiche sono l’espressione di uno spirito tormentato che vuole esplodere in un grido liberatorio. Sono ossessionato dalle problematiche della vita e della morte, i pensieri si trasformano in colori e forme, rappresentando la condizione esistenziale dell’uomo moderno, afflitto dalla solitudine, dall’incomunicabilità, dall’angoscia. In fondo, rappresento me stesso, quel bambino cresciuto in un mondo che non mi apparteneva, che mi faceva sentire estraneo. E al contempo rappresento il vissuto di ogni individuo, dipingendo una realtà fatta di sagome che si librano in una realtà onirica che ha oltrepassato il materiale, ma ha lasciato inalterata l’esigenza del silenzio e della solitudine.

Quanto c’è della sua terra nei suoi lavori?

La mia vita, fin dalla giovinezza, è stata intrisa di esperienze, avventure ed imprevisti che hanno permesso alla mia indole artistica di uscire allo scoperto e crescere. Dopo aver viaggiato per il mondo, sono ritornato alle mie origini, a cui sono indissolubilmente legato, con una maturata consapevolezza.

Nella primavera del 2012 è accaduto, però, un qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita, così come quella di molti altri. Il dolore nel vedere la mia terra lacerata dal terremoto… Questo evento brutale e inatteso, assolutamente incontrollabile, ha reso fragili le vite di molti, distrutto in pochi secondi gli equilibri della vita, lacerando ogni stabilità fisica ma soprattutto emotiva. In questa situazione di enorme incertezza si sono risvegliati i sentimenti, la necessità di ricercare, seppur con difficoltà, una nuova pace attraverso la condivisione con gli altri. Racchiuso nel mio piccolo mondo, per la prima volta, ho avvertito l’esigenza di palesare ciò che fino a quel momento avevo celato con tanto riguardo.

Spesso le è stato fatto notare che il suo stile si ispira alla Pop Art italiana. Che cosa l’ha spinta a seguire questa corrente?

È impossibile non essere influenzati dal passato, nel mio caso, artistico. Esiste certamente una correlazione, e in alcuni casi mi sento collegato come da un filo invisibile. In genere, mi affascinano e colpiscono tutti quegli artisti che, attraverso cose apparentemente banali, riescono a esprimere emozioni profonde. Mi riferisco in primis agli artisti che hanno segnato un’epoca nella Roma degli anni Sessanta. In loro riconosco un’analogia con il mio vissuto, un’affinità elettiva. Una generazione, la loro, ambientata nel provvisorio benessere o nella provvisoria miseria del miracolo economico. La loro esigenza di dipingere, di stabilire dei rapporti e delle proporzioni, non è alienabile dalla condizione di vuoto in cui si sentono immersi e, proprio in questo vuoto, si sforzano di operare tracciando nuovi punti di riferimento. Ti porto l’esempio di Tano Festa con i suoi Coriandoli, di Mario Schifano con i suoi Campi di pane, di Cesare Tacchi e Giosetta Fioroni, la cui semplice eleganza riesce sempre a emozionarmi delicatamente, e il tormento interiore di Emilio Vedova che scolpisce le tonalità come a rappresentare i giorni drammaticamente vissuti nel periodo della guerra.

Allo stesso modo, utilizzo l’arte come forma di comunicazione e al contempo di “purificazione”. Attraverso essa fisso il mio passato, mi faccio domande e mi do delle risposte. L’arte diventa il tramite verso la liberazione e la ritrovata consapevolezza.

Come ha conosciuto Spoleto Arte?

“Il destino mescola le carte e noi giochiamo”, diceva Schopenhauer. Capita a volte di essere nel posto giusto al momento giusto. E così è stato.

C’è un’opera a cui è particolarmente legato?

In realtà, direi di no. Ogni mia opera trova origine nei più profondi meandri del mio Io, è parte inscindibile del mio essere. La mia mente è in continua evoluzione. Non si placa, nemmeno quando dormo. Ogni mia opera è una rappresentazione onirica, un racconto introspettivo, indissolubilmente legato al precedente e a quello che ancora non ha trovato forma, condizionato dal momento, ma soprattutto dai ricordi, che troppo spesso riaffiorano, riconducendo i pensieri verso amore, dolore, passione e solitudine.

 

 

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Spoleto Arte: intervista alla pittrice Benedetta Trudesti Thu, 21 May 2020 17:50:53 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/639623.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/639623.html UffStampaMilano UffStampaMilano È una settimana di grandi soddisfazioni per Benedetta Trudesti. La pittrice di Spoleto Arte è stata recentemente protagonista di un servizio del Tgcom24. Sul format Arte in quarantena, la pittrice nota per i suoi dipinti dagli sfondi rossi continua a incuriosire e ad appassionare il pubblico di spettatori. E la curiosità non manca nemmeno a noi, che abbiamo voluto farle qualche domanda.

Cosa ne pensa del format “Arte in quarantena”: le piace l’iniziativa pensata per portare l’arte nelle case degli italiani durante la quarantena?

Certo che sì! L’arte da sempre è un veicolo di emozione, stupore, studio e ricerca. In questo tempo, in cui la nostra vita si imprime di incertezze, possiamo spostare lo sguardo oltre, verso qualcosa che aiuta lo spirito. La visione dell’arte è una presenza importante in questo periodo di isolamento.

Secondo lei, cosa dovrebbe fare l’arte in questo momento?

Dal mio punto di vista è fondamentale l’incontro con l’Arte che è in grado di foggiare una sorta di creatività collettiva, ovvero una condivisione universale, il risveglio delle coscienze: ci si sente ingabbiati come in un vortice che evolve velocemente, di conseguenza la realtà diventa pesante e motivo di sofferenza. Si percepisce la necessità di ritrovarsi, di riscrivere lo spazio e il tempo in una sinergia, in un turbinio di emozioni che portino a un coinvolgimento.

E a proposito di coinvolgimento… Nelle sue opere il colore rosso balza subito agli occhi. Impossibile non domandarsi quale sia il motivo dietro a questa scelta…

Esse vivono un’esperienza di vita. L’esperienza che mi ha proiettato verso un qualcosa che intuivo ma non sapevo cosa fosse. Man mano che il tempo passava cercavo di cogliere tutto quello che mi rendeva felice interiormente. Andavo alla ricerca del particolare, un percorso che scrutava l’essenza dell’io in un contesto di intenso colore, ove emerge una passione intrinseca. È l’io che matura e che ritrova la forza nella fragilità, consapevole del tortuoso cammino.

Che cosa cerca nei suoi ritratti?

Questa è una bella domanda!

Allora, tratti, movenze e pennellate trasudano di molecole dinamiche, guidate dal conscio e dall’inconscio di cui l’anima diventa una specie di “specchio”. Uno specchio che lascia riflettere l’essenza di un io nuovo, che lascia riscoprire l’essenza della vita in nuovi volti.

In questi volti ci sono tantissime espressioni, specie in quelle dei bambini. Come sceglie i suoi soggetti?

I volti sono il punto focale delle opere. Il tutto prende forma da un connubio fra idea, progetto e interiorità. Le espressioni indicano la capacità di ricercare lo sguardo di bimba dove si cela il desiderio dell’artista. I soggetti sono scelti da un’intuizione “inconscia” e profonda.

C’è un quadro a cui è particolarmente legata?

No, perché ogni lavoro nasce, prende forma, si plasma e acquista coscienza dall’intimo. Perciò l’uno non esclude l’altro, essi fanno parte di un grande disegno, cioè l’infinito (come i tanti tasselli della vita).

Come ha conosciuto Spoleto Arte?

Spoleto Arte l’ho conosciuta tramite vari eventi di rilievo, e con stupore in un momento così inconsueto.

Qual è il suo prossimo progetto?

Il mio prossimo progetto è tutto da scrivere, perché nasce e prende forma dalla vita stessa.

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Il pittore Marcello Vandelli di Spoleto Arte al Tgcom24 con “Segrete premeditazioni” Wed, 20 May 2020 14:35:25 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/639188.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/639188.html UffStampaMilano UffStampaMilano  

Sull’innovativa piattaforma del Tgcom24 siede il carismatico artista Marcello Vandelli di Spoleto Arte. Il format è quello di Arte in quarantena, lanciato dal direttore Liguori per sopperire all’impossibilità momentanea di visitare mostre e musei fisicamente. A entrare oggi nelle case degli italiani è la volta dell’accattivante espressività creativa di questo pittore.

Nato a San Felice sul Panaro (Mo) nel 1958, l’autore si lascia positivamente influenzare dalla Pop Art italiana. La sua pittura risulta “modernissima, estremamente mobile e duttile, poco prevedibile” per il noto critico Vittorio Sgarbi. Assomiglia “a volte al Licini più angelico o allo Schifano più liquido”. Lo stile cattura immediatamente il nostro interesse per la forte scelta cromatica. I colori rivelano infatti il carattere audace del Vandelli, sempre attento ad assorbire quanto avviene attorno a lui e a connotarlo in decise tonalità. È proprio questa particolare interiorizzazione delle esperienze ad affascinare. Il Vandelli è autobiografico, raffigura ciò che vede e lo colpisce. Ma lo riveste di una simbologia onirica facilmente deducibile, quasi attingesse a una matrice di sogni universale. In questo modo il suo linguaggio sfiora le vette dell’informale, proteggendo l’identità dei suoi soggetti.

Il fatto che i personaggi siano anonimi, non abbiano un volto, sembrerebbe rifarsi al detto “si dice il peccato, ma non il peccatore”. In realtà Vandelli ha ben assimilato il concetto che le azioni e i fatti finiscono per reiterarsi nel tempo. Ne interrompe tuttavia la ciclicità fermando spesso su tavole di grandi dimensioni un istante decisivo, l’epifania della realtà, l’atto di “denuncia” nei confronti dell’umanità. Sgarbi spiega il motivo di questa scelta: tra l’artista e l’opera c’è un vero corpo a corpo, per questo servono grandi dimensioni. È una lotta per cui il pittore vuole investire l’osservatore con la propria creatività. Andando oltre l’ideale dunque, perché nei lavori di Vandelli c’è pittura. E c’è anche un’assenza.

Vittorio Sgarbi la interpreta così: «Io, che ho per la pittura di ritratto una particolare predilezione perché è lì che senti, nel volto, l’anima dell’artista, mi chiedo che cosa abbia tenuto Vandelli così lontano dal volersi specchiare in un volto o specchiare il suo volto in quello di una persona ritratta.

È un’umanità senza volto, è un’umanità dove sono tutti uguali, fatta di persone distinte, ma che lui riserva solo per la sua dimensione interiore, le tiene per sé, non le mostra agli altri.

È questa la cosa che mi ha colpito di più, diciamo l’idea di vedere spazi, di vedere sagome, di vedere forme umane… C’è un rapporto tra la figura e lo spazio, ma quella figura potrebbe essere chiunque di noi. L’uomo nella sua identità democratica, cioè quella per cui non c’è un popolo di gente che non è nessuno e invece alcuni che sono tutto».

 

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Spoleto Arte: l’artista Benedetta Trudesti in un servizio del Tgcom24 Wed, 20 May 2020 10:27:33 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/639036.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/639036.html UffStampaMilano UffStampaMilano Siamo ormai in un punto chiave della fase 2. Al limite tra chiusura e riapertura. Su questo limite, tutto interiore, danza a ritmo di pennellate Benedetta Trudesti, artista di spicco di Spoleto Arte. Su di lei il Tgcom24 ha pubblicato il nuovo servizio per il format Arte in quarantena: “l’Essere Materico”.

Benedetta Trudesti intuisce già in tenera età la forza travolgente dell’arte riconoscendola come propria e sviluppandola nel corso del tempo in un linguaggio incredibilmente affascinante. Dopo aver intrapreso il percorso artistico all’istituto d’Arte per il Mosaico di Monreale e aver frequentato i corsi di Arte e Iconografia Cristiana a Palermo, diviene allieva del maestro Mazzotta. Nel corso degli anni partecipa a importanti mostre e concorsi, riscontrando un notevole successo di pubblico e critica. Nel 2015 partecipa alle selezioni, superandole, della Biennale di Roma e, sempre nello stesso anno, espone ad Arte Padova.

Cercando di rendere tangibili i moti dell’anima, Benedetta Trudesti incanta l’osservatore per la particolare scelta dei suoi sfondi rossi. Simbolo di un percorso che riporta l’essenza dell’io in una distesa di colore e di passione, il rosso indica la maturazione di un io che si ritrova forte nelle proprie debolezze, nella consapevolezza che il cammino che lo attende non è facile. Diventa dunque inevitabile ritrovarsi nei ritratti di Benedetta Trudesti, rispecchiarvisi come davanti a ricordi ed emozioni vere, possedute in passato e finalmente ritrovate.

Ciò che l’artista dipinge infatti è la propria indagine che, partendo dal reale, scende tra le spire dell’inconscio, facendo luce come all’interno del ventre materno per ritrovarvi il palpito della vita. Partendo dal presupposto che ogni quadro prende forma dall’interiorità, Benedetta Trudesti ritrae l’essenza in divenire di ciò che ci è più caro: noi stessi, la nostra vita. Osservarne un’opera è una vera epifania, quell’esperienza catartica che uno dovrebbe provare per ritrovare se stesso, per riscoprirsi diamante.

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Tgcom24: l’artista Laura Bruno di Spoleto Arte incanta con “Gocce di pensieri” Tue, 19 May 2020 16:26:51 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/638875.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/638875.html UffStampaMilano UffStampaMilano Si muovono le più svariate forme di consapevolezza nell’arte di Laura Bruno. Pittrice e scultrice della rosa di Spoleto Arte, è protagonista del nuovo servizio di Tgcom24 per il format Arte in quarantena con “Gocce di pensieri”.

Con oltre vent’anni di esperienza artistica internazionale, Laura Bruno continua ad affascinare il pubblico per l’intensità e la misteriosità delle sue opere. Nelle sue sculture, così come per i suoi dipinti, si può infatti rimirare un nucleo, un concetto attorno al quale si stratificano i pensieri, materializzandosi sotto forma di volti, segno e colore.

Laureata in Lettere moderne, Laura Bruno dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Napoli comincia a esporre in Italia e all’estero. Tra gli eventi a cui ha preso parte vi è la mostra “Grazie Italia”, tenutasi nel 2015 al Padiglione Guatemala della 56° Biennale di Venezia. Musei e chiese, italiane e straniere ospitano diverse sue creazioni.

I quadri di Laura Bruno sono riconoscibili per le sue escursioni in campo surrealista e iperrealista. Dimostrano con coinvolgimento l’interesse per la vita, valore portato in risalto da una tavolozza irrequieta e dai ritratti simbolici. Dietro ogni volto si cela sempre un’umanità che spesso viene ferita, ma che emana una forza magnetica. La sua attenzione per il dettaglio inoltre apre le porte a un continuo andirivieni tra conscio e inconscio, a una metamorfosi tra realtà e finzione che svela il nocciolo di una questione esistenziale. Un’analisi, quella di Laura Bruno, che non si sofferma sull’apparenza, ma va a fondo, per portare a galla quanto c’è di apparentemente sconcertante nell’animo umano: il suo profondo attaccamento a una natura ancora primitiva.

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi scrive: «Emblematiche e significative. Visioni modificate che si affidano a una sorta di compenetrazione metamorfica fra uomo e animale […] di sapore surrealista. Un ritratto virile, quasi iperrealistico. L’opera artisticamente più evoluta fra quelle a me note dell’artista[…] anche in ragione della solidità del disegno e delle esibite capacità di calibratura compositiva. […] È questa la strada espressiva che più rappresenta l’arte della Bruno e verso la quale consiglio di proseguire».

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Salvo Nugnes al Sole 24 Ore: l’arte terapia durante la quarantena Tue, 19 May 2020 10:46:09 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/638692.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/638692.html UffStampaMilano UffStampaMilano Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. L’arte ha bisogno del suo pubblico e, come l’acqua, si spiana la strada per trovarlo anche quando sembra impossibile. A notarlo è stato Salvo Nugnes, curatore di mostre e grandi eventi, presidente di Spoleto Arte e grande gallerista. Nella lucida analisi sulla realtà in cui versa il settore artistico, piegato dagli effetti del Coronavirus, c’è una possibilità di redenzione. L’ha rivelata a «Il Sole 24 Ore» il primo maggio, festa dei lavoratori, una data simbolica e di buon auspicio.

Il manager Nugnes, come tutti, ha risentito degli effetti di questo blocco necessario ed è stato costretto a chiudere temporaneamente le sue gallerie d’arte a Milano. Come lui, anche i suoi artisti sono stati colpiti direttamente. L’annullamento o il posticipo di tutti gli eventi in presenza ha infatti interrotto bruscamente l’intimità che veniva a crearsi con il visitatore proprio attraverso l’opera. Ma l’arte ha trovato il modo, per prima, di comunicare con il suo pubblico. Diversi musei hanno offerto tour virtuali e molti artisti hanno ritrovato l’ispirazione e la necessità di raccontare questi tempi anomali.

C’è però un risvolto da tenere sotto controllo. Se il mondo dell’arte dimostra di essere il primo a reinventarsi e a coinvolgere tutto il paese, è anche vero che “le perdite economiche saranno ingenti” e che “molti, purtroppo, non ce la faranno”. Come fare dunque a risollevare il settore? Per Nugnes la risposta è una: partendo esattamente dall’arte. Meglio, dalle sue proprietà terapeutiche.

Lo sostiene proprio chi da più di trent’anni si occupa di personaggi illustri, tra cui Margherita Hack, Francesco Alberoni e Vittorio Sgarbi. Ma anche di donne che hanno fatto la storia dello spettacolo come Romina Power, Katia Ricciarelli, Amanda Lear e Silvana Giacobini. Lo crede chi ha visto le enormi potenzialità di arte e cultura e ha deciso di investirci tempo, passione e denaro. Per questo motivo ha iniziato una collaborazione con il direttore del Tgcom24 Paolo Liguori. Un progetto che si è consolidato nel format Arte in quarantena e che ora porta nelle case degli italiani il respiro vitale dell’arte contemporanea. Un’interessante iniziativa che punta ad ampliare il pubblico fisico delle mostre. Chi normalmente non è un “frequentatore abitudinario” potrà così appassionarsi agli autori che animano il panorama artistico italiano. L’artista troverà un modo innovativo per dare vita al proprio sentire e lo spettatore guarirà dalla monotonia con la forza dirompente dell’arte. Benessere in tutte le sue forme, dalla pittura al teatro, dalla fotografia al cinema, dalla scultura alla danza. Un nuovo orizzonte che finalmente include la soluzione al bisogno di stare bene dandogli voce e visibilità.

Per leggere l’intervista integrale: https://alleyoop.ilsole24ore.com/2020/05/01/salvo-nuges/

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Tgcom24: Giuliana Maddalena Fusari di Spoleto Arte e l’Informale Femmina Tue, 12 May 2020 11:53:51 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/636708.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/636708.html UffStampaMilano UffStampaMilano Cresce a vista d’occhio il format Arte in quarantena del Tgcom24. Questa volta lo fa portando in primo piano l’arte di Giuliana Maddalena Fusari. Artista di Spoleto Arte, la Fusari ha un interessante percorso alle spalle. Tale da rendere il suo stile riconoscibile e fuori dal comune.

Recentemente insignita da Spoleto Arte del Premio Internazionale Ambasciatore d’Arte (2019) e del Premio Tamara de Lempicka (2018) dalla Milano Art Gallery, Giuliana Maddalena Fusari è stata selezionata in precedenza per importanti esposizioni internazionali realizzate e organizzate dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes. Dalla Pro Biennale presentata da Vittorio Sgarbi a Venezia, alla Biennale Milano presentata sempre dal noto critico nella metropoli lombarda. E poi le esposizioni a Rio de Janeiro, Sanremo, le mostre Spoleto Arte incontra Venezia e Miami meets Milano nel contesto di Art Basel, fiera d’arte più importante al mondo.

Uscita dal DAMS con la lode, Giuliana dal 2000 è professoressa accademica. Per lei è stata coniata l’espressione “Estetica dell’Angelismo”. È il 2013 e non passa un anno che l’artista aderisce all’“Estetica Paradisiaca”. Identificandosi spesso con il soggetto dell’angelo, l’artista fa delle Crocifissioni l’espressione del dolore interiore. Molti suoi lavori presentano inoltre delle vistose cuciture in lana mohair, ferite aperte dell’anima, mai rimarginatesi. Il fatto che la Fusari prediliga forme fluttuanti, sospese, scorporate dalla realtà, contribuisce a ricreare quest’atmosfera di ricerca interiore, spirituale. Un aspetto che ben le vale l’entrata nel suddetto movimento, incentrato su un nuovo approccio artistico nei confronti del sacro. Qui i colori si fanno sempre più rarefatti, il bianco trionfa, simbolo di una tensione spirituale che si eleva nonostante una condizione esistenziale asettica. Bellezza e purezza fuse in un unicum di grande potere evocativo.

Si muoverà su questa linea, addentrandosi sempre più nella sfera femminile, fino a giungere all’“Informale Femmina”. Dal 2019 cioè si dedica a una pittura informale a rilievo. L’inserimento di vere perle accentua infatti l’espressione di grazia ed eleganza nelle sue opere. Lo stesso Vittorio Sgarbi commenta: “So che l’arte della Fusari è intimamente femminile, e non solo, o non tanto, per l’impiego […] dei tessuti cuciti. C’è una sensibilità, nella Fusari, un modo di riconoscersi in ciò che produce, una precisa disposizione interiore, fortemente individualizzata, che non potrebbe non essere femminile”. In questa femminilità Giuliana ritrova se stessa, attraverso quello che diviene un atto di conoscenza introspettiva.

“L’impulso sessuale” continua il professore “fa da grande forza ancestrale che più di ogni altra ci lega alla natura. Ottenerne sollievo e trasmetterlo al prossimo è il massimo risultato che ci si possa prefiggere”.

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Intervista a Daniela Rebuzzi di Spoleto Arte: l’arte, un viaggio spirituale Wed, 06 May 2020 16:15:21 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/635337.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/635337.html UffStampaMilano UffStampaMilano Lugano, 6 maggio. La passione per i viaggi è il filo conduttore che collega Daniela Rebuzzi alle sue opere. Viandante tra spiritualità e colore, l’artista della rosa di Spoleto Arte crea lavori che accendono nell’osservatore il desiderio di perdersi al loro interno. Perdersi sì, ma per poi ritrovarsi. Daniela mette nelle sue opere tutta la sua esperienza e ricerca per trarne la parte migliore. Come una guida, ci conduce per mano in un sentiero che si apre su risonanze positive. Ecco perché osservando le sue creazioni si prova il segreto piacere di stare in pace con se stessi. Dal 23 aprile è possibile sperimentare la sensazione di essere tutt’uno con questo mondo anche sulla piattaforma Arte in quarantena del Tgcom24. E proprio dopo un contributo a lei dedicato, abbiamo voluto farle qualche domanda.

Le piace l’iniziativa del Tgcom24 di portare direttamente a casa l’arte contemporanea durante l’isolamento?

Quando me ne hanno parlato, mi è sembrata un’ottima iniziativa. L’espressione artistica riesce a raggiungere lo spettatore, anche se non direttamente, avendo la possibilità di espandersi e dimostrare la propria forza. Sono fermamente convinta che ogni espressione d’arte è una “medicina invisibile” a portata dell’uomo e che, specialmente in questo periodo, ne abbiamo urgentemente bisogno.

Secondo lei per fare vera arte occorre viaggiare oppure l’arte è un viaggio che cominciamo in noi stessi?

Per quanto mi riguarda, entrambe le cose. Il viaggio della mia vita, specialmente il mio cammino spirituale, influenza molto la mia pittura. D’altro canto il mio universo personale viene ampliato grazie alla mia passione per i viaggi che sono un vero percorso interiore, tracciato spesso in solitaria, al fine di entrare in comunione con i luoghi e le culture incontrate. Una sorta di studio che successivamente, dai miei taccuini, si traduce in arte.

Nelle sue opere c’è effettivamente una forte componente spirituale e cromatica. Come comunicano queste due realtà nei suoi lavori?

La realtà spirituale e quella cromatica coesistono nelle mia creatività e si fondono per esaltare il concetto che desidero esprimere attraverso un’opera d’arte. La sperimentazione della componente cromatica e l’energia dei colori delineano e rafforzano i concetti spirituali.

Che funzione ha la parola nelle sue creazioni?

Il gesto e la materia sono uno dei punti chiave da cui si dirama la mia arte dove confluisce spesso anche la parola, in foggia di scrittura o di poesia, sulla scia del desiderio di far emergere il concetto delle mie creazioni.

C’è un’opera a cui è affezionata?

L’opera a cui sono molto affezionata è senza dubbio Grandmother. Si tratta di un dipinto eseguito con tela dipinta ad olio lavorata a maglia. È stata un’opera che mi ha portato molto successo e visibilità, apprezzata inoltre dal critico Vittorio Sgarbi. Un dipinto che ho dedicato a mia nonna, la quale mi ha tramandato la passione per la manualità e insegnato il sapere dei lavori artigianali di un tempo.

Come ha conosciuto Spoleto Arte e il suo presidente?

Durante le selezioni della Biennale Milano 2017. In quell’occasione ho conosciuto il suo presidente Salvo Nugnes, grazie al quale nel corso degli anni ho partecipato a diverse esposizioni collettive.

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L’intervista a Ulla Wobst, l’artista di Spoleto Arte che rende le fiabe un incanto surreale Thu, 30 Apr 2020 18:46:59 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/633888.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/633888.html UffStampaMilano UffStampaMilano Milano, 30 aprile. Ulla Wobst incanta con la sua arte anche il pubblico italiano. La scorsa settimana il Tgcom24 le ha riservato uno spazio sulla piattaforma Arte in quarantena. Ed è stato un bel successo. Proprio a seguito di quest’evento, la pittrice ha rilasciato un’intervista per Spoleto Arte. Un’ottima occasione per scoprirne di più su chi raffigura la realtà di oggi come se si trattasse di una delle fiabe dei fratelli Grimm. E lo fa con uno stile affascinante.

Recentemente è uscito su Tgcom24 un servizio a lei dedicato per il format Arte in quarantena. Anche in Germania l’arte sta vivendo un periodo difficile in questi giorni?

Grazie anzitutto a Spoleto Arte, che mi ha proposto per lo splendido servizio “L’Arte in Quarantena” di TGCOM24, del quale sono molto grata.

Sì, purtroppo questo è un periodo molto difficile per la “specie a parte” che noi artisti rappresentiamo, indipendentemente dalla nostra nazionalità, dal genere o dalla

disciplina artistica. Tutti noi aneliamo al riconoscimento del pubblico, ci nutriamo delle emozioni di chi osserva, desideriamo una controparte con cui scambiare pensieri e sentimenti. Questo è l’elemento essenziale che accomuna l’umanità, secondo me. Il Covid-19 impone restrizioni che ledono questo desiderio fondamentale dell’essere umano.

Inoltre, per quanto riguarda la Germania, sia gli artisti che le istituzioni culturali quali i musei – che sono solitamente molto riservati – stanno iniziando ad alzare la voce a causa dei problemi finanziari che questa pandemia sta creando. Dall’11 di marzo, giorno in cui è iniziato l’isolamento sociale – nessuno ha più guadagnato nulla!

 

Le fiabe dei fratelli Grimm hanno profondamente influenzato il suo percorso. Che cosa l’affascina di più di queste storie?

Ciò che più mi affascina delle fiabe dei fratelli Grimm è la loro profonda intuizione dei meandri della psiche umana, e adoro lo stile metaforico in cui sono realizzate. Sono sempre stata stupita dal fatto che ci siano molte favole simili tra loro in varie culture in tutto il mondo, che hanno pressoché lo stesso contenuto. Questo suggerisce che si tratti di archetipi nel senso jungiano del termine: “immagini e motivi arcaici universali generati dal subconscio collettivo”. A questo proposito occorre menzionare che i fratelli Grimm non hanno inventato queste favole, ma le hanno raccolte dalla tradizione popolare, girovagando di villaggio in villaggio e collezionando testimonianze orali soprattutto da parte delle anziane “nonne” dei paesini. La loro collezione – che ha il sottotitolo Fiabe Popolari - è considerata parte del patrimonio culturale della letteratura tedesca.

 

Le sue opere catturano immediatamente l’attenzione per la dimensione onirica, magica, introspettiva. Che cosa vorrebbe che all’osservatore rimanesse impresso della sua arte come tratto distintivo?

Vorrei che lo spettatore osservasse il motivo e percepisse il messaggio senza pregiudizi, con lo sguardo curioso e innocente di un bambino, magari immedesimandosi nel messaggio stesso e trovando parallelismi con la propria esperienza personale. Le mie opere si prestano sempre a suggerire più di una singola interpretazione, a volte addirittura per me!

 

Nella sua produzione trova spazio anche l’inquietudine. Secondo lei, cosa mette più a disagio l’essere umano?

È vero che le mie opere a volte possono comunicare tristezza e impotenza psicologica, se questo è ciò che intende. Penso che il disagio dell’essere umano dipenda forse dalla mancanza di risonanza con l’Altro, dall’assenza di un riscontro profondo e sincero da parte della madre, ad esempio, del proprio partner, del pubblico, del proprio superiore al lavoro o di qualunque interlocutore la cui opinione abbia un valore per l’individuo.

 

C’è un soggetto o un’opera a cui è particolarmente affezionata?

Sono una grande appassionata del Teatro dell’Assurdo; amo specialmente Aspettando Godot di Samuel Beckett e Il Rinoceronte di Eugène Ionesco – che ho anche messo in scena quando insegnavo teatro. Entrambi questi drammaturghi hanno saputo catturare la commedia tragica dell’uomo moderno, alienato dal prossimo, da Dio, dalla natura e quel che è peggio perfino da se stesso. Adoro la maestria con cui entrambi gli autori sanno mostrare l‘insignificanza dell’individuo, la sua nullità e inettitudine, in modo così  vessatorio ed emozionante.

 

Se dovesse dipingere questo periodo, che titolo gli darebbe?

Lo intitolerei Per Aspera ad Astra, per esprimere il mio segreto auspicio che questo orribile periodo ci conduca ad un mondo un pochino migliore da quello rappresentato dal Teatro dell’Assurdo.

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Il Maestro Gabriele Maquignaz sempre più in auge con tv e stampa nazionali Thu, 30 Apr 2020 16:46:18 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/633861.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/633861.html UffStampaMilano UffStampaMilano  

Milano, 30 aprile. Gabriele Maquignaz è l’anima artistica della Valtournenche. Non a caso lo storico dell’arte Philippe Daverio l’ha soprannominato “lo sciamano del Cervino” proprio per alcune sue peculiarità inconfondibili. Tra cui il fatto di essere un artista-eremita propenso alla spiritualità. Ultimamente tuttavia Gabriele Maquignaz ha accantonato l’aspetto più “solitario” per scendere in campo, in prima linea. E lo fa prendendo due direzioni. La Porta dell’Aldilà e la piattaforma Arte per la Vita.

La prima strada è il proseguimento di un sentiero già tracciato con il Codice Maquignaz e quello dell’Aldilà. Si allarga e consolida il 6 febbraio alla libreria Bocca di Milano. Qui l’artista presenta il suo catalogo edito da Skira “La Porta dell’Aldilà” assieme ai proff. Philippe Daverio e Guido Folco. Un enorme successo costellato dalla performance dal vivo. L’appuntamento è stato trasmesso al Tgcom24 per il format Arte in quarantena.

Un mese dopo nel suo studio-galleria ai piedi del Cervino il curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, manager di noti vip, e il celebre fotografo Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, lo intervistano. L’occasione speciale è il vernissage di una mostra antologica su Pier Paolo Pasolini, da lui ospitata. Qui ribadisce il concetto del superamento delle dimensioni spazio e tempo e il raggiungimento di un’altra realtà, quella spirituale, attraverso la sua arte. Tutto è codificato da riti e simboli, concentrato in uno scrigno di meraviglie che ricordano tempi antichissimi.

Proprio nel corso di questi giorni, con il dilagare del contagio da Covid-19, prende forma un progetto da lui capitanato: Arte per la vita. Inizialmente presentato a Uno Mattina su Rai 1, Maquignaz regala un’altra performance. La “Distruzione del Coronavirus” andrà successivamente in onda anche su Canale Italia. Il Maestro getta così un primo seme di speranza: l’arte può vincere la pandemia. E può farlo concretamente con Arte per la Vita.

Su questa piattaforma online vengono raccolte numerose opere d’arte acquistabili a prezzi che vanno da poco meno di 50€ in su. Chiunque, comprando una di queste creazioni, potrà aiutare l’AUSL della Regione Autonoma della Valle d’Aosta.

Guarda il video dell'intervista qui.

 

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Intervista al pittore Valcarlo Drensi di Spoleto Arte: tra simboli e rebus, la folla di oggi Tue, 28 Apr 2020 10:20:50 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/633021.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/633021.html UffStampaMilano UffStampaMilano Roma, 27 aprile. Il Maestro Valcarlo Drensi è reduce da un recente servizio del Tgcom24 a lui dedicato. S’intitola Osservare, non guardare, per l’innovativa piattaforma Arte in quarantena. Nell’entusiasmo contenuto dalla situazione, ci concede una breve ma illuminante intervista. Pittore della rosa di Spoleto Arte, l’artista fa il punto sulla situazione dell’arte in questa fase di crisi. Ma non solo. Guarda con lungimiranza anche il suo futuro.

·         Venerdì scorso è uscito sulla piattaforma di Tgcom24 il servizio su di lei per Arte in Quarantena. Che ne pensa di questa finestra mediatica?

Mala tempora sono questi, in cui l’arte sta sospesa, confinata per obbligo e necessità. Tempi in cui musei, gallerie, mostre, eventi culturali sono in quarantena e la socialità è costretta in spazi domestici e interiori. Sono tempi in cui la realtà vitale è sopravanzata da quella virtuale, per questo occorre fare di necessità virtù e utilizzare al meglio quella che non è solo una finestra ma un portone aperto verso il mondo, in senso lato e letterale, per mantenere alta la capacità di fruire l’arte in tutte le sue espressioni e forme, non ipocritamente escludendo i personali percorsi creativi. Ben venga dunque questa vostra iniziativa e questa “finestra” da spalancare.

·         Nel 2006 ha fondato il Movimento Artistico e Culturale dell’Affabulazione Italiana e successivamente il Movimento Metaformale. Che cosa cerca nell’arte oggi?

L’attuale panorama artistico ha raggiunto la saturazione delle proposte espressive per cui nuovi movimenti hanno l’onere di stimolare la creatività sopita e l’impegno di indicare alcuni possibili obiettivi. Tra i molti proponibili e proposti, anche dal movimento Affabulante, alcuni sono imprescindibili e vanno, sia pur sempre criticamente, perseguiti. Nell’Arte, dunque, a maggior ragione in questi tempi si potrà e dovrà cercare:

* la felicità della bellezza;

* la libertà dell’immaginazione;

* la saggezza  della memoria,

* l’espressività dell’essenziale;

* la capacità di sottrarre animo e mente al “mala de vivre” esistenzialista, senza tuttavia rinunciare ad affrontare le tematiche più ostiche e scottanti del quotidiano.

·         Che evoluzione prevede?

Il Vico individua nella storia un’alternanza di corsi e ricorsi, così è pure per l’Arte.  Dopo un predominio della non forma per tutta la seconda metà del secolo scorso, pur con i dovuti distinguo ed eccezioni, oggi si può rilevare una tendenza a recuperare terreno da parte della forma. Questo non vuol dire rinnegare ma inglobare l’esperienza dell’astrattismo concettuale, all’interno del figurativismo formale, secondo l’ipotesi  Meta-formale.

·         C’è un’opera a cui è particolarmente legato?

Ogni opera, bella o brutta che sia, è per ciascun autore come un figlio e, pertanto, un piezzo ’e core direbbe Edoardo. Ma se devo proprio indicarne una, ritengo Inno alla gioia, ovvero Europa. È quella che mi rappresenta di più, non solo per il risultato visivo ma anche per la concettualità simbolica di quel rebus. Simboleggia, infatti, i tre livelli dell’Europa: quello degli ideali, quello delle istituzioni e quello dei popoli. Come meglio si esplicita nella didascalia associata al quadro, di cui è parte integrante.

·         Nei suoi lavori ci sono molti simboli. Qual è il più ricorrente?

Non uno ma almeno due sono i più frequentemente usati, perché particolarmente significativi:

- la Bicicletta come simbolo di libertà, del viaggio, non solo in senso fisico, del cammino nel suo evolvere, ma anche della fatica del vissuto quotidiano, insomma, della vita nella sua interezza.

- l’Ombrello, invece, assume significati più protettivi e, pertanto, simboleggia un sicuro rifugio, la casa, sebbene non raffigurata esplicitamente, la sicurezza della famiglia e, in fondo, la certezza degli affetti sia che sotto ci si ripari in coppia, in gruppo o da soli.

·         L’individuo e la folla: come li rappresenterebbe in questo periodo?

La  “Folla” non è scomparsa ma si nasconde in attesa dentro di noi, che di essa siamo contenuto e allo stesso tempo contenitore. Di questo abbiamo conferma tanto letterariamente, quanto filosoficamente e biologicamente. Per Pirandello ognuno è “uno, nessuno e… centomila”. Il Microcosmo che Democrito, Aristotele e tutta la filosofia Rinascimentale vede nell’uomo quale rappresentazione dell’Universo (macrocosmo) non è sufficientemente “affollato”? E ancora, biologicamente non siamo forse una folla di centinaia di miliardi di cellule, ciascuna singolo individuo vitale? Come vede non siamo mai soli, anche per altri versi, ma sempre parte e tutto di folle diverse. Per questo e perché siamo animali sociali, possiamo essere sicuri che torneranno file e folla, croci e delizie, nel nostro futuro.

·         Per concludere, come ha conosciuto Spoleto Arte e il suo presidente?

Per precedenti collaborazioni artistiche, del tutto soddisfacenti.

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Spoleto Arte: la realtà infinita di Ulla Wobst al Tgcom24 Mon, 27 Apr 2020 15:56:21 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/632858.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/632858.html UffStampaMilano UffStampaMilano L’arte contemporanea non ha confini. Lo sa Spoleto Arte che propone Ulla Wobst, pittrice tedesca, per le clip artistiche del Tgcom24. Durante questa quarantena quindi, perché non gettare uno sguardo a ciò che succede anche nella patria dei fratelli Grimm?

Il riferimento ovviamente non è casuale e presto viene detto il perché. L’artista si è avvicinata all’arte proprio grazie alle loro fiabe. Come? Volendo indugiare più a lungo nella magia di quelle storie, ha cominciato molto presto a dipingerle, ereditando così una straordinaria capacità “narrativa”.

Servono tuttavia alcuni chiarimenti per comprendere quanto questa peculiarità si sia radicata nel suo immaginario e sia divenuta tratto distintivo del suo stile. Dopo aver studiato Filologia tedesca e inglese, Ulla Wobst diventa dapprima insegnante e poi preside di un college di 1500 studenti. Ed è proprio approfondendo gli studi di Storia dell’Arte e di Belle Arti che scopre e sviluppa la passione per la pittura. Dal 2002 lavora come artista indipendente nel suo atelier di Dortmund. Da allora espone in tutto il mondo per mostre come la Biennale d’Arte di Londra

La ragione che si nasconde dietro ogni sua opera consiste nel desiderio di vivere tanto nella realtà quanto in quella dimensione fiabesca costituita dal surreale, dalle profondità della pische e dai sogni. Tenendo questo principio come base, l’artista si addentra nel mondo della pittura trovando che non vi è un’effettiva differenza tra le due realtà dal momento che il passaggio risulta armonioso. Ciò che Ulla Wobst vuole quindi dimostrare è che la realtà è infinita, costituita da quanto esperiamo attraverso i sensi, dal nostro vissuto che comprende tanto le emozioni quanto i pensieri. Non esistono dei netti confini perciò tra i regni dello spirito, della mente e dell’anima.

Ecco allora che la pittrice scosta quel velo di Maya per concentrarsi sull’uomo e su come si relaziona con i suoi pari, con se stesso, con Dio, l’universo, la vita e la morte. Vuole mostrarne i lati più bui e quelli più brillanti attraverso un bagaglio di simbologie letterarie, di elementi surreali e di ricordi astratti. Lo storico d’arte Elena Foschi così ne parla: «Ogni racconto diventa un’ispirazione che alimenta il fuoco della nostra curiosità. Trasmette antiche conoscenze e consapevolezza moderna a un’interpretazione didattica d’avanguardia di paradigmi senza tempo». Quella dipinta da Ulla Wobst è una realtà capace di travalicare il tempo e lo spazio. Una dimensione da scoprire, se solo si vuole alzare quel velo che ci costringe a vedere solo l’apparenza.

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Tgcom24: la pittrice e scultrice di Spoleto Arte Daniela Rebuzzi Mon, 27 Apr 2020 15:49:40 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/632856.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/632856.html UffStampaMilano UffStampaMilano Viene dal lago di Lugano Daniela Rebuzzi, l’artista di Spoleto Arte presentata venerdì 24 aprile al Tgcom24. La sua particolare creatività entra di diritto in quella raccolta culturale lanciata dal direttore Paolo Liguori quasi due mesi fa: Arte in quarantena. Grazie a quest’iniziativa si può così supportare il mondo artistico pur durante questo periodo d’isolamento. Nelle case degli spettatori infatti arrivano giornalmente contenuti  originali con consigli o possibilità di approfondimento del panorama artistico contemporaneo. In quest’universo si inserisce Daniela Rebuzzi, pittrice e scultrice ticinese che ha costruito la sua ricerca attorno al gesto e alla materia.

Nelle sue creazioni si scopre un’insolita ricchezza di spunti espressivi. Alla sperimentazione sopraggiunge una forte componente spirituale. Quest’ultima deriva dalla filosofia sciamanica, che Daniela ha fatto sua. E lo stesso si può dire nel caso della cromoterapia, i cui principi si riscontrano nei suoi lavori. Ma c’è un’altra caratteristica che ci colpisce quando li osserviamo. È vero che sono il risultato di un lungo percorso interiore, ma la suggestione che provocano sulla nostra fantasia può manifestarsi perché l’artista ha viaggiato fisicamente. Da questi viaggi ha assorbito e sondato personalmente quanto le diverse culture avevano da offrirle. Poi ha trasmesso quanto ricevuto alle sue creazioni che ci appaiono, così, effettivamente provenienti da culture distanti, eppure conosciute. Daniela, non per niente, conosce cinque lingue ed è stata agli antipodi del mondo: in Siberia, Messico, India e in molte altre terre…

Questi “grand tours contemporanei” le hanno permesso di esplorare l’universo dell’inconscio, della pische, o la sfera onirica. Traccia di questi studi si ritrova inevitabilmente nelle sue creazioni che ospitano, tra le tante cose, la parola. Chiave per accedere a ulteriori significati, la parola diventa un codice che ambisce a illustrare una via interpretativa, così come l’intera composizione, della stratificazione a cui siamo soggetti durante l’esistenza. Ecco quindi che nelle sue opere troviamo una risonanza, un legame che l’artista definisce “atavico” e che ci connette con la Natura in modo intimo, ancestrale. Daniela ci fa riemergere più consapevoli da quell’abisso mnemonico che ci portiamo dentro e che ci accomuna tutti in quanto parte di una tradizione culturale millenaria. Qui natura e tecnica comunicano in qualità di forze complementari, spingendo l’artista a ridefinire quell’identità che tanto va cercando in questo mondo attraverso l’arte. L’arte diventa perciò strumento sacro con cui proseguire un’indagine istintivamente vitale e, proprio per questo, quanto mai avvincente.

Dal 2013 la sua fama è cresciuta sempre più. Espone a mostre ed eventi internazionali che hanno luogo in Italia o in altri paesi, anche oltreoceano.

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Tgcom24: Maria Petrucci, pittrice e scultrice di Spoleto Arte Fri, 10 Apr 2020 18:47:47 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/629068.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/629068.html UffStampaMilano UffStampaMilano Un fulmine a ciel sereno. È stato così per Maria Petrucci quando l’arte ha fatto irruzione nella sua vita. Di lei o, meglio, delle sue opere parlerà il nuovo appuntamento di  Arte in quarantena del Tgcom24. Pittrice e scultrice di Spoleto Arte, Maria Petrucci è testimone di come l’arte non possa rimanere un talento inespresso. Di come sia inevitabile essere se stessi per vivere con se stessi.

Il suo percorso artistico comincia a Mantova nel ’72, all’età di 33 anni. All’epoca Maria Petrucci frequentava i corsi dell’Enal (Ente nazionale assistenza lavoratori) e nel frattempo scriveva poesie, dipingeva. In questo periodo conosce il segretario Roberto Tranchina, che la inizia e incoraggia al mondo dell’arte presentandole un bando per un concorso artistico. Da allora la nostra artista raccoglie un successo dopo l’altro.

Più o meno è la stessa storia con la scultura: conosce il legno nella falegnameria dell’allora marito. Ne rimane affascinata, prova inquietudine. Comincia così a scolpire sulle ginocchia ed espone sei mesi dopo la sua prima scultura in una mostra di pittura. Ma quella rassegna viene vista dal critico mantovano Renzo Margonari che non si lascia sfuggire il nuovo talento. Con stupore la nostra artista ne legge il biglietto a lei indirizzato. Margonari le consigliava caldamente di smettere di dipingere per dedicarsi esclusivamente alla scultura. Si ricolgeva proprio a lei che aveva creato solamente un’unica opera scultorea, quella esposta… Si trattava nientemeno che di esordire come scultrice mentre, come, pittrice, era già affermata. Eppure segue il consiglio.

Quasi vent’anni dopo fonda il Museo Maria Petrucci nel suo paese natale, Toffia. Qui si dedica ai ragazzi e alla gente del suo paese. Tuttavia, come le piace ricordare, “la vita dà e toglie”: nel 2000 viene investita da un’automobile. L’incidente compromette per sempre l’uso del braccio destro. Dopo vari tentativi e atroci dolori, l’artista purtroppo è costretta a desistere dalla sua attività artistica.

Una speranza si riaccende nel 2008, quando Editoriale Giorgio Mondadori la contatta per il Catalogo degli Scultori Italiani. Da allora accende l’interesse delle più grandi associazioni artistico-culturali. Scrive nel suo sito: «Ogni lavoro nasce dalle mie emozioni, da una forte spinta interiore, dall’anima. Ho sempre desiderato essere in qualche modo a servizio degli altri e questo museo mi ha permesso di riuscirci».

Una storia travagliata e uno stile altamente suggestivo, quello di Maria Petrucci.

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Gabriele Maquignaz lancia il progetto Arte per la vita Fri, 10 Apr 2020 16:42:37 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/629058.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/629058.html UffStampaMilano UffStampaMilano

Si chiama ARTE PER LA VITA il progetto ideato dall’artista Gabriele Maquignaz di Valtournenche (supportato dall’esperto di progetti culturali Gabriele Accornero), insieme con Luciano Seghesio, Fondatore della Galleria Inarttendu smart Gallery di Aosta e Giovanni Giradini Presidente dell’Associazione civica Rinascimento Aosta, in collaborazione con Spoleto Arte.

La finalità è quella di raccogliere fondi per contribuire, grazie alla generosità degli artisti e degli acquirenti delle loro opere, alle spese sanitarie inerenti l’emergenza COVID-19 a favore della AUSL della Valle d’Aosta.

ARTE per la VITA è un progetto apartitico, apolitico e aconfessionale, che nasce per raccogliere Fondi per l’Emergenza COVID-19 a favore dell’AUSL della Regione Autonoma della Valle d’Aosta, il cui riferimento per il progetto è il Direttore Sanitario Pier Eugenio Nebiolo.

In questo durissimo momento ARTE per la VITA rappresenta un simbolo a favore della vita attraverso le opere degli artisti e concretamente offrendo un contributo alla battaglia contro il Virus COVID-19.

L’Arte, da sempre considerata una sorta di Cenerentola da parte del mondo economico, può al contrario essere molto utile alla collettività in assoluto e specificamente in questo frangente.

Si tratta di un progetto molto semplice ma che deve essere tempestivo in quanto a fronte di un'emergenza sanitaria.

Artisti valdostani e non hanno generosamente accettato di donare una loro opera per il progetto. Tutte le opere donate sono illustrate nelle Sezioni OPERE D'ARTE e IMMAGINI INGRANDITE del sito.

Per ogni opera è indicato da parte dell’Artista il valore di mercato: gli acquirenti potranno confermare il valore o anche aumentarlo a loro discrezione.

Le opere acquistate saranno spedite ai donatori a emergenza COVID-19 terminata con Corriere Espresso e oneri di trasporto addebitati sul Fondo di donazione. Se preferito dagli acquirenti sarà possibile ritirare le opere presso gli artisti o alla Galleria Inarttendu di Aosta in via Laurent Martinet, 6.

L’elenco degli acquirenti, di fatto donatori in denaro, salvo richieste di anonimato, sarà pubblicato sul sito web del progetto insieme all’elenco degli artisti donatori delle opere.

Nel caso di obbligo di versamento dell’Iva da parte degli Artisti (per i titolari di Partita Iva), la stessa sarà versata agli stessi dietro fattura dall’Associazione Rinascimento Aosta a valere sul Fondo Donazioni raccolto.

I valori delle opere indicati includono le spese di spedizione, che verrà effettuata a Emergenza Covid-19 rientrata. Fatta salva la possibilità, per chi ne avesse la possibilità, di ritirare le opere c/o gli artisti.

Chi vorrà fare una donazione acquistando un'opera dovrà effettuare un bonifico bancario, del valore indicato alla sezione OPERE D'ARTE o superiore, al conto corrente bancario dell’Associazione intestato a:

 

 

Associazione Rinascimento Aosta

Banca Unicredit

 

IBAN: IT 91 R 02008 01399 000105884750

 

causale: donazione progetto Arte per la Vita COVID-19 – nome dell'opera e dell'ARTISTA

 

I Donatori in denaro dovranno inoltre inviare copia dell’ordine di bonifico via mail al seguente indirizzo: inarttendu@gmail.com.

Man mano che i pezzi saranno oggetto di donazione verrà indicato il perfezionamento dell’operazione sul sito del progetto.

Il ricavato delle donazioni sarà devoluto all’AUSL della Valle d’Aosta al netto del solo costo del trasporto corriere dai luoghi di prelievo ai donatori, del pagamento dell’IVA sulle cessioni a titolo gratuito nel caso di Artisti con Partita Iva e di eventuali costi di stampa e incorniciatura se richiesti dagli artisti.

Apposito rendiconto dell’operazione verrà trasmesso a tutti i partecipanti e pubblicato sul sito web del progetto.

La campagna di donazioni resterà aperta per 2 mesi, ossia sino al 12 giugno 2020.

Al termine del periodo il ricavato (al netto del solo costo del trasporto corriere dai luoghi di prelievo ai donatori, del pagamento dell’IVA sulle cessioni a titolo gratuito da parte di soggetti Iva e di eventuali costi di stampa e incorniciatura se richiesti dagli artisti) sarà donato all’AUSL con versamento integrale su c/c intestato all’Azienda Sanitaria (rif. dott. Pier Eugenio Nebiolo Direttore Sanitario AUSL).

Sono 52 gli artisti che sino ad oggi, in soli 5 giorni, hanno donato una o più opere oltre a un collezionista che ne ha donate due di proprietà, per un totale di 57 opere.

Di seguito in ordine di adesione al progetto

 

1.    GABRIELE MAQUIGNAZ coideatore del progetto 3 opere opere in corso di produzione

2.    ARIANNA DI ROMANO special guest

3.    GIANCARLO ZUPPINI special guest 2 opere dono del proprietario

 

4.    STEVE MC CURRY special guest

5.    OLIVIERO TOSCANI special guest

6.    PAOLO PELEGRIN special guest opera in corso di produzione

 

7.    GIOVANNI IUDICE  special guest opera in corso di produzione

8.    BOBO PERNETTAZ

 

9.    KETTY SPEZIARI

10.  ALESSANDRA PELOSO

11.  FRANCO BALAN (JOEL) opera in corso di produzione

 

12.  ENRICO ROBUSTI special guest

13.  AIME' MAQUIGNAZ

14.  MATTEO BASILE'  special guest opera in corso di produzione

 

15.  MARINA TORCHIO

16.  ROBERTO VILLA opera in corso di produzione

 

17.  MARIE ANGE MAQUIGNAZ

18.  DONATO SAVIN

19.  FABIO SGROI special guest


20.  ANDREA LEONARDI opera in corso di produzione

21.  LUCIANO REGAZZONI

22.  ALBERTO FACCINI opera in corso di produzione

23.  ANDREA SERIO

 

24.  SOPHIE-ANNE HERIN

25.  DORINO OUVRIER

 

26.  BRUNO DIEMOZ

27.  ENZO MASSA MICON 2 opere

28.  FABIO DIBELLO

 

29.  GENTO 10

30.  MARCO TAREA opera in corso di produzione

31.  PAOLA PERSELLO

 

32.  PIETRO CELESIA

33.  STEFANO SIMONTACCHI special guest opera in corso di produzione

 

34.  SALVATORE CAZZATO

35.  STEFANO VENTURINI

36.  GAETANO TUFANO opera in corso di produzione

 

37.  TULLIO MACIOCE

38.  GIULIO CRIVELLARI

39.  MONICA LILIANA ZAFRA P.

 

40.  ANTONIO VIZZI

41.  LEA BERARD

 

42.  MICHELE TURCO

43.  EZIO DELLOSTA 2 opere

44.  FABRIZIO BRAZZALE

 

45.  LIVIO MOGNOL

46.  PASQUALINO FRACASSO

 

47.  FABRIZIO LEONARDUZZI

48.  OMAR RONDA special guest opera in corso di produzione

49.  VANDA SARTEUR

 

50.  ERIK FISANOTTI

51.  MARCO JOLY

52.  MARINO CATALANO opera in corso di produzione

 

 

ALTRI ARTISTI COMING SOON (il numero di adesioni è in costante crescita e il sito verrà aggiornato online). Chi volesse aderire al progetto è pregato di contattare: Luciano Seghesio 335 1213132 inarttendu@gmail.com

 

 

PER INFORMAZIONI

 

www.arteperlavita.com

 

Gabriele Maquignaz 339 1371001

gabrielemaquignaz@yahoo.it

 

Luciano Seghesio 335 1213132

 

inarttendu@gmail.com

Gabriele Accornero 327 2964085

 

accornerogabriele@gmail.com

Giovanni Girardini 0033 6 232923262

 

rinascimentoaosta@gmail.com

 

giovanni.girardini@libero.it

 

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Inarttendu

rianscimentoaosta

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Direttamente da Spoleto Arte al Tgcom24: l’artista Valcarlo Drensi Thu, 09 Apr 2020 15:48:06 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/628827.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/628827.html UffStampaMilano UffStampaMilano Scrutare, domandarsi, riflettere. Valcarlo Drensi chiede all’osservatore partecipazione attiva. Guardare non è sufficiente quando serve darsi delle risposte, sebbene ponderate. Solo allora si contemplerà effettivamente la bellezza dell’insieme. L’artista ne è certo e lo dimostra attraverso le sue opere, oggetto di uno dei prossimi servizi del Tgcom24. Al format “Arte in quarantena” dunque un altro grande pittore contemporaneo dalle fila di Spoleto Arte.

Nato a Roma nel ’53, Drensi si forma sotto la guida del maestro salentino Raffaele Giurgola, da cui eredita e rielabora i caratteri figurativo-impressionisti. È il ’92, quando espone alla galleria Munch di Amsterdam e alla Ensen Gallery di Dresda. Torna poi in Italia per il Festival dei Due Mondi di Spoleto (’94 e ’96) continuando a raccogliere menzioni speciali e riconoscimenti in casa e all’estero. La svolta tuttavia arriva nel 2006 con il Movimento Artistico e Culturale dell’Affabulazione Italiana. Per Drensi l’artista affabulante è colui che non riproduce la realtà, ma ne propone una alternativa e verosimile. È chi “attraverso la memoria elabora il verso con l’immaginazione”.

Segue il Movimento Metaformale nel 2009. Il pittore ne è, ancora una volta, il fondatore. In particolare, parla di “sintetismo espressivo” per cui è possibile offrire un’interpretazione ulteriore della realtà rendendola rappresentazione di quella concettualità “immaginabile, leggibile e sintetica”. Niente fronzoli e orpelli, semmai un figurativo che renda più fruibile l’esperienza concettuale informale.

Interessante poi scoprire come dietro le creazioni di Valcarlo Drensi si nasconda anche una profonda analisi sociologica. Si prenda ad esempio la folla, un elemento spesso presente nei suoi lavori. Una folla dove il singolo individuo genera un movimento conflittuale o meno nei confronti degli altri e viceversa. Ciascuno dei personaggi è raffigurato in azione, in un moto di libertà ed espressione. Ciascuno si staglia su uno sfondo rarefatto che desidera passare inosservato per far emergere massimamente i suoi abitanti. Proprio a questi ultimi viene data particolare attenzione così come alla loro integrazione nel gruppo. Ecco allora che il pittore si aiuta, nella caratterizzazione sintetica dei personaggi, con l’utilizzo di simboli che connotino il soggetto e allo stesso tempo stimolino l’immaginazione del fruitore. Una bicicletta diviene metafora della gioia di muoversi e allo stesso tempo della fatica impiegata nel raggiungere un obiettivo; una barca simboleggia il viaggio e la speranza, così come una borsa il bagaglio di esperienze e conoscenze…

L’opera in questo modo si riveste di un significato palese e, al contempo, segreto. Ne nasce una suggestione tale da rielaborare il senso della realtà in un messaggio tanto concreto quanto comprensibile. O, come direbbe Vittorio Sgarbi: «gli uomini vengono esibiti quasi sempre nella loro pluralità, in disposizione orizzontale o verticale che sia, con la strutturalità decomposta della pittura a fare da perfetta metafora del loro essere un insieme comunque inseparabile, anche in una condizione permanente di annebbiamento che non è solo visuale, ma, probabilmente, anche esistenziale. È questo, forse, il messaggio più forte dell’arte di Valcarlo Drensi».

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Spoleto Arte: intervista alla pittrice Rosanna Cecchet Wed, 08 Apr 2020 16:23:36 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/628589.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/628589.html UffStampaMilano UffStampaMilano Chi va fuori di questi tempi? Con tutte queste restrizioni la quotidianità muta. Il mondo dell’arte segue questa rotta e resiste, continua imperterrito a raffigurare questa realtà sfaccettata. Un po’ come fa Rosanna Cecchet, rinomata artista bellunese. Da poco protagonista di un servizio del Tgcom24, la pittrice di Spoleto Arte non perde tempo. Anzi, lo sfrutta per raccontare il presente.

§  Cosa ne pensa dell’iniziativa di Arte in Quarantena?

Quella istituita dal direttore Paolo Liguori per Tgcom24 è una bella opportunità tanto per gli spettatori che per gli artisti contemporanei, dal momento che non possiamo uscire di casa a causa dell’epidemia.

§  Oltre a opere che riguardano il suo vissuto o la natura, ce ne sono diverse che raffigurano episodi di cronaca che hanno fatto il giro del mondo e sono entrati a far parte della Storia. Anche questo periodo diventerà il soggetto di uno dei suoi futuri quadri?

Sì, tant’è vero che ne ho già iniziato uno. Il tempo in questo momento non mi manca... Ma per il momento è troppo presto per dare maggiori dettagli.

§  Speriamo di vederlo presto allora, anche perché la sua arte affascina per la minuzia con cui rende i particolari e per la dimensione dello spazio. Aperto e chiuso che significato assumono all’interno delle sue composizioni?

La minuzia è una delle mie caratteristiche distintive e una tela deve quasi sempre essere grande perché io possa esprimermi al meglio. Tutti noi viviamo “dentro e fuori”: mi piace pensare che chiunque osservi le mie opere possa interpretarle a modo proprio, ciascuno in base alla sua vita vissuta.

§  Spesso si ha l’idea di osservare una visione, un sogno ricco di simboli che diventa dipinto: il surrealismo quanto può nascondere o enfatizzare la realtà?

Nei miei dipinti non nascondo niente, dipingo quella che è una mia pura realtà. Ma, come dicevo poco fa, lascio il pensiero a chi li osserva.

§  Il colore è un altro grande protagonista dei suoi lavori. Che cosa vuole trasmettere con quest’ultimo?

La psicologia ha numerosi trattati sul significato del colore e del suo uso per trasmettere emozioni; io non sono esente dal coinvolgimento che questo effetto fisico genera. Principalmente trasmetto la gioia e il dolore che si associano a determinate scene.

§  Il critico d’arte Vittorio Sgarbi e il noto sociologo Francesco Alberoni hanno scritto commenti molto positivi sulle sue opere. Come li ha conosciuti?

Sono lusingata dai loro apprezzamenti. Ho avuto l’opportunità di incontrarli partecipando alle mostre collettive organizzate da Spoleto Arte di Salvo Nugnes, quali la Pro Biennale di Venezia, la Biennale Milano, l’esposizione Spoleto Arte e le numerose manifestazioni cui ho partecipato.

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Da Spoleto Arte, Angelo Scuderi e l’imprevedibilità dell’arte in un’intervista Wed, 08 Apr 2020 12:04:08 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/628497.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/628497.html UffStampaMilano UffStampaMilano Un’acquerellista “poeta dentro”, questo è Angelo Scuderi. L’artista romano della scuderia Spoleto Arte è stato recentemente oggetto di un servizio del Tgcom24 per il format Arte in quarantena. Di piglio deciso, spiega con schietta disinvoltura il suo pensiero artistico e lo stile personale. Una caratteristica che non abbiamo potuto fare a meno di notare anche in occasione della sua intervista.

§  Recentemente il Tgcom24 le ha dedicato uno spazio sulla nuova piattaforma Arte in Quarantena. Cosa pensa di quest’iniziativa?

Un’iniziativa importantissima a fare comprendere l’importanza e il ruolo fondamentale dell’arte durante le avversità, come quella del Covid-19. L'arte è la panacea di ogni male, capace di creare emozioni positive che sicuramente stimolano le difese immunitarie dell’essere umano.

§  Affermando che “l’arte non ha pazienza”, non aspetta, lancia un forte messaggio ai suoi colleghi. Che cosa dovrebbe fare un artista in questo momento secondo lei?

L’artista in questo momento deve assolutamente creare forti emozioni da diffondere come la medicina più forte e importante. In questo momento l’arte non ha la pazienza di tollerare questo virus, l’arte è in grado di distruggere qualsiasi virus. A chi pensa che gli artisti siano inutili dico sempre di provare a passare la quarantena senza musica, libri, film, teatro, poesia, fotografia o pittura.

§  Restando sempre sul tema, ma prendendo un altro punto di vista, si potrebbe dire che l’arte è prima di tutto impulsiva?

L’arte è assolutamente impulsività. Quando creo le mie opere mi ritrovo da solo davanti a un foglio bianco e, senza alcuna progettualità, solo d’impulso nascono questi personaggi, queste mie ombre. Solo dopo mi rendo conto di avere creato qualcosa di unico. In questo l’atto della creazione di un’opera d’arte è molto simile all’atto con cui viene concepito un figlio.

§  Come ha incontrato la sua passione per gli acquerelli? Lei poi ha sviluppato una tecnica e uno stile molto personali…

Ho incontrato per caso questa forma d’arte meravigliosa. L’acquerello è la forma d’arte pittorica più difficile, ma anche quella più bella. A mio avviso ciò è dovuto all’acqua, elemento imprevedibile. L’acqua, questo elemento della vita, si unisce in modo incontrollabile e sempre diverso con i pigmenti naturali o minerali dei colori diventando un tutt’uno con la carta per dare voce ai sentimenti, agli stati d’animo dell’artista.

§  Ci sono dei soggetti a cui è particolarmente legato?

Sì, le ombre. Le ombre, i riflessi, i mei personaggi indefiniti quasi totalmente privi di dettagli, di particolari. Queste mie ombre, proprio perché non definite, diventano universali nella continua ricerca di misteriosi segreti della figura umana che la ragione nasconde.

§  Collegandoci alle domande precedenti… L’arte fino a che punto è personale e quando diventa “patrimonio” condiviso?

L’arte è di tutti, dell’artista che la crea e che in lei esprime i suoi messaggi. Ma anche dello spettatore, nel quale l’arte suscita emozioni, sentimenti capaci di farci provare dei profondi brividi, delle scariche potentissime di adrenalina. Queste sono le cose che ci mantengono in vita. Che vita sarebbe una vita priva di emozioni, priva di sentimenti? A cosa servirebbe vivere anche mille anni senza alcuna emozione o senza provare profondi sentimenti? Spesso quando creo arte, ma anche quando vivo l’arte altrui, sono pervaso da quelli che io definisco brividi. Sì, brividi, perché sono molto simili a dei prolungati orgasmi che ti attraversano tutto il corpo.

§  Come ha conosciuto Spoleto Arte e il suo presidente?

Spoleto Arte e il suo presidente sono la realtà più bella del mondo dell’arte italiana in questo momento. Capaci di dare voce e visibilità a migliaia di artisti. È proprio grazie alla mente illuminata di Salvo Nugnes che sono entrato in contatto con questa prestigiosa realtà dell’arte italiana. È stato infatti proprio lui che mi ha selezionato per le prime mostre e che mi sta accompagnando in un crescendo di successi di pubblico e critica.

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Intervista a Giuseppe Oliva, rinomato artista di Spoleto Arte Tue, 07 Apr 2020 15:46:28 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/628323.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/628323.html UffStampaMilano UffStampaMilano Giuseppe Oliva, rinomato pittore di origini ragusane, vive e lavora a Varese. Non sono passati molti giorni da quando la sua arte è stata protagonista di un servizio di Tgcom24 per il format Arte in quarantena e così ne abbiamo approfittato per saperne di più. Artista di punta di Spoleto Arte, Oliva è particolarmente apprezzato per i suoi dipinti ispirati ai colori della natura mediterranea…

§  Di recente è uscito su Tgcom24, per la rubrica ideata da Paolo Liguori, un servizio a lei dedicato. Cosa ne pensa dell’iniziativa di portare direttamente l’arte nelle case degli italiani?

Sicuramente è una iniziativa molto interessante e meritoria, perché consente a tutti, nonostante il periodo che stiamo vivendo, di continuare ad avere un rapporto con l’arte, fondamentale, non soltanto da un punto di vista culturale, ma anche e soprattutto da un punto di vista strettamente personale, perché l’arte con i colori, la materia e la sua narrazione è sicuramente in grado di esaltare le emozioni più profonde di ciascuno di noi.

§  Nei suoi dipinti si ritrovano i colori di determinati luoghi a cui è legato. Cosa significa trasfigurare la realtà per esaltarla?

Sì, è vero, nelle mie opere prevalgono i colori della mia Sicilia: il blu, gli azzurri, il celeste, ma non con lo scopo di esaltare la natura, ma semplicemente come una scusa per descrivere un mondo interiore fatto di ricordi e di emozioni. Sono colori della mia infanzia, della mia adolescenza, della mia gioventù e della mia età adulta, sfumature, particolari che mi riportano indietro nel tempo e mi fanno rivivere sprazzi della mia vita.

§  Nel corso della sua carriera artistica ha scelto di dedicarsi a una pittura scultorea. Che cosa cerca nella matericità del colore?

Si è stata una scelta che ho fatto ormai tanti anni fa e su cui continuo ancora a sperimentare e cioè a cercare di esprimere, non solo attraverso il colore, ma anche attraverso la materia, le mie emozioni più recondite. I miei quadri sono diventati ancora più materici, ad esempio nel momento in cui ho cercato di dare una forma al concetto dell’oltre, a tutto ciò che riteniamo sia qualcosa di reale, ma che in effetti non esiste. Concetto che in qualche modo ho materializzato attraverso la raffigurazione dei riflessi, di per sé bellissimi da vedere, ma sicuramente la sintesi di una realtà virtuale, in quanto basta veramente poco ‒ un alito di vento, il passaggio di un gabbiano ‒ per farli sparire o modificarli e per rendersi conto della loro virtualità. La materia cioè come un modo per dire a me stesso che non bisogna fermarsi dinanzi alle apparenze e un modo, altresì, per carpire dal particolare il mio “infinito”, che poi diventerà l’infinito dell’osservatore quando si troverà davanti alla tela e avrà la possibilità di individuare il momento più recondito della sua vita e le sue emozioni più profonde.

§  Ci sono delle opere a cui è maggiormente legato?

Sono diversi i quadri a cui sono particolarmente affezionato, tutti legati a particolari momenti della mia vita, ad esempio Nostalgia del 2017, Oltre i riflessi del 2016 , ma uno in particolar modo Scia di speranza del 2019: l’ho realizzato verso la fine dell’anno, una scia bianca della luna proiettata su un mare scuro e oltremodo materico, come a voler significare di uscire sempre dal proprio pessimismo più cupo e lasciarsi guidare dalla speranza di andare avanti e trovare le energie per superare sempre ogni avversità.

§  Cosa significa essere artisti durante la quarantena?

Essere artista in quarantena, per me, significa sicuramente avere avuto più tempo per pensare e riflettere, per soffermarsi ancora di più sull’aspetto concettuale della mia pittura e cercare di trarre e, nel contempo, cercare di trasferire, la consapevolezza dell’oltre. In altre parole: non attenersi alle apparenze, ma tentare di superarle e tentare di vivere una vita migliore. In questo periodo più di ogni altro la pittura, l’arte in genere, può dare la forza e la giusta energia di andare avanti e cercare di superare ogni tipo di avversità.

§  Qualche progetto in serbo per il futuro?

Quale progetto? Al di là delle mostre, delle esposizioni che, passata questa emergenza sicuramente farò in diverse città italiane, il progetto più grande è quello di dare sempre più corpo alle mie riflessioni e di rendere sempre più netto il connubio tra concetto, filosofia e arte, in modo che la tela possa sempre di più diventare come una sorta di libro, tale da trasformare l’osservatore in un vero e proprio lettore, capace di percepire in modo sempre più netto le sue emozioni.

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