Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Orizzontenergia Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Orizzontenergia Thu, 24 Oct 2019 07:18:18 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://zend.comunicati.net/utenti/18329/1 Idrogeno: La mega stazione di rifornimento a Shangai Tue, 11 Jun 2019 14:57:55 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/trasporti/567565.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/trasporti/567565.html Orizzontenergia Orizzontenergia A Shangai è stata costruita una stazione di rifornimento per veicoli ad idrogeno. In tre minuti un'auto può essere totalmente ricaricata.

E’ stata inaugurata a Shangai (Cina) una mega stazione di rifornimento per auto ad idrogeno; in tre minuti l’auto può essere completamente ricaricata, ed in una giornata la stazione può ricaricare diverse centinaia di veicoli. La notizia è stata riportata dagli organi di stampa cinese, i quali hanno aggiunto che la stazione si estende per 8.000 mq e può erogare più di 2 tonnellate di idrogeno al giorno.

L’azienda Shangai Hydrogen Propulsion Technology ha partecipato ai lavori di costruzione della stazione, ed attraverso il suo direttore generale ha precisato che l’idrogeno è un sottoprodotto industriale in molti degli impianti che si trovano nel parco in cui è situata la stazione; l’idrogeno una volta sottoposto a processi di purificazione e di compressione viene trasportato alla stazione di rifornimento dove viene stoccato ed erogato.

Questa mega stazione rifornisce idrogeno anche alle stazioni di rifornimento più piccole che si trovano in un raggio di massimo 100 km.

Lo sviluppo della mobilità ad idrogeno sta trovando sempre più evidenza in Cina; ultimamente la Società degli Ingegneri Automobilistici Cinese ha presentato un piano di sviluppo per veicoli ad idrogeno nel delta del fiume Azzurro; in quest’area, saranno 20 le superstrade ad ospitare stazioni di rifornimento ad idrogeno, mentre altre 500 stazioni verranno costruite entro il 2030.

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Energia: Gli ambiziosi obiettivi della nuova Strategia Energetica Nazionale Thu, 18 Jan 2018 11:38:07 +0100 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/466392.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/466392.html Orizzontenergia Orizzontenergia Politica Energetica

Massimo Gallanti, Direttore Sviluppo dei Sistemi Elettrici - RSE, ha risposto alle nostre domande relative alla nuova Strategia Energetica Nazionale approvata lo scorso 10 Novembre. Gli obiettivi contenuti nel documento sono molto ambiziosi soprattutto in riferimento a quelli già stabiliti dal Clean Energy Package; appaiono allo stesso tempo molto sfidanti sia gli obiettivi di riduzione delle emissioni del settore non ETS, sia gli obiettivi di produzione da fonti rinnovabili.

 


Qual è la relazione tra la SEN 2017 e gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 previsti dal  Pacchetto per l’energia pulita (Clean Energy Package) lanciato dalla Commissione Europea nel 2014?

La SEN 2017 è stata definita con l’obiettivo di avviare quanto prima il percorso per il conseguimento degli obiettivi del Clean Energy Package (CEP). Ricordiamo che gli obiettivi quantitativi di decarbonizzazione  fissati dal CEP al 2030 in termini di riduzione della CO2 (-40% rispetto al 1990), sviluppo delle fonti rinnovabili (27% del Consumo Finale Lordo) e di efficienza energetica (-27% del consumo primario rispetto allo scenario tendenziale) sono stati definiti a livello europeo e saranno successivamente declinati per ciascun Stato Membro. A tal fine lo Stato Membro dovrà presentare alla Commissione, in bozza entro il 2018 e in versione definitiva entro il 2019,  un proprio Piano Nazionale Integrato Energia e Clima che espliciterà gli obietti quantitativi al 2030, la traiettoria temporale e le politiche nazionali per conseguire tali obiettivi.

La SEN quindi costituisce la base programmatica per il Piano Nazionale integrato. Rispetto agli obiettivi del CEP, i traguardi fissati dalla SEN sono particolarmente ambiziosi: -33% riduzione CO2 nel settore non-ETS (in linea con l’obiettivo per l’Italia già fissato dal CEP) e -57% per il settore ETS28% del consumi finali lordi coperto da fonti rinnovabili-42% di riduzione dei consumi primari per effetto dell’efficienza energetica. Quindi il segnale che viene dalla SEN è che il nostro Paese è pronto a fare la propria parte nella sfida europea per la decarbonizzazione. 

Da più parti si sottolinea che l’obiettivo di riduzione del 33% delle emissioni del settore non ETS è particolarmente sfidante. Come il nostro Paese pensa di raggiungere tale obiettivo?

Le simulazioni condotte da RSE confermano che l’obiettivo di riduzione delle emissioni  del settore non ETS, che include il civile, l’industria non energivora, i trasporti (esclusa aviazione) e l’agricoltura, è certamente quello più sfidante, in termine di articolazione delle azioni da mettere in campo e del costo unitario di abbattimento della CO2. Al 2015 la riduzione era di appena il 17%per conseguire l’obiettivo al 2030 occorre una riduzione di ulteriori 16 punti percentuali, da ottenersi prioritariamente tramite interventi di efficienza energetica che abbattono il consumo diretto di fonti fossili.

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I campi di intervento  SEN ci concentrano sul settore degli edifici e sulla mobilità. Nel primo caso sono previsti interventi di ristrutturazione profonda di un’importante quota del parco abitativo esistente per abbattere drasticamente la domanda di calore agendo sull’involucro e per rendere possibile l’impiego delle pompe di calore elettriche.

Nel settore dei trasporti la SEN prevede sia interventi infrastrutturali per dare impulso al cambiamento modale  (es., estensione della rete ferroviaria alta velocità, e delle metropolitane) sia una progressiva evoluzione del parco automezzi verso motorizzazioni a basse o nulle emissioni. Su questo fronte il contributo decisivo alla decarbonizzazione delle auto verrà dalla mobilità elettrica.

L’ambizioso obiettivo di riduzione di CO2 nel settore non ETS potrà quindi essere conseguitoprioritariamente tramite l’azione combinata di misure di efficienza energetica per la riduzione dei consumi finali e l’incremento dell’elettrificazione per soddisfare i consumi residui. Il contributo delle fonti rinnovabili  sarà invece più limitato a causa delle difficoltà di integrazione (solare termico) degli impatti sulla qualità dell’aria (combustione da biomasse) e sostenibilità ambientale (biocarburanti).

Passando al settore elettrico, la SEN 2017 prevede che al 2030 il 55% della produzione provenga da fonti rinnovabili. Attraverso quali misure è possibile raggiungere questo ambizioso obiettivo?

L’obiettivo è davvero ambizioso: La SEN infatti prevede un incremento della produzione da FER di più di 20 punti (dal 34% del 2015 al 55% del 2030)grazie al FV ( da 18,5 GW a 50 GW) e al’eolico (da poco più di 9 GW a quasi 18 GW). La produzione elettrica da FER al 2030 è stimata a 183 TWh. 
Secondo la SEN tale incremento sarà reso possibile dalla progressiva riduzione dei costi del FV e dell’eolico fino al raggiungimento della parità rispetto alle fonti fossili.

sen obiettivi

Pertanto la SEN ipotizza il mantenimento delle misure di sostegno/accompagnamento oggi in essere (aste, registri)  solo  nella fase di breve-medio termine (tendenzialmente  fino al 2020) con opportune revisioni (es. eliminazione del floor price nelle aste, introduzione di contratti per differenza due vie). Nel medio termine (oltre il 2020), per gli impianti di grossa taglia SEN prospetta la soluzione dei contratti a lungo termine tra privati, i cosiddetti Power Purchase Agreement (PPA), che però il mercato ancora non offre. Per favorire lo sviluppo di tale tipologia di contratti in una fase iniziale si potrebbe intervenire con strumenti di  garanzia pubblica per mettere i contraenti al riparo da oscillazioni del prezzo rispetto ad una banda prefissata.

Anche nel caso degli impianti di piccola taglia, nel medio-lungo periodo le forme di incentivazione diretta dovranno divenire gradualmente residuali, per essere sostituite da forme di promozione per l’autoconsumo o dagli strumenti riservati alle comunità dell’energia, nuovi soggetti previsti dal CEP.

Da tale quadro appare evidente come il conseguimento dell’obiettivo sulle FER elettriche al 2030 dipende in larga misura dalla rapidità con le quali si attiveranno le nuove misure di supporto e sulla loro reale efficacia. Solo l’avvio immediato delle nuove installazioni, con un ritmo di crescita senza battute di arresto nei 13 anni da qui al 2030 permettere di raggiungere l’ambizioso obiettivo al 2030. 

Quali sfida presenta un sistema elettrico con il 55% di produzione da fonti rinnovabili ed il phase-out degli impianti a carbone?

Per sfruttare al massimo la producibilità delle fonti rinnovabili non programmabili garantendo nel contempo gli attuali livelli di sicurezza e di qualità del servizio, il sistema elettrico richiede diversi interventi, tra i quali:

  • Potenziamento delle rete di trasmissione e dei relativi componenti, per consentire il trasferimento della potenza prodotta dalle fonti rinnovabili da sud a nord e garantire i servizi di supporto di tensione e potenza di corto circuito in passato forniti dagli impianti convenzionali;
  • Potenziamento della rete di distribuzione, per l’incremento delle connessioni di impianto FV di piccola e media taglia e per i nuovi usi elettrici (pompe di calore, mobilità elettrica);
  • Sistemi di accumulo (impianti di pompaggi e accumuli elettrochimici, per un totale di alcuni GW) per bilanciare la produzione di energia rinnovabile rispetto alla domanda e per garantire l’opportuna capacità di riserva precedentemente fornita dagli impianti termici;
  • Partecipazione degli impianti a fonti rinnovabili della domanda ai servizi di sistemaanche mediante l’ausilio di sistemi di accumulo.

In aggiunta, il phase out degli impianti a carbone impone un rafforzamento della capacità degli impianti a ciclo combinato e, in particolare, interventi specifici in per la Sardegna (ad es. un’ulteriore connessione in HVDC con il continente, oppure nuovi impianti a gas con relative infrastrutture LNG) dove la produzione a carbone oggi ha un ruolo prevalente.
Gli interventi infrastrutturali  sistema elettrico portano in primo piano le questioni autorizzative che, se non risolte rapidamente, rischiamo seriamente di compromettere il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione della SEN 2017. 

Intervista a Massimo Gallanti a cura di Orizzontenergia

 

Per approfondire - Politica Energetica

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Energia e Mercato: La bussola per orientarsi nel mercato libero Thu, 19 Oct 2017 09:54:47 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/456444.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/456444.html Orizzontenergia Orizzontenergia In base a quanto previsto dalla regolazione europea, ogni consumatore domestico e non, può liberamente decidere da quale venditore ed a quali condizioni acquistare energia elettrica e gas. Nel mercato libero sostanzialmente è il cliente a decidere quale venditore e quale tipologia contrattuale scegliere, decidendo di cambiare qualora l’offerta non sia più confacente ai propri consumi.

Al consumatore che invece rimane nel mercato tutelato vengono applicate le condizioni economiche e contrattuali regolate dall'Autorità per l’energia. Questo varrà fino al 30 giugno 2018, perché poi dal 1° luglio 2019 esisterà solo il mercato libero, ed al consumatore potrebbe risultare difficoltoso barcamenarsi tra le innumerevoli offerte.

Attualmente ci sono 3 strade ufficiali che si possono percorrere per orientarsi nel mercato libero:

1) Un primo modo è la Tutela Simile, ovvero una particolare tipologia contrattuale di fornituratutela-simile-ante-480x315.jpg elettrica che presenta condizioni economiche analoghe a quelle del servizio di Maggior Tutela, fatta eccezione per l’applicazione di un bonus/sconto una tantum, diverso da fornitore a fornitore, che viene applicato solo nella prima bolletta. La durata del contratto di Tutela Simile è di 12 mesi non rinnovabile. Il cliente può aderire alla Tutela Simile sin da ora fino al 30 giugno 2018. Una volta scaduto il contratto, dopo i 12 mesi, il consumatore può o rimanere con il medesimo fornitore aderendo però ad un’offerta del mercato libero, oppure cambiare fornitore sempre nel mercato libero. Qualora non si effettui alcuna scelta, lo stesso fornitore che si ha nella tutela simile, applicherà le stesse condizioni contrattuali ed economiche che pratica nel mercato libero.

Questa tipologia contrattuale può essere stipulata solo on-line attraverso un portale, per il quale è meglio farsi aiutare da chi possiede gli strumenti per comprendere quali offerte possano essere più adatte al caso in questione.

Su questo sito il consumatore, attraverso ad esempio una associazione di consumatori, potrà confrontare le diverse offerte delle aziende che sono state ammesse, dopo un vaglio da parte dell’Autorità dell’energia dei loro requisiti di: solidità economico-finanziaria, onorabilità e requisiti operativi. Attualmente sono 30 su 250 gli operatori che hanno aderito alla tutela simile.

 

2) Una seconda modalità è il Trova Offerte dell’Autorità per l’energia, altro servizio gratuito e online per aiutare i clienti domestici a trovare e confrontare diverse offerte di fornitura di elettricità e gas in relazione ai loro consumi. Qui basterà seguire nei differenti passaggi le semplici richieste di consumi propri, e si arriva ad una classifica di differenti aziende con annessi costi.

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3) Un altro modo è l’offerta Placet: dal 1° gennaio 2018 tutti i venditori di elettricità e gas del mercato libero dovranno obbligatoriamente inserire tra le proprie offerte anche la PLACET, “Prezzo libero a condizioni equiparate di tutela”, una formula rivolta a famiglie e Pmi che chi vende luce e gas nel mercato libero dovrà inserire nel menù d’offerta. Condizioni contrattuali prefissate definite dall’Autorità per l’energia, ma a prezzi liberamente stabiliti dal venditore. La  quota energia è riferita alla sola fornitura energetica, senza la presenza di alcun servizio aggiuntivo. Vi sono due opzioni: una variabile, in base ai prezzi delle materie prime elettricità e gas naturale all’ingrosso più uno spread definito dall’operatore; oppure fissa per 1 anno.

 

Quindi riassumendo, queste sono le tre opzioni ufficiali per destreggiarsi nel mercato libero. Ma ci sono comunque delle precauzioni che il consumatore deve adottare per tutelarsi da solo al momento della scelta, ovvero:

  • leggere bene le clausole contrattuali, è notoriamente la parte più noiosa, ma qui si celano le maggiori insidie che riveleranno successivamente amare sorprese;
  • informarsi preventivamente se vi sono penali di recesso per la durata minima contrattuale;
  • capire bene quanto durano le offerte, cercando di capire se sono temporanee o fisse;
  • Se vi sono altri servizi aggiuntivi e se questi sono compresi o esulano dal prezzo finale;
  • Consiglio imprescindibile: rilevare la lettura del proprio contatore, seppur tele-letto, prima di cambiare offerta contrattuale. Altrimenti, in caso di conguaglio o mancata comunicazione tra venditore e distributore (colui che detiene il dato), potrebbe crearsi la classica falla nel sistema per cui non si riesce a ricostruire il dato di consumo relativo al precedente operatore.

 

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Le suddette raccomandazioni derivano dal fatto che, non siamo ancora riusciti a far trasferire le garanzie del mercato tutelato a quello libero, come ad esempio la rateizzazione dell’importo oppure ottenere entro tre mesi il rimborso dei pagamenti effettuati a titolo di conguaglio.

Pertanto il consumatore se non ha ben chiare le clausole contrattuali, prima di apporre la propria firma si rivolga ad un’associazione di consumatori per avere delucidazioni, anche perché il passaggio è stato oramai decretato, ma dalle rilevazioni sul libero mercato, risulta che le famiglie non stiano assolutamente risparmiando, ma anzi stiano spendendo di più.

Questo è dovuto anche al fatto che le offerte del mercato libero sono spesso caratterizzate dalla presenza di ulteriori servizi collegati alla fornitura e non presenti nei regimi di tutela, come ad esempio i servizi legati alla domotica.

Codici consiglia di rivolgersi sempre a degli esperti del settore energia e gas per avere una consulenza ad hoc, le offerte vanno scelte non solo sulla base di quella che può apparire più conveniente al momento, ma soprattutto sul proprio profilo di consumo, che in genere sfugge ai più.

 

Per informazioni, Codici rimane a disposizione attraverso i reclami online ai seguenti link:

Puoi contattare l'Associazione Codici anche mediante lo  #SNAEG (Scudo Nazionale Antitruffa Energia e Gas) al seguente numero verde: 800.912760 e attraverso i nostri sportelli territoriali, ovvero: Milano per il nord, Roma per il centro e Catania per sud e isole.

 

Associazione CODICI in collaborazione con Orizzontenergia

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Fotovoltaico: Il mercato secondario italiano a confronto con quello europeo Thu, 19 Oct 2017 09:53:17 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/456443.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/456443.html Orizzontenergia Orizzontenergia Il mercato secondario italiano del fotovoltaico è da considerarsi un'evoluzione dovuta al boom di installazioni di impianti fotovoltaici successivi all'entrata in vigore del Conto Energia; Milk The Sun, piattaforma online che mette in contatto venditori e compratori di impianti fotovoltaici, nel corso dell'articolo ci fornisce qualche dato per paragonare il mercato italiano a quello dei principali paesi europei.

 

foto_orizzonte.JPGL'era del fotovoltaico non è per fortuna ancora tramontata. Così si era temuto nel 2013 in seguito all’abolizione del Conto Energia, quel sistema di incentivazione che per favorire la diffusione dell’energia rinnovabile in Italia ha portato alla realizzazione di circa 18 GW per un totale di 531.242 impianti fotovoltaiciIl mercato primario si è trasformato pian piano in mercato secondario che, proprio come un mercato di seconda mano, si occupa della compravendita di impianti fotovoltaici già realizzati e connessi.

Milk the Sun è la sola piattaforma di annunci online dedicata interamente al mercato secondario, che facilita e semplifica i rapporti tra proprietari di impianti in vendita e investitori. Al momento si trovano più di 160 impianti in vendita raggiungibili con un solo click grazie ad un’intuitiva maschera di ricerca che filtra la potenza, la tipologia di impianto e il prezzo.

 

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Le ragioni che portano i proprietari a vendere sono le più diverse, dal bisogno di liquidità all‘impossibilità nella gestione dell’impianto. Dal canto loro gli investitori vedono nel fotovoltaico uno degli investimenti al momento più sicuri poiché offre rendimenti competitivi e contribuisce al progresso ambientale. Per di più per diventare proprietario di un impianto fotovoltaico non è più necessario né saper installare un impianto né essere un esperto del settore delle rinnovabili.

Milk the Sun va incontro al cliente offrendo uno strumento gratuito in grado di fornire una valutazione oggettiva del valore dell'impianto fotovoltaico per un periodo specifico, in cui per esempio ne è stimata la vendita. Due fattori determinanti per valutare un impianto fotovoltaico sono senza dubbio la tariffa incentivante ottenuta con il Conto Energia, che per quegli impianti costruiti negli anni 2007-2009 raggiunge addirittura cifre intorno ai 0,4 €/kWh e la produttività annua dell’impianto misurata in kWh/anno.

Nel 2017 gli impianti vantano un'ottima produzione dovuta alle condizioni meterologiche particolarmente favorevoli: l’Italia sembra essere il paese perfetto per le installazioni fotovoltaiche.

Ma i paesi d’oltralpe non si sono fatti affatto bloccare dal maltempo: la Germania ha già installato 42 GW e punta a raggiungere 52 GW grazie ad un sistema di incentivazione che assicura tuttora ai proprietari un prezzo garantito per ogni chilowattora di energia generata.

Il valore dell’incentivo dipende anche dalla potenza di KW realizzati a livello nazionale: i tedeschi chiamano questo sistema "atmender Deckel" cioè "il coperchio che respira" poiché la tariffa incentivante dimuisce progressivamente con l’aumento della realizzazione di impianti sul territorio teutonico. Dall’inizio del 2017 è previsto un sistema di aste per la costruzione di impianti superiori a 750 kWp. La Germania è stata per molti anni leader mondiale in questo settore, ormai superata dalla Cina che vanta ben 112 GW.

Ciò che rende il mercato tedesco primario e secondario ancora vivace e attraente è senz’altro una politica stabile e trasparente, vigilata da una legge EEG dedicata esclusivamente alle energie rinnovabili.

La  Francia ha concentrato per anni la sua politica sull’energia nucleare e perciò vanta solo 5 GW di solare ma punta a costruirne 18-20 MW entro il 2015 riducendo al 50% la dipendenza nucleare. Le tariffe incentivanti sono buone ma il mercato è dettato dalle aste e da parecchia competizione tra le aziende installatrici.

La Spagna, invece, ha elargito nei primi anni del mercato generosissime tariffe incentivanti per poi ridurle retroattivamente frenando bruscamente un mercato con grossissime potenzialità.

 

Milk The Sun in collaborazione con Orizzontenergia

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Efficienza energetica: Gli obblighi d'installazione dei sistemi di termoregolazione e le opportunita' per gli edifici Thu, 19 Oct 2017 09:51:55 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/edilizia/456442.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/edilizia/456442.html Orizzontenergia Orizzontenergia Federico Musazzi, Segretario - Assotermica, ci fornisce un resoconto generale relativo agli obblighi dei sistemi di termoregolazione a cui i cittadini, coloro i quali dispongono di un impianto di riscaldamento centralizzato, avrebbero già dovuto far fronte. Nel corso dell'articolo vengono inoltre presentate le numerose opportunità derivanti da interventi di efficientamento energetico, verso cui Assotermica sta portando avanti campagne di sensibilizzazione. 

 

valvole termostatiche.jpgE’ cosa nota che la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica e il suo decreto nazionale di recepimento abbiano introdotto l’obbligo di dotazione di contatori individuali per la misurazione dei consumi nei condomini riforniti da una fonte di riscaldamento o raffreddamento centrale

Questi adempimenti partono da lontano, ma solo in prossimità della loro effettiva entrata in vigore hanno scatenato un ampio dibattito, tanto che a fine 2016, a poche settimane dalla scadenza dei termini, il decreto legge italiano “milleproroghe” ha concesso un ulteriore transitorio al 30 giugno 2017, ad oggi abbondantemente superato.

Ciononostante ancora adesso, a pochi giorni dall’avvio della stagione del riscaldamento, si rincorrono le voci di chi vorrebbe che il legislatore nazionale definisse un ulteriore proroga per scongiurare il rischio di uno scarico di responsabilità tra i diversi soggetti interessati (terzi responsabili, manutentori, amministratori di condominio) a danno, in fin dei conti, del comune cittadino.

La preoccupazione di chi sostiene questa richiesta è che le ditte di manutenzione possano chiedere una risoluzione del contratto ai condomini inadempienti, o peggio che centinaia di famiglie possano essere lasciate al freddo per la necessità di effettuare i lavori di messa a norma in tutta fretta.

valvole-e-contatori.jpgAltri ancora sostengono che almeno il 30% degli edifici non sia in regola e che tali percentuali siano ancora più elevate in alcune aree del nostro Paese; di certo oggi non esistono dati ufficiali e l’esperienza che anche i soggetti competenti per i controlli faranno sul campo non potrà che dare delle risultanze solo nei prossimi mesi.

La tendenza generale da parte delle amministrazioni locali, infatti, è quella di demandare ai manutentori la verifica della presenza o meno dei sistemi di termoregolazione, chiedendo loro di specificarlo all’interno di un’apposita sezione del libretto d’impianto.

Uno storico dei dati, come detto, si avrà quindi con un po’ di mesi manutenzioni alle spalle.

Quel che ne esce è un quadro abbastanza fluido, con regole tutto sommato oggi chiarema un’applicazione ancora largamente carente. E’ proprio in questo contesto che si inserisce Assotermica, l’associazione dei costruttori di apparecchi e componenti per impianti termici, con la volontà di spostare il focus della discussione su un altro livello.

E’ innegabile che una conoscenza del mercato potenziale, ovvero di quanti ancora non abbiano ottemperato agli obblighi, sia fondamentale ma è ancora più importante riuscire a trasmettere al cittadino comune un’idea del beneficio che potrebbe scaturire dal rendere più efficiente il proprio impianto di termico.

In questo senso è bene ribadire che circa l’80% dei consumi di una moderna abitazione sono dovuti al comfort climatico (riscaldamento e raffrescamento) e alla produzione di acqua calda sanitaria e pertanto la riqualificazione e la miglior gestione di un impianto termico sono le due leve principali per far diminuire i costi in bolletta.

Come ribadito da autorevoli interlocutori, ENEA in primis, i sistemi di termoregolazione permettono un abbattimento dei consumi energetici.

Semplificando al massimo, questi sono identificati dalle valvole termostatiche che sono un organo di regolazione automatica della temperatura ambiente e dai contatori o ripartitori, che consentono di misurare il consumo energetico della singola unità immobiliare.

La combinazione di queste tecnologie porta ad un maggior equilibrio termico, non soltanto all’interno di una stessa unità abitativa, bensì nell’intero edificio garantendo la possibilità per l’utente di valutare l’efficacia delle proprie azioni di risparmio energetico e di avere contezza immediata dei propri consumi e delle proprie spese.

Tutto ciò può portare ad un risparmio energetico in bolletta in alcuni casi pari al 15-20%, senza contare l’eventuale stimolo che questi sistemi possono dare ad una riqualificazione ancor più radicale dell’impianto, ad esempio facendo da driver alla sostituzione della vecchia caldaia nonché ad una gestione “intelligente” della casa, creando una maggior consapevolezza per l’utente finale. 

Attualmente è anche utile ricordare che le spese sostenute per gli interventi d’installazione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore possono beneficiare delle detrazioni fiscali del 50%, se correlate ad una ristrutturazione edilizia o del 65%, se legate alla sostituzione della caldaia.

Al momento in cui si scrive è inoltre in discussione il futuro delle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici che, come riportato nella Strategia Energetica Nazionale recentemente passata in consultazione, potranno essere rese strutturali nel tempo e rimodulate in relazione al risparmio atteso dall'intervento.

Proprio quest’ultimo punto può essere un’occasione di valorizzazione della termoregolazione perché una delle ipotesi sul tavolo, che anche Assotermica sta discutendo con la parte politica è di garantire un alto valore della detrazione nel caso si verifichino contemporaneamente le seguenti condizioni:

  • sostituzione della vecchia caldaia;
  • contemporanea installazione di controlli di temperatura appartenenti alle classi VI e VIII, come definite dalla Comunicazione della Commissione 2014/C 207/02;
  • installazione di valvole termostatiche nelle stanze non direttamente controllate dal controllo di temperatura e/o dal sensore ambiente;

In un periodo di transizione come quello che il settore del riscaldamento sta vivendo, durante il quale la legislazione ha completamente trasformato l’offerta di mercato, Assotermica è allo stesso tempo impegnata in un’attività di sensibilizzazione di tutta la filiera per creare una vera cultura del comfort.

Ciò passa attraverso la conoscenza di tutte le possibilità tecnologiche che già oggi ci sono e per la consapevolezza che le opportunità di efficientamento del parco installato sono molto elevate, se consideriamo che dei circa 19 milioni di caldaie oggi presenti sul territorio nazionale una buona parte è ancora di età superiore ai 15 anni e pertanto con alti consumi ed emissioni.

Proprio su questi apparecchi l’associazione sta anche avanzando un progetto volontario di etichettatura energetica, in analogia a quanto è già in essere in alcuni Paesi europei, tra i quali la Germania.   

Normalmente l’utente finale non è infatti consapevole dello stato di efficienza del proprio generatore e pensa alla sua sostituzione solo quando le riparazioni diventano antieconomiche rispetto alla sostituzione.

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Per incrementare il tasso di sostituzione si vorrebbe quindi agire sulla consapevolizzazione del consumatore. L’utente verrebbe reso edotto circa lo stato di (in)efficienza del generatore, mediante un sistema semplice e di impatto, come un’etichetta energetica e una brochure informativa che spieghi i vantaggi economici della sostituzione dell’apparecchio e del passaggio da una classe D ad una classe A o superiore. Se l’etichetta riuscisse ad invogliare alla sostituzione anche uno su 100 dei cittadini che hanno apparecchi vetusti etichettati, si arriverebbe ad un incremento del tasso annuo di sostituzione pari ad un punto % (dal 4% BAU al 5%). In questo modo il tempo di rinnovamento del parco installato si ridurrebbe notevolmente, con notevoli vantaggi per i cittadini ed il Paese e con una spinta anche all’indotto della termoregolazione.

Da quel che si capisce i prossimi mesi saranno quindi decisivi e le parti in gioco sono molte. L’auspicio di Assotermica è che sempre più si riesca ad avere un approccio di sistema che consenta a ciascuno di svolgere il proprio ruolo nell’interesse del comparto, dell’ambiente e in definitiva dell’intero Paese.

 

di Federico Musazzi, Segretario Assotermica, per Orizzontenergia

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Energia: Il ricorso a soluzioni "smart" per aumentare il comfort del consumatore Thu, 19 Oct 2017 09:49:58 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/tecnologia/456441.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/tecnologia/456441.html Orizzontenergia Orizzontenergia Abbiamo intervistato Attilio di Pierri, Responsabile Sviluppo Servizi a Valore Aggiunto - Edison Energia, il quale, in occasione dell'ultimo convegno "Utility Day 2017" organizzato da IKN , ha partecipato alla Tavola Rotonda "Come le utility possono incentivare un uso intelligente dell'energia?". Al termine del dibattito abbiamo parlato di alcuni aspetti legati alla trasformazione digitale ed innovazione tecnologica su cui Edison si sta maggiormente concentrando.

 

In una transizione così veloce dai sistemi tradizionali a quelli digitali del mercato energetico, quali innovazioni consentiranno alle utilities di sopravvivere o emergere?

La trasformazione digitale sta cambiando irreversibilmente il modo in cui aziende e clienti interagiscono. I consumatori utilizzano sempre più il web per confrontare le proposte degli operatori e sono ormai abituati a una relazione multicanale. Portale web, app, call center, sportelli fisici: ormai i clienti si muovono costantemente tra online e offline. L’obiettivo di Edison è di fornire un’esperienza continua, coltivando la relazione in ogni momento di interazione, per instaurare con il cliente un rapporto diretto, semplice, veloce e soprattutto personalizzato. Inoltre, l’innovazione digitale non rappresenta solo una grande opportunità per far crescere la relazione con il cliente ma anche per venire incontro alle sue esigenze domestiche attraverso l’offerta di nuovi prodotti e servizi. La scelta di Edison è infatti quella di presidiare il mercato, oltre che come fornitore di luce e gas, con una crescente gamma di servizi a valore aggiunto, da quelli per l’efficienza energetica a quelli per la smart home, fino a servizi di pronto intervento in caso di guasti agli impianti domestici. Edison World, lanciato nel 2017, è uno spartiacque in questo senso: un pacchetto di offerte complementari e modulabili sulle esigenze dei clienti.

 

Il cliente finale ricerca continuamente soluzioni che gli permettano di aumentare il proprio “comfort”; il ricorso ai dispositivi “smart” sembra essere la soluzione ideale. La vostra realtà come soddisfa questo bisogno del consumatore?

smart home.jpgEdison, consapevole di queste esigenze, ha sviluppato negli ultimi anni un ampio portafoglio di prodotti e servizi “smart”. A testimonianza dell’attenzione della società per il comfort e risparmio dei clienti, Edison ha lanciato nel 2015 il termostato intelligente Netatmo, per gestire il riscaldamento tramite appmassimizzando il comfort domestico e allo stesso tempo riducendo i consumi di gas, e nel 2014 l’innovativo servizio Energy Control, per il monitoraggio in tempo reale dei consumi elettrici e fornire agli utenti utili indicazioni su come risparmiare. Quest’anno abbiamo ampliato l’offerta con Edison Smart Living, la proposta di Edison per la smart home. Smart Living è una soluzione in grado di rendere qualsiasi abitazione un ambiente domotico, sicuro, controllabile a distanza e capace di rispondere alle esigenze di un consumatore sempre più connesso e versatile. Il tutto grazie a un a un sistema semplice e immediato, comandato da un’unica App, che non richiede alcun installatore né cablaggio. Lo starter kit è composto da una consolle dal design moderno, dotata di telecamera, sirena d’allarme, batteria d’emergenza e connettività autonoma; una presa intelligente che consente di gestire da remoto accensione e spegnimento di qualsiasi elettrodomestico, e di monitorarne i consumi; un sensore di movimento, luminosità e temperatura; e un sensore di apertura porta/finestra.  Edison Smart Living è una soluzione aperta e flessibile: il cliente ha la possibilità di integrare il suo starter kit in qualsiasi momento, scegliendo tra un numero sempre crescente di dispositivi intelligenti compatibili.

 

Edison in quali ambiti applicativi sta maggiormente orientando i propri processi di ricerca e sviluppo?

La digitalizzazione dei servizi rende monitorabile un insieme di parametri sempre crescente, creando ingenti quantità di datiLa loro valorizzazione rappresenta una delle nuove frontiere al centro delle attività condotte dal dipartimento di Ricerca, Sviluppo ed Innovazione di Edison. L’obiettivo è di individuare trend interessanti e proporre ai nostri clienti servizi all’avanguardiasviluppati su misura in funzione delle loro esigenze. Oggi, ad esempio, il monitoraggio continuo dei dati ci consente di intervenire in tempo reale garantendo tempestività e qualità sia nell’offerta che nell’erogazione dei servizi e di sviluppare servizi sempre più ricchi e customizzati, in grado di garantire da un lato vantaggi economici e ambientali dovuti ad una maggiore efficienza, dall’altro maggior comfort e semplicità d’uso.Smart-Living.jpgIn particolare, la Direzione RD&I di Edison monitora costantemente lo sviluppo delle soluzioni di Smart Home sul panorama internazionale, testando le soluzioni più promettenti nei propri laboratori e dialogando con gli sviluppatori, al fine di indirizzare i loro sforzi di innovazione nelle direzioni più interessanti per i nostri clienti. Negli ultimi anni la collaborazione tra business e ricerca si è notevolmente intensificata e ad oggi è in essere un’interazione bidirezionale continua che ci consente, di volta in volta, di individuare il miglior matching tra esigenze del cliente e soluzioni tecnologiche innovative.

 

Intervista a cura di Orizzontenergia ad Attilio Di Pierri, Responsabile Sviluppo Servizi a Valore Aggiunto - Edison

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Nucleare: Il panorama italiano ed europeo tra falsi miti e lentezze burocratiche Thu, 19 Oct 2017 09:47:22 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/456440.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/456440.html Orizzontenergia Orizzontenergia Umberto Minopoli, Presidente Associazione Italiana Nucleare, ha risposto alle nostre domande in merito al panorama internazionale e nazionale relativo al nucleare. In Europa sono in fase di programmazione alcuni impianti nucleari ed il campo della ricerca sta facendo grossi passi in avanti non solo nel settore energetico. Il nostro paese invece tra lentezze burocratiche ed amministrative non riesce a far decollare il processo di decommissioning, mettendo a rischio la competitività delle aziende settoriali italiane nel mercato internazionale.  

 

I problemi di sicurezza riscontrati in alcune centrali nucleari francesi hanno avuto ripercussioni sull'intero settore energetico europeo. Quali sono gli scenari che il caso francese ha aperto a livello continentale?

Non parlerei di un “caso francese” in quanto il dibattito sul nucleare, in Francia, riguarda una visione di programmazione dell’uso di fonti energetiche che prevede un crescente contributo da parte di altre fonti energetiche, e di conseguenza un ridimensionamento del contributo del nucleare al mix energetico francese. flamanvilleNegli ultimi tempi si è dibattuto su tematiche di sicurezza impiantistica, con particolare riferimento alla costruzione dell’impianto di Flamanville il quale, negli ultimi giorni, ha ricevuto il green light da parte delle autorità di sicurezza che hanno ritenuto soddisfacenti le soluzioni che l’EDF, proprietaria dell’impianto, ha fornito; su questo caso bisogna specificare che le problematiche sollevate riguardavano questioni ingegneristiche di tenuta di alcune componenti dell’impianto, e non problematiche di sicurezza anche perché l’impianto non è ancora attivo.  Le problematiche esistono per alcuni impianti costruiti negli anni ’60 che hanno un ciclo di vita già lungo, ma molti di questi impianti hanno recentemente ricevuto autorizzazioni per il prolungamento del loro funzionamento. In sintesi la vera discussione sul sistema nucleare francese non riguarda alcuna problematica di sicurezza, bensì l’equilibrio tra le varie fonti di energia tra cui, appunto, il nucleare.

 

In Inghilterra verrà costruita la centrale nucleare di Hinkley Point C; ci sono altri progetti di costruzione di centrali nucleari nel mondo? I minori costi degli impianti rinnovabili quanto incidono sulla costruzione di nuove centrali?

Innanzitutto bisogna chiarire che gli impianti nucleari non possono essere comparati a quelli derivanti dall’uso di fonti energetiche rinnovabili, in quanto si tratta di impianti con taglie e caratteristiche per la generazione di energia completamente differenti. Gli impianti che utilizzano fonti rinnovabili differiscono da quelli nucleari per molteplici ragioni, come ad esempio la taglia, il funzionamento e caratteristiche cicliche di generazione dell’energia.

Per quanto riguarda l’attuale scenario relativo alla costruzione di nuove centrali in Europa, bisogna considerare gli ostacoli derivanti da problematiche di natura economico-finanziaria: il costo fisso per un investimento nel nucleare è molto alto ed è oggi reso scarsamente competitivo non dagli impianti rinnovabili bensì dagli impianti che utilizzano fonti fossili, le quali al momento rimangono fortemente competitive. 

Nonostante le ragioni appena discusse, tutti i vecchi programmi di costruzione di nuove centrali nucleari non hanno subito cancellazioni da parte delle autorità nazionali dei paesi in cui sono previste future costruzioni. 

hinkley point c.jpg

 

In paesi come Finlandia, Gran Bretagna, Francia e paesi dell’est europeo hanno in programma la costruzione di nuove centrali; vi sono senza dubbio lentezze burocratiche ed amministrative, come dimostrano i casi della centrale di Olkiluoto (Finlandia) e Flamanville (Francia), ma nel complesso nessun programma è stato cancellato a partire dalla Gran Bretagna che vedrà realizzato il progetto di costruzione della centrale di Hinkley Point C

 

Per quanto riguarda il settore della ricerca, oltre a quello energetico, in quali campi si stanno registrando i principali sviluppi?

Nel campo del nucleare civile ci sono enormi sviluppi di grande interesse nel campo della ricerca; bisogna abbandonare l’antica concezione secondo cui il nucleare viene identificato solo con la produzione di energia. L’utilizzo dei processi fisici attinenti al nucleare è ormai ampiamente diventato un punto fondamentale dell’innovazione tecnologica in svariati campi dell’economia e della società, come dimostrato ad esempio dal settore sanitario, dal settore industriale, dal settore dei trasporti e dal settore agricolo. In tutti questi campi la tecnologia nucleare si sta progressivamente affermando sempre di più.

Anche nel campo energetico sono stati molteplici gli sviluppi, a partire dal progetto francese ITER relativo al reattore nucleare in costruzione a Cadarache, nel Sud della Francia, un grandissimo progetto internazionale che certamente riguarda una nuova modalità di utilizzo per il nucleare civile. 

 

In Italia a che punto è il processo di smaltimento delle scorie nucleari?

nucleare02.jpgSuccessivamente al referendum abrogativo del 1987, in Italia si è provato ad immaginare un processo di decommissioning “veloce” delle 4 centrali nucleari e dei 7 siti industriali/tecnologici presenti sul territorio. Il decommissioning tuttavia può essere un processo molto lungo per ragioni di sicurezza e di sostenibilità. Il disegno italiano purtroppo rischia di risultare ampiamente illusorio, come dimostrato dall’attuale situazione. La percentuale di realizzazione del decommissioning nucleare si aggira intorno al 26%, ed inoltre non è stata ancora realizzata l’infrastruttura più importante, ovvero il deposito nucleare, non solo per lo smantellamento dei siti nucleari ma anche per la messa in sicurezza delle scorie e dei rifiuti nucleari prodotti anche in altri ambiti.

Ci sarebbe da fare dovute riflessioni sulle procedure autorizzative con cui procediamo in Italia. Non siamo dotati di un’autorità o di un istituto di sicurezza che possa sveltire in maniera razionale le procedure autorizzative, mandando avanti i programmi di smantellamento dei siti nucleari.

Nel nostro paese c’è un interessante tessuto industriale nel campo del decommissioning, il cui sviluppo è però frenato dai ritardi e ostacoli di varia natura a cui bisogna far fronte. A livello internazionale siamo molto vicini al completamento del ciclo di vita per alcune delle centrali nate negli anni ’60-’70, e questa situazione creerà un mercato del decommissioning molto grande a cui le nostre imprese rischiano, purtroppo, di non poter partecipare.

 

E' quantificabile l'impatto economico dei processi di decommissioning nel nostro paese?

L’AEEGSI ha stabilito una dotazione per il decommissioning pari a 6mld. di euro, in cui vengono considerate tutte le attività relative al decommissioning che non sono solamente quelle inerenti allo smantellamento delle centrali, infatti gran parte della dotazione è destinata alla creazione del deposito nucleare, grande opera tecnologica e civile. Parte della spesa è già stata effettuata, ad oggi urge riflettere in merito alle modalità per accelerare i processi burocratici ed amministrativi per far rendere a pieno regime l’intero processo. 

 

Quali saranno gli oneri in bolletta per i consumatori a seguito della definitiva organizzazione del deposito nazionale dei rifiuti nucleari?

Non ci sono attualmente programmi relativi al cambiamento degli oneri presenti in bolletta; gli oneri servono soprattutto per le finalità di gestione logistica dei rifiuti/scorie nucleari, e sono una parte infinitesimale dei costi attribuiti in bolletta non legati alla generazione e distribuzione di energia. 

 

Intervista a cura di Orizzontenergia ad Umberto Minopoli, Presidente Associazione Italiana Nucleare.

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Energia: La forza del brand e modalità di fidelizzazione del cliente Thu, 28 Sep 2017 14:36:20 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/453887.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/453887.html Orizzontenergia Orizzontenergia Alessandra Frigato Bonello, Responsabile Operations Axpo Italia, ha discusso con noi degli sviluppi che le tecnologie digitali hanno prodotto soprattutto in riferimento alle modalità di ottimizzazione del rapporto con il cliente finale in modo da soddisfarne appieno i bisogni ed offrire una migliore user experience. Le tematiche sono state approfondite anche durante i convegni "Customer Day 2017" ed "Utility Day 2017" organizzati da IKN. 

Il digital ha radicalmente rivoluzionato il modo di operare all’interno delle aziende; quali sono state  le principali ripercussioni interne alla vostra società e quali sfide vi state preparando ad affrontare?

Axpo è oggi pienamente coinvolta nel processo di trasformazione digitale. Un processo che sta coinvolgendo non solo i sistemi e i processi , ma anche l’organizzazione e la stessa cultura aziendale. Le sfide che ci aspettiamo di dover fronteggiare nei prossimi mesi sono proprio incentrate sull’ottimizzazione della nostra mappa applicativa  per poter essere in grado di offrire ai nostri clienti, attuali e futuri, una molteplicità di canali con cui poter dialogare con l’azienda, nonché una migliore  e più soddisfacente user experience. 

Nel corso dell’ultima edizione del Customer Day 2017, organizzato da IKN, si è parlato di come fidelizzare il cliente rappresenti un costo per l’azienda: ritiene che sia necessario un impianto normativo adeguato in materia?

La fidelizzazione del cliente è fondamentale non solo per garantire valore all’azienda, ma anche per poter offrire al cliente stesso soluzioni sempre più competitive e vicine alle sue esigenze. Potersi relazionare a lungo con il consumatore consente di comprenderne meglio i bisogni futuri e, di conseguenza, poterne soddisfare le aspettative con reciproca soddisfazione.

In questo contesto un impianto normativo meno complesso dell’attuale consentirebbe alle aziende di muoversi più rapidamente e con minori costi operativi. Si pensi oggi alla modalità di teleselling richiesta per proporre un servizio aggiuntivo ad un proprio cliente: la procedura attuale è di fatto analoga per complessità e costi a quella relativa all’acquisizione di uno nuovo. 

Appurato che il costo dell’energia sia la leva a cui i consumatori fanno maggiormente attenzione nello scegliere un determinato operatore, quali sono le altre leve principali e che costi hanno?

Il Brand prima di tutto: notorietà e affidabilità dell’azienda sono da sempre e rimangono tutt’oggi i principali driver nella decisione di acquisto di un servizio. Naturalmente è anche rilevante la modalità di comunicazione e l’efficacia delle campagne con cui le aziende si rivolgono ai propri potenziali clienti: un messaggio chiaro e coinvolgente  è  infatti in grado di influenzarne le scelte.

passaparola.jpgNon trascuro poi il passa-parola: i propri clienti sono i migliori testimoni della serietà dell’azienda, della qualità del servizio erogato  e della competenza  del personale dedicato alla vendita. Se promuovere un brand implica importanti investimenti in comunicazione, diversamente il passa-parola non ha costi.

Axpo, per dimensioni aziendali e obiettivi commerciali, persegue più la valorizzazione del rapporto con il cliente, che la promozione dell’immagine attraverso campagne media. Puntiamo infatti a farci conoscere per l’elevata qualità del servizio erogato e per la capacità di mantenere le promesse illustrate da una qualificata rete di vendita. 

Considerato che le utilities stanno mutando i propri tratti distintivi trasformandosi in aziende “multi-player”, quale ruolo assumono le partnership?

Direi che le partnership, con aziende tecnologiche e di servizi, siano praticamente indispensabili per poter garantire allo stesso tempo l’ampiezza e la qualità costante della propria offerta. In Axpo selezioniamo i migliori partner per poter offrire soluzioni innovative, personalizzate e sempre aggiornate. La qual cosa non sarebbe sostenibile economicamente, né praticabile in tempi rapidi  attraverso uno sviluppo realizzato esclusivamente in-house. 

In questo contesto appare significativo il paradigma “open innovation”, ovvero ricorrere ad idee esterne, così come a quelle interne, per accedere a nuovi mercati o per aumentare le proprie competenze. Questo assunto sta trovando modelli di applicazione nella vostra realtà?

open-innovation.jpgCondividiamo pienamente l’idea che l’innovazione debba nascere da team interdisciplinari, costituiti sia da persone interne, che esterne all’azienda, anche provenienti da altri settori. Internamente abbiamo infatti costituito dei gruppi di lavoro al fine di mettere a fattor comune competenze ed esperienze diverse. Questo approccio lo stiamo sperimentando anche a livello internazionale con la creazione di team trasversali ai paesi e ai vari reparti aziendali e che si avvalgono di formatori e consulenti esterni. Questi team sono focalizzati sullo studio di soluzioni innovative da poter sperimentare nei diversi paesi e nei diversi segmenti di mercato

 

Intervista ad Alessandra Frigato Bonello, Responsabile Operations presso Axpo Italia, a cura di Orizzontenergia.

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Innovazione: I sistemi d'intelligenza artificiale nelle utilities Thu, 28 Sep 2017 14:33:33 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/tecnologia/453885.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/tecnologia/453885.html Orizzontenergia Orizzontenergia Piero Poccianti, Vice Presidente dell'Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale, ha risposto alle nostre domande relative, principalmente, al rapporto tra i sistemi di intelligenza artificiale e le utilities. Al momento l'ottimizzazione delle fonti energetiche e l'automazione dei call center sono gli ambiti in cui sono state registrate le maggiori applicazioni dei sistemi di A.I. Nel corso dell'ultima edizione dell'evento Utility Day 2017, organizzato da IKN, si è anche parlato dei principali risultati raggiunti e delle prospettive future delle soluzioni di A.I. 

Quali sono i principali ambiti applicativi dei sistemi di A.I. nelle utilities?

Nel tempo i sistemi di A.I. (Artificial Intelligence) hanno sviluppato moltissime tecnologie e paradigmi. Oggi ne parliamo tutti, in realtà sono decenni che abbiamo realizzazioni di A.I. nascoste negli elettrodomestici, nei sistemi di previsioni (per esempio dei consumi), in applicazioni in grado di rilevare le frodi, di segmentare la clientela, di esprimere la conoscenza di un esperto in un determinato ambito.

Oggi ne parliamo perché alcune applicazioni hanno cominciato ad uguagliare e superare le capacità umane. Pensate a Watson che supera i grandi campioni di Jeopardy, ad AlphaGo che batte i campioni di Go (cosa che pensavamo impossibile, dato il livello di complessità del gioco),  alle applicazioni diagnostiche che superano i medici specializzati.AlphaGo-Lee-Sedol-game-3-game-over.jpg

La Electronic Frontier Foundation sta creando una metodologia di misura e una base dati per confrontare in ambiti specifici le capacità delle macchine con quelle dell’uomo. Ci sono diversi ambiti dove le macchine da qualche anno, superano l’uomo. In realtà non sono macchine intelligenti in senso generale. Io le chiamo “Idiot Savant Artificial Intelligence”. Sono geni in ambiti ristretti. Siamo molto lontani da costruire una macchina intelligente in senso generale.

Esistono diversi studi che cercano di predire l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nel tempo. L’amministrazione Obama prima di concludere il suo mandato ha prodotto due studi:

La Stanford University ha dichiarato un programma di studi per 100 anni in avanti, aggiornato ogni 5 anni sugli impatti dell’Intelligenza Artificiale sul nostro modo di vivere. La prima release è stata redatta a Settembre 2016.

Premesso ciò, parliamo ora di alcune applicazioni partendo dallo scenario attuale dell’economia e delle utilities.

Uno dei primi utilizzi riguarda l’ottimizzazione delle fonti energetiche, la loro orchestrazione in base alle previsioni dei consumi su vasta scala. Esistono moltissimi lavori in questo ambito con sistemi capaci di prevedere, ragionare, pianificare e ottimizzare.

Dovete tener conto che lo sviluppo di sistemi di previsione che analizzano big data e imparano da questi modelli predittivi è in continua evoluzione e ha raggiunto un buon grado di maturità.

Gli strumenti di machine learning sono diventati di moda, anche grazie alle potenze di calcolo che abbiamo a disposizione a partire da array di Graphic Processing Unit e, più recentemente, dei Field Programmable Gate Array.

I primi sono processori grafici che contengono moltissimi core elaborativi (una volta utilizzati solo per il rendering grafico ed i videogiochi, ed oggi anche per calcolo parallelo), i secondi processori configurabili ed assemblabili mediante linguaggi di programmazione specifici capaci di realizzare processori dedicati a determinati compiti (anche questi intrinsecamente paralleli e a adatti a compiti analoghi ai primi).

In particolare i nuovi strumenti di modellazione delle deep neural network possono sfruttare queste nuove tipologie di processori e raggiungere performance precedentemente inarrivabili.

162685822.jpgUn secondo ambito è quello dell’automazione parziale o totale dei call center con la possibilità di rispondere all’utente colloquiando in linguaggio naturale e risolvendo il suo problema specifico (sia questo di natura amministrativa, che segnalazione di guasto, ecc.).

Dobbiamo pensare poi anche ad una prospettiva di evoluzione dello scenario economico ed ecologico e di quale ruolo avranno le utilities in questi cambiamenti, inserendo anche nel ragionamento le possibilità dell’Intelligenza Artificiale.

L’impatto sull’ambiente delle attività umane è ormai innegabile. Ma esiste anche un problema nell’economia del benessere che è ormai diventata globale.

Il modello sta andando in crisi. Anche perché sembra che sia rimasto solo, senza alternative. Un modello unico è destinato a soccombere, manca l’evoluzione.

Io ritengo, insieme a molti altri, che dovremo cambiare il modello, andando verso una economia circolarenella quale non esistono rifiuti, ma ogni cosa viene utilizzata e riutilizzata in cicli simili a quelli con cui la vita sul pianeta opera dalla sua nascita.

In questo scenario l’Intelligenza Artificiale diventerà ancora più importante per supportare le nostre decisioni e definire scenari nuovi di costruzioni di città a misura d’uomo, non soltanto per ridurre gli impatti ambientali ed i costi, ma anche per produrre nuovi servizi, benessere in un modello armonizzato con l’ambiente. 

L’intelligenza artificiale può conferire vantaggi alle utilities in modo tale che anche il consumatore finale se ne avvantaggi? E’ possibile un processo di trasferimento dei benefici?

hqdefault.jpgProgressivamente l’utente disporrà di dispositivi dedicati che lo conoscono e sono capaci di colloquiare con lui: per primi gli smartphone, ma a breve avremo anche altri dispositivi (Amazon Echo, Google Now che per ora parlano solo inglese). Questi dispositivi saranno capaci di interagire anche con la domotica in casa. Per far questo ci serviranno anche standard di comunicazione fra device diversi e app di diversi produttori.

Appare difficile costruire standard di questo genere. E’ invece promettente l’utilizzo di Ontologie basate sugli standard del semantic web che consentano di far parlare data base e linguaggi diversi interagendo e mettendo in comunicazione vocabolari eterogenei.

Attraverso questi strumenti sarà possibile usufruire di servizi, anche di aziende diverse, in modo trasparente. La complessità verrà risolta dai dispositivi (o meglio dai servizi cloud che sottendono allo stesso).

A mio avviso dovremo decentrare la produzione di energia e il suo consumo. Questo significa che le utilities dovranno cambiare radicalmente il proprio modo di fare business. Da fornitori di energia a orchestratori dei fornitori. Se non riusciranno a fornire un beneficio tangibile all’utente finale in questo scenario rischiano di essere soppiantati da altri attori più efficienti.

Anche per questo avranno bisogno di strumenti di analisi del mercato sempre più smart, capaci di integrarsi in una visione olistica dell’ambiente e dell’utente finale.

L’avvento dell’Internet Of Things apre lo scenario all’interazione e la gestione tra device intelligenti e connessi con l’AI. 

Secondo il suo punto di vista, il cittadino di oggi è pronto a farsi supportare nelle proprie decisioni in ambito energetico da sistemi di A.I?

robot_620x410.jpgRitengo che il cittadino oggi abbia davanti uno scenario sempre più complesso. Nel quale ha difficoltà a prendere decisioni.

Probabilmente non vorrà demandare le proprie ad un sistema dotato di autonomia. Sempre più però le decisioni potrebbero avere necessità di immediatezza e autonomia.

Questa problematica è stata affrontata da tempo nei sistemi di Intelligenza Artificiale che prendono il nome di sistemi di supporto alle decisioni.

  • L’utente deve essere in grado di configurare il sistema decidendo in quali situazioni lo stesso può precedere in modo autonomo e in quale altre può solo suggerire comportamenti e attività;
  • L’utente deve poter esaminare il log delle operazioni effettuate chiedendo spiegazioni e la macchina deve saper spiegare il proprio comportamento;
  • Nel caso non esista una regola esplicita, ma sia un comportamento imparato dall’esperienza, la macchina deve citare i casi da cui ha imparato il comportamento dall’utente.

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Intervista a Piero Poccianti, Vice Presidente dell'Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale, a cura di Orizzontenergia.

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Efficienza energetica: E' tutta una questione di cambiamento comportamentale? Thu, 28 Sep 2017 14:30:16 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/letteratura/453884.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/letteratura/453884.html Orizzontenergia Orizzontenergia Antonio Disi, Responsabile del servizio Comunicazione e Formazione dell'Unità Tecnica Efficienza Energetica - ENEA, ha raccolto nel libro "Storie di Ordinaria Energia" una serie di racconti basati sull'inevitabile quotidianità tecnologica in cui l'uomo moderno è immerso.  Con ironia e disincanto l'autore ci trasporta in problemi ed imprevisti, legati all'energia ed all'efficienza energetica, in cui il protagonista di turno incappa. Alla fine dell'intervista sono presenti i link ad alcuni dei racconti contenuti nel libro.

Storie di ordinaria energia” è una raccolta di racconti basati sul rapporto conflittuale dell’uomo moderno con l’energia ed il risparmio energetico: ci racconta come è nata l’idea di questi racconti? Crede che davvero l’uomo moderno sia così “impacciato” nel rapportarsi con le nuove tecnologie?

Più che un uomo che si ‘rapporta’ con la tecnologia mi piace pensare ad un uomo che ‘è tecnologia’ e i miei racconti nascono principalmente osservando gli uomini nella propria quotidianità tecnologica. Noi abitiamo tecnologicamente, ci muoviamo tecnologicamente, mangiamo tecnologicamente e per fare questo utilizziamo l’energia nelle sue diverse forme che diventano una variabile costante capace di condizionare la nostra vita nel bene e nel male.

STORIE DI ORDINARIA ENERGIA - Antonio DisiStorie di ordinaria energia parla proprio di questo considerando  l’uomo, la tecnologia e l’energia come un tutt’uno e raccontando, ad esempio, i drammi che possono nascere da improvvisi cambiamenti come nel caso di Smart China il cui protagonista vive di espedienti, taroccando i contatori dell’Enel fino a quando non vengono sostituiti dagli smart meter; oppure Miracolo tecnologico, dove un eroe metropolitano cerca di alleviare la propria povertà energetica attraverso intercessioni celesti; o anche Diogas in cui l’energia accompagna il riscatto sociale di un emarginato.

Uomo, tecnologia ed energia sono una simbiosi naturale ma quasi inestricabile quando tentiamo di concettualizzarla. E’ proprio lì il problema! Sarebbe come chiedere a un individuo di preoccuparsi della quantità di energia necessaria per alimentare la fotosintesi di un albero di mele prima di mangiare una mela. Nessuno lo farebbe mai se non gli esperti di botanica. Io ho provato a farlo creando, attraverso  il racconto, un luogo di riflessione in cui  i lettori/consumatori possano entrare ed uscire senza timore, riconoscendosi nei personaggi, amandoli o anche odiandoli. Qui l’ironia, il sarcasmo e le atmosfere surreali diventano un mezzo per rompere le barriere che tengono lontani i consumatori, restituendo leggerezza e umanità al tema.

In Italia il mondo accademico, le istituzioni e la letteratura considerano i comportamenti degli individui un pilastro per rendere efficaci le politiche di efficienza energetica. Qual è il peso che rivestono effettivamente i comportamenti rispetto alle tecnologie che vengono utilizzate nei processi di efficienza energetica?

I programmi che si basano sul cambiamento comportamentale stanno ricevendo sempre più attenzione sulla scena europea ed internazionale, perché ritenuti in grado di poter offrire opportunità finora inesplorate: da un lato strumenti di business e risparmi energetici significativi non considerati, e dall'altro un beneficio ambientale tangibile e diffuso. Secondo i dati della UE e dell'Agenzia Internazionale per l'Energia, infatti, le modifiche di comportamento che fanno crescere la domanda di efficienza energetica (quelli direttamente collegati all'uso ottimale delle tecnologie correnti o quelli più strettamente legati a un vero e proprio cambiamento culturale) potrebbero consentire un risparmio energetico dal 5 al 20% della spesa complessivo dei consumatori. Una bella sfida che l’ENEA ha accettato con piacere e di cui abbiamo parlato in maniera diffusa in un volume presentato a giugno di quest’anno dal titolo ‘Cambiamento comportamentale ed efficienza energetica' il cui scopo è fornire indicazioni utili ai vari attori interessati a strategie e progetti finalizzati al cambiamento comportamentale del consumatore finale di energia.

Nella società attuale in cui i mass media raggiungono costantemente livelli di pervasività molto alti nel nostro quotidiano, come si innestano cambiamenti comportamentali duraturi? L’ aspetto virale dell’informazione, rivolta quindi alle masse, è adatto a generare un cambio di paradigma nei comportamenti oppure l’approccio più efficace è di tipo one-to-one?

Non penso che il problema risieda esclusivamente nei cosiddetti meccanismi di ingaggio dell’utente finale che possono essere ottenuti sia attraverso approcci sistemici o anche individuali e che basti trasferire un’informazione anche se completa e proveniente da fonti accreditate. Il percorso di cambiamento comportamentale passa attraverso diversi stadi e l’informazione è solo il primo di questi. Nel grafico allegato è descritto l’intero percorso che, non a caso, è raffigurato come una scala i cui gradini rappresentano i diversi stadi da raggiungere per innescare i cambiamenti necessari.

 

Dopo aver sensibilizzato e informato sulle opportunità bisognerebbe persuadere e motivare  creando una consapevolezza del problema e del cambiamento comportamentale desiderato. Successivamente dovremmo essere capaci di educare stimolando la volontà di agire, rendendo concreti gli obiettivi da raggiungere e agevolando l’azione. Infine, compito più arduo, c’è bisogno di  rafforzare il cambiamento in modo da mantenerne gli effetti e  sostenendo il cambiamento comportamentale.

Per quanto concerne la comunicazione sui temi dell’efficienza energetica e della sostenibilità nonostante l’invasività dei media, i soggetti più attivi rimangono istituzioni e pubbliche amministrazioni. Considera positivo questo aspetto oppure crede che ci sia bisogno di un supporto maggiore da parte dei media, che ad oggi nella maggior parte dei casi adottano un approccio più informativo che critico/riflessivo?

Gli attori del cambiamento sono tanti ed il problema principale è quello di far percepire a tutti che qualcosa stia cambiando, poi il resto verrà da sé. In generale, il ruolo dello Stato è quello di guidare tale cambiamento, prevedendo strumenti di informazione a corredo delle proprie politiche e collaborando con  i diversi attori alle varie scale territoriali ‘moltiplicatori del messaggio’ affinchè quest’ultimo raggiunga l’utenza finale mantenendo la propria forza ed evitando la dispersione lungo la strada .

In questo modo il messaggio proveniente dal centro potrà raggiunge da un lato direttamente il ricevente (cittadini, imprese, PA) e dall’altra si svilupperà passando attraverso soggetti intermedi (media e imprese) che da riceventi decodificheranno il messaggio per poi ricodificarlo nel ruolo di nuovi emittenti, aggiungendo i propri codici e valori e veicolandolo attraverso un nuovo flusso di comunicazione. Insomma, un gioco di squadra che dovrà far percepire i cambiamenti in atto e la necessità di adeguarsi.

Questo è l’approccio che abbiamo adottando della Campagna ‘Italia in Classe A la prima Campagna Nazionale di informazione e formazione sull'Efficienza Energetica, di durata triennale, promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzata dall'ENEA. L'iniziativa dà concreta attuazione all'art.13 del Decreto Legislativo 102/2014 ed è rivolta alla P.A., alle PMI, agli Istituti bancari e ancora alle famiglie e agli studenti. L'obiettivo principale della Campagna è far conoscere l'importanza del risparmio, dell'efficienza energetica e fornire gli strumenti e le opportunità per realizzarli.

Il suo ultimo impegno come promotore dei temi del risparmio energetico e dell'efficienza energetica, l'ha vista protagonista alla 74 edizione del Festival del Cinema di Venezia con il progetto “#CinemaInClasseA”. Poter contare su un evento di tale portata è un bel passo in avanti per diffondere la cultura dei comportamenti sostenibili. Ci racconta la sua esperienza al Festival?

Il protagonista principale a Venezia è sempre il cinema e possiamo essere veramente fieri di ospitare nel nostro Paese una kermesse internazionale che è considerata un tappa obbligata per i film che concorreranno all’Oscar. Proprio da Hollywood nasce la sensibilità verso i temi ambientali nel mondo del cinema che ha suggerito alla manifestazione di istituire, in collaborazione con Green Cross Italia, un premio collaterale dal titolo Green Drop Award dedicato ai film in competizione che meglio abbia interpretato i valori dell'ecologia e dello sviluppo sostenibile. Quest’anno, insieme al Green Drop Award, è stato consegnato un premio speciale ENEA ‘Cinema in classe A’ al film "Nobili bugie", prodotto dalla Genoma Films, che ha usato pratiche di sostenibilità durante i processi produttivi.

Il premio fa parte  del progetto dell’ENEA dal titolo  ‘Cinema in Classe A’ che ha diversi obiettivi. Il primo è quello di ridurre i consumi della filiera cinematografica, che può essere considerata una filiera industriale a tutti gli effetti, attraverso l’applicazione di un protocollo dedicato che ottimizzi l’intero processo attraverso interventi sulle tecnologie e sul loro uso, con particolare riferimento alla mobilità. Inoltre pensiamo che il cinema sia un driver formidabile per la diffusione dei messaggi da inserire all’interno dei prodotti cinematografici rivolgendosi ad un target trasversale dal punto di vista sociale. Infine ci occuperemo delle sale che rappresentano i contenitori dove si concretizza la magia del cinema riunendo nello steso luogo una collettività che condivide principi, sentimenti ed emozioni. Dai dati in nostro possesso emerge che tali luoghi presentano consumi energetici su cui si potrebbe intervenire senza sforzo ottenendone un ritorno in termini di risparmi economico e di riduzione della CO2 emessa. Il tutto potrebbe essere agevolato grazie all’intervento del Mibact e delle Film Commission regionali che potrebbero concedere premialità in fase di finanziamento ai film che rispondano a criteri green.

Alcuni dei racconti presenti nel libro "Storie di ordinaria Energia":

 

Intervista ad Antonio Disi, Responsabile del servizio Comunicazione e Formazione dell'Unità Tecnica Efficienza Energetica - ENEA, a cura di Orizzontenergia.

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Bollette: Il problema della fatturazione sui consumi stimati Thu, 28 Sep 2017 12:30:31 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/453862.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/453862.html Orizzontenergia Orizzontenergia In collaborazione con l'Associazione Codici - Centro per i diritti del Cittadino, vi presentiamo qui di seguito la vicenda di una signora la cui disavventura, protattasi per tre anni, ha visto come elemento di discordia varie bollette basate su consumi stimati e una mancata conferma di cessazione della fornitura. Oltre al racconto della vicenda vi forniamo dettagli e consigli utili nel caso in cui malauguratamente anche voi doveste ritrovarvi protagonisti di una situazione del genere.

IL CASO

Durante l’Agosto 2013 l’Associazione Codici ricevette una richiesta di aiuto da parte di una signora la quale aveva deciso di chiudere il rapporto di fornitura di energia elettrica, con il proprio operatore, servita in regime di maggior tutela. Una volta analizzata la documentazione fornita, da subito è risultato evidente che le fatture pagate erano state ampiamente sovrastimate da parte dell’operatore, motivo per cui si decise di sporgere reclamo.

Da ulteriori riscontri è emerso che, nel periodo in cui la fornitura veniva correttamente erogata, era stato sostituito il contatore e comunicata l’effettiva lettura di cessazione della fornitura.

A seguito del primo reclamo ne vennero presentati altri anche allo sportello del consumatore dell’Autorità per l’energia per verificare l’effettiva lettura di cessazione; i tentativi risultarono però vani.

L’Associazione Codici rimarca la profonda contrarietà in merito alla prassi di effettuare fatturazioni basate sui consumi stimati, in quanto non viene così data possibilità al consumatore di conoscere i propri effettivi consumi e valutare conseguentemente un miglior utilizzo dell’energia elettrica.

ESITO FINALE

Il caso si è concluso circa 3 mesi fa quando finalmente l’operatore ha riconosciuto l’errore nella fatturazione riservando un conguaglio pari a 480 euro in favore della signora che, anche grazie al supporto dell'Associazione Codici, è riuscita a riappropiarsi di una somma ingiustamente versata.

CONSIGLI UTILI

In casi come questi il consumatore non può fare altro che monitorare i propri consumi, e qualora riscontri delle anomalie si consiglia di sporgere subito un reclamo richiedendo informazioni in merito al fornitore dell’utenza.

Per consulenze e reclami in materia di energia rivolgersi ai seguenti link dell’Associazione oppure allo sportello ai seguenti recapiti: 06.5571996 o inviare una email a segreteria.sportello@codici.org. Lo sportello è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00

CODICI-680x365.jpgPer qualsiasi dubbio o chiarimento contattate l’Associazione Codici tramite il sito http://codici.org/energia.html, inviando una email all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org o telefonando al numero 06.5571996 dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13 e dalle 14 alle 17.

 

 

Orizzontenergia.it - CODICI

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Bollette: Chi lascia il contatore vecchio per uno nuovo sa quello che lascia ma non sa quello che trova Wed, 14 Jun 2017 13:41:06 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/societa_civile/varie/436622.html http://zend.comunicati.net/comunicati/societa_civile/varie/436622.html Orizzontenergia Orizzontenergia In collaborazione con l'Associazione Codici - Centro per i diritti del Cittadino, vi presentiamo qui di seguito la vicenda di un'Associazione culturale a cui sono stati fatturati importi errati successivi alla sostituzione del contatore. Oltre al racconto della vicenda vi forniamo dettagli e consigli utili nel caso in cui malauguratamente anche voi doveste ritrovarvi protagonisti di una situazione del genere.

 

IL CASO

Il caso che racconteremo qui di seguito ha come protagonista un’Associazione culturale che nel Febbraio 2015, congiuntamente con la sostituzione del contatore richiese anche la lettura di cessazione. Al momento della sostituzione del contatore i consumi risultarono essere, correttamente, pari a zero; tuttavia fu la lettura di cessazione a risultare errata in quanto comprensiva dei consumi pregressi afferenti anche il contatore precedente.

Pochi giorni dopo venne richiesto un ricalcolo dei consumi all’operatore, il quale prontamente inviò all’associazione una fattura pari a 97 euro relativa al periodo tra il 1° Dicembre 2014 ed il 31 Dicembre 2015. La fattura venne regolarmente pagata.

Tuttavia è dal 30 Novembre 2015 che la situazione iniziò a complicarsi considerevolmente, infatti l’operatore inviò all’Associazione culturale una fattura di conguaglio pari a 2.902 euro(!); la fattura venne da subito contestata, con il supporto di CODICI, all’operatore in quanto relativa ad un arco temporale compreso tra Dicembre 2002 ed Ottobre 2015, i cui consumi non solo risultavano stimati ma anche ultraquinquiennali e quindi non dovuti.

A Febbraio 2016, a seguito della contestazione, l’azienda erogatrice di energia mandò nuovamente all’Associazione una bolletta, questa volta di rettifica, pari a 1.505 euro accogliendo solo parzialmente le richieste comunicate con la prima contestazione; la fattura di rettifica infatti è stata calcolata solamente sulla lettura di cessazione del primo contatore. Nonostante la lettura di cessazione fosse corretta (così come i consumi dell’ultimo anno registrati dal nuovo contatore) venne contestata anche la bolletta di rettifica in quanto conteneva un errore di fondo: all’Associazione vennero infatti addebitati i consumi del vecchio contatore relativi al periodo 2002-2015 come se non fosse mai stata pagata alcuna fattura, cosa invece regolarmente avvenuta. In sintesi il conguaglio comprendeva i consumi totali stimati (2002-2015) in aggiunta alla richiesta di un ulteriore pagamento per lo stesso periodo.

La situazione si fece ancora più grave in quanto l’Associazione non fu più in grado di svolgere la propria regolare attività, perché gli venne addirittura “staccata” l’utenza senza alcun adeguato comunicato come da norme decretate dall’AEEGSI.

 

ESITO FINALE

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Ai due reclami inviati all’operatore è seguita la conciliazione, dove l’Associazione supportata da Codici è riuscita ad ottenere l’annullamento della bolletta da 1.505 euro ed ha inoltre ricevuto 200 euro di credito ed un ristoro conciliativo pari a 300 euro.

 

 

CONSIGLI UTILI

Si sottolinea il disappunto di Codici in merito alla prassi di effettuare fatturazioni basate su consumi stimati, in quanto in primo luogo non viene conferita al consumatore la possibilità di conoscere i propri reali consumi, ed in secondo luogo viene periodicamente emessa una fattura a conguaglio.

Il consiglio che l’Associazione Codici rivolge ai consumatori è di effettuare periodicamente un’auto lettura del proprio contatorecomunicando successivamente all’operatore i consumi rilevati. Inoltre nei casi in cui venga sostituito il contatore è molto importante rilevare l’ultima lettura e farsi rilasciare dall’azienda che eroga il servizio un certificato di conformità ed uno di sostituzione, in cui vengono riportate le caratteristiche del nuovo contatore, i dati di consumo del precedente ed il numero di matricola.

Molto spesso la sostituzione del contatore è causa di errori di fatturazione come nel caso appena descritto. 

CODICI-680x365.jpgPer qualsiasi dubbio o chiarimento contattate l’Associazione Codici tramite il sito http://codici.org/energia.html, inviando una email all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org o telefonando al numero 06.5571996 dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13 e dalle 14 alle 17.

 

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Efficienza energetica: L'influenza del format di vendita sul risparmio energetico Wed, 14 Jun 2017 13:40:02 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/ecologia/436621.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/ecologia/436621.html Orizzontenergia Orizzontenergia Stefano Lucentini, Direttore Generale - Gruppo Todis, durante l'ultima edizione del convegno "Retail&Food Energy 2017" (organizzato da IKN) ha discusso con noi delle pratiche di efficienza energetica che hanno generato i maggiori risparmi dei punti vendita Todis e del proprio percorso professionale, iniziato dalla carica di Direttore Sviluppo ed arrivato a quella attuale di Direttore Generale.

 

Dott. Lucentini, da un anno è Direttore Generale del Gruppo Todis, un gruppo in forte espansione con oltre 200 punti vendita. Com’è stato questo percorso verso il successo, tra difficoltà e opportunità?

E’ stato certamente un percorso lungo ma lineare nel settore GDO attraverso posizioni di coordinamento e sviluppo delle reti e degli uffici tecnici. In particolare in Todis sono stato nominato nel 2011 come Direttore Sviluppo per armonizzare una realtà in crescita ma parzialmente disomogenea. Il gruppo Todis possiede una rete di vendita composta da circa 200 negozi di cui circa un centinaio nel Lazio.

Vi era la necessità di creare un format da replicare nelle varie realtà territoriali tramite un processo di standardizzazione che però concedesse un giusto grado di libertà ai singoli gestori. L’esperienza pregressa gestionale negli uffici tecnici mi ha condotto a pensare che una simile funzione sarebbe stata utile e funzionale anche alla crescita di Todis, che di fatto fino a quel momento terzializzava questa attività.

Già a partire dal 2013 nuovi format sono stati applicati, questo ci ha consentito di lavorare anche sull’efficientamento energetico arrivando a saving anche importanti, negli ultimi due anni intorno ai 150.000€.

Inoltre l’ufficio tecnico interno – accettato dal top management di Todis - ha fatto emergere ulteriori pratiche di efficientamento replicabili nelle varie unità. In effetti quello energetico è il terzo costo che la grande distribuzione affronta: circa il 1.5-2% del fatturato, dopo il 8-10% del costo del personale ed il 2-3% del costo di struttura.

 

Avendo ricoperto in precedenza anche l’incarico di Direttore Sviluppo e Tecnico, quali sono state le sfide principali? Nell’ambito dell’efficienza energetica quali le tipologie di interventi, modalità e mezzi più efficaci ha sperimentato?

In effetti gli interventi sono stati molteplici. A partire dalla fase progettuale della struttura,  come i cappotti termici o le controsoffittature, agli interventi sugli impianti di illuminazionerefrigerazione e condizionamento. Non si tratta solo di interventi tecnici ma anche di influenzare il comportamento.

Ad esempio le luci dei piazzali che restavano accese per tutta la notte o l’apertura di tutte le celle frigorifere allo scarico dei prodotti: modalità operative scorrette, che non solo danneggiano i consumi ma anche i prodotti.

In ogni caso abbiamo messo ordine anche nel processo di efficientamento ponendo come punto di partenza il monitoraggio dei consumi (globali, per punto vendita, per singole voci e tramite curve temporali), attività che abbiamo promosso anticipando la direttiva introdotta nel 2014.

E’ questo il primo strumento per definire le priorità ed una corretta strategia di efficientamento, accompagnata da una reportistica efficace ed una storicizzazione dei dati.  Solo a questo punto si possono definire dei benchmark e verificare l’efficacia degli interventi, tenendo conto che quelli comportamentali sono spesso a costo zero, salvo un’opportuna formazione.

 

Aver promosso l’idea di un ufficio tecnico interno quale valore aggiunto ha prodotto all’azienda? Lo suggerirebbe in tutte le realtà GDO o limitatamente a quali contesti?

I risultati ci sono stati. Vi porto un esempio per tutti: abbiamo abbattuto in tre anni del 25% i costi di realizzazione di un punto vendita. Senza rinunce su qualità, sicurezza o estetica del punto vendita (anzi!), ma semplicemente facendo scelte più razionali su fornitori e attrezzature.

Il valore aggiunto dell’ufficio tecnico interno alla struttura è la conoscenza che resta nella struttura stessa e non viene dispersa, se opportunamente tradotta in fatti e assimilata e diffusa fra le persone di competenza.

 

In base alla sua esperienza cosa suggerirebbe ai Direttori Tecnici per il loro percorso di crescita verso posizioni di top management in azienda?

A mio parere è importante non fermarsi al ruolo. Le competenze vanno costantemente accresciute e aggiornate, si acquisiscono ma non bastano. Bisogna avere perseveranza e buon senso: valori che non pongono limiti. Inoltre l’attitudine al confronto con le visioni degli altri, allo scambio di opinioni, pratiche, modalità operative permette di cogliere le sfide e guardare oltre.

Un leader quindi deve acquisire autorevolezza, non contare solo sulla propria autorità di ruolo, ed essere alla ricerca dell’innovazione, che è un concetto ampio, da non circoscrivere solo all’ambito tecnologico.

 

Intervista a Stefano Lucentini, Direttore Generale - Gruppo Todis, a cura di Orizzontenergia.

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Efficienza energetica: Relamping, protocolli ed occuopazione del suolo Wed, 14 Jun 2017 13:39:11 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/ecologia/436620.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/ecologia/436620.html Orizzontenergia Orizzontenergia Fabio Minghetti, Director of Technical Development & Real Estate - Leroy Merlin, ci presenta le azioni in termini di efficienza energetica e sostenibilità implementate all'interno degli spazi commerciali di Leroy Merlin. Protocolli di sostenibilità, relamping ed utilizzo di rinnovabili sono alcuni dei punti emersi durante l'intervista rilasciata nel corso dell'ultima edizione del convegno "Retail&Food Energy 2017" organizzato da IKN.

 

Leroy Merlin, come ha percepito gli aspetti di protocollo e certificazione della sostenibilità: obbligo, opportunità, costo?

Ritengo si possa parlare di un’ opportunità venutasi a creare da un obbligo. Questi protocolli ci hanno obbligato a ricercare delle nuove tecnologie, a realizzare un nuovo modo di costruire e a ideare un nuovo modo di affrontare la progettazione strutturale ed impiantistica dei nostri nuovi punti vendita. Gli aspetti di protocollo e certificazione hanno comportato degli aggravi di costo iniziali, rispetto ad una costruzione tradizionale, ma sono convinto che l’ammortamento di tali costi si realizzerà nel giro di pochi anni viste le performances che le strutture e gli impianti ci stanno già dando.

 

Focalizzandoci su alcuni elementi di sostenibilità, nella GDO l’illuminazione è uno degli elementi di costo più importanti sui quali si può maggiormente incidere. Leroy Merlin cosa sta pianificando e quali sono i risultati raggiunti nel comparto dell’illuminazione?

Stiamo affrontando un progetto di relamping in tutta la nostra rete; è una sfida molto importante che stiamo approcciando con due diverse tecnologie di corpi lampada e che ci sta dando grandi elementi di soddisfazione. Il progetto è iniziato lo scorso anno con il relamping di 7 punti vendita che ha generato un risparmio di circa il 40-45% rispetto all’esistente. La grande sfida per il 2017 è il relamping di 35 punti vendita da ultimarsi entro l’anno: è un impegno importante per la società che ha creduto ed investito in questo progetto. Noi siamo certi che garantiremo un risparmio energetico di circa 180.000 kilowatt che, tradotti in risparmio economico, corrispondono a circa 2/2,5 mln. di euro all’anno.

 

Altro comparto che può essere considerato nell’ottica di costo/opportunità è quello della generazione. Dal 2012 avete ampliato il parco fotovoltaico, con quali risultati? State considerando alcune soluzioni tecnologiche? L’accumulo è troppo lontano?

Per l’accumulo l’orizzonte è ancora lontano. Per il fotovoltaico abbiamo una partnership con Helexia che è una società del nostro gruppo con cui collaboriamo ed installiamo impianti fotovoltaici sulle coperture dei punti vendita esistenti e di nuova realizzazione. Abbiamo già realizzato 10 impianti e abbiamo in programma nel 2017 di realizzarne altri 4 sul territorio nazionale la cui potenza media si aggira intorno ai 350 kilowatt di produzione. Stiamo proseguendo con la nostra campagna di riduzione delle emissioni di Co2 perché poniamo la massima attenzione alla salvaguardia del territorio che ci ospita e dei suoi abitanti ed inoltre vogliamo percorrere la strada in continua evoluzione dell’innovazione tecnologica.

 

Restando sul tema della sostenibilità, parliamo dell’occupazione del suolo: c’è grande sensibilità per la riduzione del consumo del suolo e l’utilizzo di aree dismesse, ci vuole dare qualche informazione su questo argomento?

La normativa anche in questo caso ci ha spinto a modificare il nostro modo di percepire lo sviluppo immobiliare. La legge sul consumo del suolo ci impone di andare a ricercare dei siti in aree già urbanizzate o dismesse e questo ci aiuta ad inserirci nei contesti urbani non qualificati o degradati trasformandoli in aree gradevoli, di entertainment ed anche, logicamente, di commercio. Alcuni nostri progetti futuri sono basati su questo tipo di programmazione ma credo questo modus operandi sarà il futuro della grande distribuzione.

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Efficienza energetica: L'utilizzo della cogenerazione in uno stabilimento produttivo Wed, 14 Jun 2017 13:38:23 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/ecologia/436619.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/ecologia/436619.html Orizzontenergia Orizzontenergia Lorenzo Innocenti, Energy Manager - Granarolo, ci ha esposto le azioni di efficientamento energetico che vengono implementate presso gli stabilimenti produttivi di Granarolo. Cogenerazione, impianti frigoriferi e produzione di vapore sono tematiche fondamentali per la fase di trasformazione industriale delle materie prime. L'intervista si è svolta in occasione dell'ultimo convegno "Retail&Food Energy 2017".

 

Nella vostra filiera produttiva, partendo da monte per arrivare a valle, quali sono le soluzioni di sostenibilità ed efficienza energetica più significative che avete implementato?

Il gruppo Granarolo segue tutta la filiera produttiva sin dalla produzione della materia prima, almeno per quanto riguarda la matrice lattiero-casearia che rappresenta la maggior parte del nostro core business. Il nostro campo di attività principale è costituito dalla fase di trasformazione industriale. In questo campo tra le soluzioni principali si annoverano quella della cogenerazione, che per uno stabilimento lattiero caseario è sicuramente uno dei primi passi da compiere per migliorare l’efficienza energetica. Le altre aree dove c’è maggior margine d’intervento sono il campo della refrigerazione, con azioni mirate a rendere più efficienti le centrali frigorifere per la parte di processo e raffrescamento celle, ed il campo della produzione di vapore dato che il nostro settore utilizza tantissima energia termica sia sotto forma di vapore sia di acqua calda, per cui lavorare sull’efficienza di questi due aspetti consente di fare degli importanti passi in avanti.

 

Considerando la sua esperienza nel campo della cogenerazione, applicata agli stabilimenti di Bologna, Pasturago Soliera e Gioia del Colle, quali sono i maggiori livelli di efficienza perseguibili?

Noi abbiamo pensato di realizzare impianti di cogenerazione nei nostri maggiori stabilimenti produttivi proprio perché da una prima analisi crediamo che questo sia il primo step da fare per migliorare i livelli di efficienza energetica. Abbiamo suddiviso questo processo per gradi sia geograficamente sia tecnologicamente; dapprima abbiamo realizzato gli impianti con un primo circuito di recupero e quindi con un primo livello di efficienza medio alto. La fase che secondo noi è la più complicata, ma anche quella con i maggiori margini di miglioramento, è la parte di recupero termico che include tutta l’interfaccia con le utilities che sono sempre viste come qualcosa di estraneo alla produzione almeno nel settore alimentare. Il nostro modus operandi implica la necessità di entrare nel dettaglio di ogni processo produttivo e riadattarlo ai concetti di un’energia a basso costo ed a basso impatto ambientale.

 

A Bologna Granarolo sta progettando un impianto a biogas che sfrutta i fanghi di depurazione. Ci vuole descrivere il funzionamento dell’impianto?

Per quanto riguarda la parte industriale negli anni passati abbiamo riflettuto su numerosi progetti che però non abbiamo portato a termine. Ad oggi stiamo per realizzare qualcosa di concreto in uno dei nostri maggiori stabilimenti che produce formaggi freschi; stiamo infatti costruendo un nuovo depuratore che prevede l’utilizzo di tutta la parte relativa alla gestione anaerobica, di biogas da fanghi di depurazione e di scarti di produzione in situ come la scotta, ovvero i reflui che hanno maggiore carica organica e possono generare più biogas. In linea con le nuove linee guida recentemente introdotte, rifletteremo anche sul biometano ma si tratta di considerazioni

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Energia: Il valore del confronto - ETS, carbon tax e competitività industriale Wed, 14 Jun 2017 13:20:19 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/societa_civile/varie/436618.html http://zend.comunicati.net/comunicati/societa_civile/varie/436618.html Orizzontenergia Orizzontenergia Articolo di Agime Gerbeti, Docente Sostenibilità Ambientale e Sociale (Università LUMSA) 

È storia di questi giorni che il neoeletto presidente Trump voglia imporre dei dazi alla frontiera sui prodotti europei. Questo sarebbe, secondo alcuni commentatori, una ritorsione perché l’Europa, qualche anno fa, ha vietato l’importazione di carne americana derivante da manzi allevati e cresciuti con l’utilizzo di ormoni.

Gli statunitensi impugnarono[1] tale divieto di fronte all’Organizzazione Mondiale del Commercio che, con la decisione WT/DS26/ARB[2], diede torto agli europei, affermando che il divieto era sostanzialmente illegittimo in quanto l’UE per valutare il rischio alla salute aveva preso in considerazione solo gli effetti di una somministrazione di ormoni effettuata in eccesso secondo la “buona condottaveterinaria”, tralasciando invece di valutare anche la somministrazione di “normale” ormoni. Nonostante questa decisione l’UE rispose come Clark Gable in Via col vento: “francamente me ne infischio”, e rifiutò comunque l’imposizione.

L’ironia di questa piccola storia è che i liberisti europei da una parte si stracciano le vesti per questa presunta illiberale ritorsione statunitense e, con la stessa argomentazione di salvaguardare una paritaria competizione industriale, cercano di imporre un nuovo dazio doganale sulle emissioni, affermando che l’Europa è virtuosa con fonti rinnovabili e gas e che questo penalizza l’industria sul costo energetico nei confronti dei competitor cinesi che vanno a carbone e quelli americani a shale gas. Industrie che crescono grazie agli ormoni emissivi.

L’emission trading scheme, l’autocratico meccanismo europeo per limitare le emissioni, appare ora (e finalmente) per quello che è, ossia uno strumento inadeguato per le emissioni e potenzialmente lesivo della competitività industriale europea qualora dovesse arrivare alla tanto cercata “efficienza di prezzo”. Quindi, a parte la Commissione Europea, quasi tutti i soggetti interessati cominciano ad abbandonare l’ETS a favore di una carbon tax vista come panacea di tutti i mali ambientali del mondo.

 

Costruire muri

La carbon tax dovrebbe essere una tassa alla frontiera sui prodotti importati da paesi con un mix energetico più emissivo e una efficienza di processo e di macchinari impiegati inferiore a quella europea.

“Dovrebbe” perché nessuno spiega veramente su quali basi andrebbero calcolate le presunte maggiori emissioni delle fabbriche estere. In altre parole con la carbon tax si pagherebbe la differenza tra i benchmark europei e le emissioni medie europee, ossia quanto pagano (più o meno) le stesse industrie europee? Ma questo significa che si dovrà fingere che le emissioni medie di una fabbrica nel distretto industriale del Fujian, nel sud est della Cina siano pari a quelle medie europee. E questa non una semplice finzione, ma una vera e propria assurdità.

Oppure questa industria dovrebbe pagare una tassa pari alla differenza tra i benchmark europei e la media, stavolta, del paese di provenienza? Questo approccio sarebbe anche verosimile ma, probabilmente, illegittimo perché ipotizzare che tutti i produttori industriali cinesi (o indiani, tailandesi etc.) si approvvigionino con un mix energetico e quindi con un livello di emissioni analogo a quello medio del paese di origine sarebbe discriminatorio esattamente come sostenere che tutti i produttori statunitensi utilizzano ormoni della crescita per l’allevamento dei loro manzi[3]. Probabilmente il WTO la dichiarerebbe illegittima. E i problemi giuridici non finirebbero certamente qui.

Eppure, senza un solido sostegno giuridico, senza neanche sapere con chiarezza cosa far pagare, da più parti si invoca la carbon border tax.

Lakshmi Mittal, chairman e chief executive di ArcellorMittal, il più grande produttore mondiale di acciaio dice che c’è l’urgenza di approvare una tassa sui beni importati in Europa da paesi che non hanno un carbon price e che questa è “the best answer on climate change”.

Anche dall’altra parte dell’oceano gli ex segretari di stato americani Baker e Shultz e l’ex segretario del tesoro Paulson in un interessante articolo intitolato “A Conservative Climate Solution: Republican Group Calls for Carbon Tax[4] si sono recentemente fatti promotori presso la nuova amministrazione di una carbon tax interna e (ovvio corollario) di una border adjustment tax[5] .

D’improvviso industriali, liberalisti europei, repubblicani e la stessa amministrazione Trump sono diventati ambientalisti militanti? È più probabile che la carbon tax alla frontiera rappresenti niente altro che una misura protezionistica come le altre, anzi migliore perché sembra essere etica, posta per il bene del mondo.

 

Lo studio di settore

Sorprende invece che molti sinceri ambientalisti sostengano l’adozione della carbon tax. Un comportamento comprensibile ma avventato. Sostenere che una carbon tax sia controproducente, ossia che di fatto incentivi le emissioni appare una provocazione, ma nella pratica economica questa sarebbe, con molta probabilità, la prima conseguenza dell’introduzione di una tassa alla frontiera sulle emissioni.

Per usare una metafora, la carbon tax alla frontiera si comporterebbe come uno studio di settore, lo strumento utilizzato dal fisco italiano per valutare la capacità di produrre reddito imponibile di liberi professionisti e società. Nel caso in argomento sarebbe come dire che l’amministrazione europea non sa quanto emetti e nemmeno le interessa, ma intanto ti tassa sulla base di una credibile approssimazione. Innanzitutto aggraverebbe realtà industriali che non meritano quel livello di imposizione perché hanno emissioni inferiori di quelle attribuite dalla Commissione europea; in secondo luogo non fornirebbe all’industria estera alcuno strumento per dimostrare che emette meno della media del paese di origine, per difendersi non potrebbe impugnare lo specifico provvedimento contro i propri prodotti ma solo impugnare la stessa carbon tax.

Infine, se viene attribuito un mix energetico/emissivo medio a un’industria, ad esempio tailandese, pari a quello medio della Tailandia, questa industria sarà tentata di approvvigionarsi di energia meno costosa per compensare la maggiore imposizione in ingresso in Europa; e quasi certamente questa energia sarà ancora più emissiva. Dunque se il prezzo del carbone e di altri vettori fortemente emissivi dovesse rimanere basso, le industrie soggette alla carbon tax alla frontiera utilizzeranno i vettori energetici più inquinanti perché meno costosi.

In altri termini, se l’Europa mi considera un “peccatore emissivo” e non mi dà alcuna possibilità di dimostrare che non lo sono, allora tanto vale esserlo per davvero e fino in fondo.

Dunque il paradossale effetto di una carbon tax potrebbe essere quello di aumentare le emissioni al livello globale.

 

ImEA, imposta sulle emissioni aggiunte

Ma se l’ETS è una misura interna e per molti aspetti lesiva della competitività industriale europea e la carbon tax non raggiunge lo scopo di incentivare una decarbonizzazione dell’economia, quali strumenti per limitare le emissioni e il riscaldamento globale?

Innanzitutto occorre smettere di pensare in termini di parti contrapposte, di feudali vantaggi di questa o di quella industria o, peggio, di questo o di quel settore dell’industria, e porre l’attenzione al contenuto specifico di carbonio nella fabbricazione dei prodotti, come se i beni sul mercato ancora contenessero le emissioni necessarie alla loro produzione e focalizzarsi su quella specifica quantità di CO2 e valorizzarla.

Se il risultato di questa valorizzazione avvantaggerà l’industria europea o un’altra dipenderà solo dalla reale efficienza emissiva dei processi industriali, del mix energetico utilizzato. La competizione sul mercato deve avvenire in futuro anche in base alle emissioni che sono state prodotte, la CO2 dovrà essere il nuovo parametro competitivo, il valore della speranza posta tra la qualità e il prezzo.



[1] EC Measures concerning meat and meat productions (hormones). Arbitration under Article 21.3(c) of the Understanding on Rules and Procedures Governing the Settlement of Disputes. World Trade Organization WT/DS26/15 WT/DS48/13, 29 May 1998.

[2] European Communities – Measures concerning meat and meat productions (hormones). Original compliant by the United States Recourse to arbitration by the European Communities under article 22.6 of the DSU Decision by the Arbitrators. The report is being circulated as an unrestricted document from 12 July 1999 pursuant to the Procedures for the Circulation and Derestriction of WTO Documents (WT/L/160/Rev.1).

[3] Infatti, nel 2009 ci fu un accordo tra UE e USA e questi si impegnarono a produrre carne non trattata con ormoni. La UE non lo comprò comunque.

[4] Pubblicato sull’International New York Times del 07/02/2017.

[5] Lo studio “The conservative case for carbon dividend” è pubblicato a febbraio2017.

 

Agime Gerbeti, Docente Sostenibilità Ambientale e Sociale - Università LUMSA, per Orizzontenergia

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Certificati bianchi: Le nuove linee guida tra obiettivi e criticità Wed, 14 Jun 2017 13:11:08 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/436613.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/436613.html Orizzontenergia Orizzontenergia Dario Di Santo, Managing Director - FIRE, in merito alla pubblicazione delle nuove linee guida sui Certificati Bianchi, ha risposto alle nostre domande per individuare quali possono essere le nuove prospettive, punti di forza e di debolezza di questo meccanismo d'incentivazione che contribuisce ad aumentare i livelli di efficienza energetica nel nostro paese.

 

Qual è il contributo dei certificati bianchi per il raggiungimento degli obiettivi nazionali con l’introduzione delle nuove linee guida?

In Italia ci sono due tipi di obiettivi nazionali; il primo fa riferimento ad una riduzione dei consumi energetici rispetto al passato nell’ordine del 20%, mentre il secondo si riferisce al miglioramento dell’1,5% annuo dell’efficienza energetica; quest’ultimo è un parametro vincolante per il nostro paese così come per gli altri stati membri della Comunità Europea, ed è quello da cui si innescano i certificati bianchi.

Sostanzialmente secondo gli intendimenti del MiSE, i Certificati Bianchi dovrebbero coprire circa il 60% degli obiettivi raggiunti attraverso gli schemi nazionali di incentivazione per l’efficienza energetica, che oltre i Certificati Bianchi sono rappresentati dalle detrazioni fiscali e dal conto termico.

Lo schema dei Certificati Bianchi, che oramai esiste da oltre 10 anni, da un lato si è assestato su un risparmio annuo nell’ordine di 2/2,5 tep che corrisponde ad un risultato importante ma non esattamente in linea con quelli che dieci anni fa erano i risultati sperati, mentre dall’altro lo schema ha un obiettivo espresso in Certificati Bianchi rilasciati annualmente che è stato ridefinito dalle nuove linee guida e che verrà raggiunto, si spera, grazie sia ai progetti attualmente in coda che dovranno completare il loro ciclo dei 5 anni sia grazie ai nuovi progetti che saranno presentati sotto le nuove linee guida.

Lo schema ha dimostrato che non è banale produrre risparmi addizionali, ovvero quei risparmi che non sarebbero stati conseguiti per la normale sostituzione delle tecnologie ormai vetuste con quelle che ad oggi offre il mercato (quindi solamente considerando le migliori pratiche esistenti). Queste considerazioni offrono elementi di riflessione sugli obiettivi che la Commissione Europea ha proposto per il 2030, in quanto non sarà semplice raggiungere gli obiettivi di risparmio addizionale.

 

Per quanto riguarda gli obiettivi in termini di risparmio, possiamo invece parlare di obiettivi ambiziosi?

Da parte della Commissione Europea sicuramente sì, sia con riferimento agli obiettivi al 2020 che al 2030. I risultati evidenziati dall’ENEA nel “Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica”, mostrano come non sia così scontato raggiungere gli obiettivi al 2020 relativi all’art. 7 della direttiva sull’efficienza energetica, ovvero dell’1,5% addizionale; mentre invece l’obiettivo globale del 20% appare più semplice da raggiungere proprio perché vengono conteggiati tutti i risparmi generati dai vari interventi di efficienza energetica e non solamente quelli generati dalle migliori pratiche.

 

Nell’ultimo trimestre del 2016 abbiamo assistito a picchi nel mercato dei TEE. Qual è stata la causa di questi picchi e secondo lei quali saranno gli effetti delle nuove linee guida sul mercato?

I prezzi sono passati da circa 145 euro per TEE a 270 euro per TEE nel giro di circa 4 mesi e mezzo; questo fenomeno non si era mai verificato prima ed ha implicato l’intervento dell’AEEGSI che ha realizzato un’istruttoria per accertarsi che non si verificassero elementi speculativi, come d’altra parte ha dimostrato l’esito dell’istruttoria stessa. Su questo forte rialzo dei prezzi ha influito il mercato corto, ovvero la presenza sul mercato di un numero di certificati sufficiente per raggiungere gli obiettivi minimi del 2016 ma non sufficiente per coprire gli obblighi a cui non si è riusciti ad adempiere negli anni passati (i cosiddetti obblighi residui); altri elementi che hanno influito sul rialzo dei prezzi sono sia la struttura del mercato dei TEE sia le modalità con cui viene determinato il contributo tariffario che serve a rimborsare, almeno parzialmente, i distributori per l’attività di acquisto dei Certificati Bianchi. In base a queste considerazioni l’AEEGSI a breve emanerà delle nuove regole che cercheranno di evitare questi aumenti repentini dei prezzi, o discese repentine nel caso dovessero verificarsi, garantendo un mercato più equilibrato. Tutto ciò porterà dei benefici più o meno per tutti i soggetti: i distributori non rischieranno di avere problemi di liquidità, gli operatori potranno gestire meglio la contabilità per fare migliori previsioni economiche dalla vendita dei titoli, ed anche i policy-maker ne trarranno giovamento perché in questo modo si gestiranno meglio i conti del sistema nazionale che a loro volta si ripercuotono sugli oneri di sistema e di conseguenza in bolletta.

 

Che effetti subirà, secondo il suo punto di vista, la presentazione dei progetti ammissibili con le nuove linee guida?

Le nuove linee guida introducono delle novità che complicheranno un po’ la vita agli operatori e si tradurranno in un primo momento in una difficoltà a presentare progetti; principalmente mi riferisco ai nuovi requisiti sulla misura dei risparmi ante intervento per i progetti a consuntivo ed ai nuovi progetti standard che richiedono comunque un campione da sottoporre a misura. In realtà una volta superato un tempo di assimilazione da parte degli operatori di mercato, questo si tradurrà in una maggiore qualificazione degli operatori stessi e delle imprese, oltre che nella diffusione di un approccio più consolidato e più corretto alla realizzazione di progetti di efficienza energetica e alla valutazione dell’opportunità di intervento. Non a caso le nuove regole sono abbastanza in linea con il protocollo di misure internazionali IPMVP che la FIRE ha iniziato a promuovere due anni fa e che può costituire un ottimo strumento per affrontare i nuovi progetti a consuntivo in modo più consapevole e semplice. Le nuove linee guida prevedono degli strumenti, come le guide operative settoriali, proprio per facilitare la partecipazione degli utenti e cercare di ridurre il numero di pratiche respinte; da questo punto di vista il GSE ha annunciato di avere in programma una serie di incontri proprio con gli stakeholders industriali e non solo, in modo tale da favorire l’assimilazione dei concetti delle nuove linee guida. Per verificare se l’applicazione delle nuove linee guida avrà successo bisognerà aspettare 2-3 anni.

 

E’ stata da poco presentata la nuova bozza della SEN, quali sono gli strumenti che possono favorire uno sviluppo nel settore industriale e quali saranno gli altri settori maggiormente interessati?

Ad oggi abbiamo 3 meccanismi d’incentivazione a livello nazionale: Certificati Bianchi, Conto Termico e detrazioni fiscali. Il Conto Termico e le detrazioni fiscali si rivolgono al settore degli edifici, il primo specialmente alla pubblica amministrazione mentre il secondo specialmente al residenziale. I Certificati Bianchi hanno un raggio d’azione più ampio ma nel tempo è cresciuto al loro interno il peso del settore industriale che ad oggi rappresenta circa il 60% dei risparmi generati. Secondo le prime indicazioni della SEN, riportate alle Camere dal Ministro Calenda, i Certificati Bianchi dovranno focalizzarsi ancor più sull’industria mentre ci sarà uno sforzo complessivo del sistema paese verso il settore degli edifici ed il settore dei trasporti, che però presumibilmente sarà basato su nuovi strumenti d’incentivazione ancora da introdurre. 

 

Intervista a Dario Di Santo, Managing Director - FIRE, a cura di Orizzontenergia

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Efficienza energetica: L'influenza sul mutamento del settore produttivo Wed, 17 May 2017 08:58:06 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/433084.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/varie/433084.html Orizzontenergia Orizzontenergia L'efficienza energetica sta progressivamente assumendo un ruolo di grande rilevanza strategica nelle aziende ed imprese produttive grazie ai consistenti miglioramenti delle performance economiche generate dal risparmio energetico e da una migliore efficienza degli impianti. Domenico Santino - Servizio Efficienza Energetica nelle Attività Produttive (ENEA) - ha risposto ad alcune nostre domande per comprendere come il contesto produttivo italiano stia mutando anche in base alle strategie di efficienza energetica delle aziende. L'Ing. Santino sarà ospite del prossimo convegno Retail&Food Energy, organizzato da IKN, che si terrà a Milano il 18 Maggio 2017.

 

Le misure attualmente in vigore in Italia in termini di efficienza energetica, che incidenza hanno a livello macro economico?

Recenti studi mostrano come il peso degli investimenti in interventi finalizzati al risparmio energetico varia in funzione della dimensione di impresa e del settore di appartenenza. Un’indagine svolta su un campione di PMI del Nord Italia ha focalizzato l’attenzione sulle misure attuate e previste, mostrando la permanenza di barriere alla loro realizzazione, differenziate per taglia aziendale, con tempi lunghi di pay-back e assenza di budget dedicato tra le più̀ rilevanti.

In particolare il peso degli investimenti in interventi finalizzati al risparmio energetico varia in funzione della dimensione di impresa e del settore di appartenenza: nel 2013, oltre il 17% delle grandi imprese del settore industria ha investito in efficienza energetica, tale percentuale scende a circa il 10% per le piccole imprese. Significativamente più̀ bassi i valori riscontrati per il settore dei servizi.

Ad esempio nel contesto alimentare, dove i costi energetici incidono per una misura inferiore al 10%, in molti casi anche al 5%, gli investimenti in efficienza energetica possono essere anche ridotti in maniera conseguente a quanto le aziende spendono nella loro bolletta energetica. Tuttavia non mancano investimenti significativi, legate all’etica aziendale, di riduzione delle emissioni inquinanti. Si nota infatti come sempre più aziende investano nei percorsi di sostenibilità.

 

Stiamo osservando un costante mutamento del settore produttivo, quale ruolo gioca in questo contesto l’efficienza energetica?

L’efficienza energetica è una delle principali leve del cambiamento del contesto produttivo. Spesso nelle aziende, in passato, non veniva posta alcuna attenzione all’efficienza energetica: l’importante era produrre, se poi la macchina non fosse efficiente non importava. Negli ultimi anni, tutti, anche i meno sensibili, sono diventati attenti ai consumi, per un duplice punto di vista: sia quello economico che quello etico, legato ai cambiamenti climatici. L’attenzione della comunità scientifica e dei vari stakeholder, così come i mutati contesti legislativi, stanno favorendo il crescente focus su come viene utilizzata l’energia nel processo produttivo.

 

Quali sono le nuove tendenze tecnologiche in termini di efficientamento energetico che le imprese stanno adottando?

Le imprese sempre più si interrogano sulle modalità di consumo. La prima grande rivoluzione che un’azienda può compiere è partire dal domandarsi come usi l’energia al suo interno. Gli audit energetici sono ormai una pratica molto diffusa, proprio per poter dare questa risposta. A fronte di un buon audit si sviluppa un action plan, per il miglioramento della situazione riscontrata. A seconda della complessità e della maturità aziendale si possono riscontrare aree di miglioramento sugli impianti, sui comportamenti, sulle procedure, sugli acquisti dei vettori energetici etc…; in materia tecnologica continua ad avere un ruolo forte l’autoproduzione di energia, sia mediante co-trigenerazione, che utilizzando fonti rinnovabili. Questo in particolare agevola anche l’immagine aziendale nei confronti degli stakeholders.

 

Orizzontenergia

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Mobilita' sostenibile: Per lo sviluppo serve una vera cultura della mobilita' Wed, 22 Mar 2017 10:43:41 +0100 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/trasporti/426064.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/trasporti/426064.html Orizzontenergia Orizzontenergia Nel settore della mobilità elettrica si stanno concentrando gli investimenti della maggior parte dei player del settore automotive, ma anche di numerose aziende il cui core business è concentrato in altri settori (digital per esempio) che stanno collaborando con le principali case automobilistiche per dotare i veicoli di sistemi tecnologici all’avanguardia.

Il comparto elettrico sta cercando di scardinare il tradizionale sistema di propulsione dei veicoli basato sulla combustione, per molteplici ragioni; innanzitutto per questioni di sostenibilità ambientale, in quanto l’inquinamento atmosferico è una delle principali cause di mortalità nell’era moderna e la concentrazione di emissioni nocive prodotta dalle automobili contribuisce attivamente al peggioramento della qualità dell’aria. La CO2 e tutti gli altri gas climalteranti contribuiscono inoltre al fenomeno dell’effetto serra ed al riscaldamento globale. Come sottolineato dal recente White Paper pubblicato da Repower “La mobilità sostenibile ed i veicoli elettrici”, non è un caso che si parli di automobili a basse/zero emissioni come svolta green nel campo della mobilità.

Nel corso del 2016 sono stati venduti complessivamente circa 800.000 veicoli elettrici in tutto il mondo, registrando un aumento percentuale del +40% rispetto al 2015. Sono i cosiddetti veicoli “full electric” (BEV) ad aver trainato il settore, rappresentando il 63% dell’intero mercato globale.

In Europa sono i paesi del Nord a farla da padrone; circa 1 veicolo elettrico su 4 è olandese, la Norvegia è invece il secondo mercato continentale rappresentando il 18% del totale. Germania, Regno Unito e Francia invece rappresentano rispettivamente il 12%, il 14% ed il 12%. La situazione relativa al nostro paese non è paragonabile rispetto ai numeri appena citati, l’Italia è fanalino di coda “pesando” solamente per l’1% sul totale del mercato continentale.Immagine1.jpg

La principale motivazione per spiegare il ritardo nello sviluppo del mercato italiano rispetto ai principali paesi europei è da ricercare nel sistema d’incentivi alle vendite: in Norvegia gli incentivi all’acquisto sono pari a circa 20.000 euro per i BEV (Battery Electric Vehicle) e 13.000 euro per i PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicle); in Francia invece, come riportato nel White Paper di Repower, si può ottenere un incentivo pari a 10.000 euro rottamando un’auto a gasolio con più di 10 anni di vita.

Il modello più venduto in Europa è la Renault Zoe (21.735 unità), che supera di poco il SUV ibrido plug-in Outlander di Mitsubishi (21.265 unità); più staccata la Nissan Leaf (18.827 unità) che precede la BMWi3 (15.060 unità) e la Volkswagen Passat GTE (13.110 unità). Nel vecchio continente sono state inoltre vendute 12.549 unità della Tesla Model S che invece è il modello più venduto in assoluto negli USA (29.121 unità).

La creazione di una vera cultura della mobilità elettrica e contribuire fattivamente al suo sviluppo, sono tra i cardini principali della mission di Repower; Davide Damiani (Rapporti Istituzionali – Repower) ci ha rilasciato delle brevi dichiarazioni in occasione della pubblicazione del White Paper “La mobilità sostenibile ed i veicoli elettrici”: “Il lavoro, i cui contenuti scientifici sono firmati dalla redazione di Veicolielettrici, è stato sostenuto da Repower ed offre una panoramica sull’e-mobility considerando quattro aspetti chiave: il contesto di mercato, i veicoli elettrici, le tecnologie di ricarica ed il mercato. Il documento presenta diversi livelli di lettura, ed ha lo scopo di informare addetti ai lavori e non riguardo gli aspetti chiave di un nuovo settore la cui crescita va di pari passo con lo sviluppo tecnologico.

Palina.pngIl componente chiave attorno al quale viene registrato il successo di un’auto elettrica è la batteria; per la ricarica delle auto elettriche Repower offre due soluzioni che possono essere installate sia all’aperto che in ambienti privati: stiamo parlando di Palina, colonnina accesso-configurabile che mette a disposizione dei possessori di e-vehicle due prese per la ricarica simultanea fino ad un massimo di 22 kW. Palina è inoltre uno strumento di comunicazione grazie al display per contenuti promozionali gestibile anche da remoto.

 

Repower ha integrato i vari argomenti – continua Damiani – con un focus sulle proprie inziative e prodotti. Tra questi spicca il progetto Ricarica dei 101, il primo circuito nazionale privato per la diffusione di strumenti di ricarica veloce, costituito da eccellenze principalmente nel campo dell’ospitalità e della ristorazione”. Damiani sottolinea che “ Il progetto si è concluso a Gennaio e sta entrando in funzione in queste settimane in modo da permettere ai possessori di veicoli elettrici di viaggiare in Italia pianificando in totale autonomia le proprie soste anche in funzione della possibilità di ricaricare la propria auto”. 

 

Orizzontenergia

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Mobilità Elettrica: L'Italia fanalino di coda Tue, 21 Feb 2017 12:01:30 +0100 http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/trasporti/422220.html http://zend.comunicati.net/comunicati/aziende/trasporti/422220.html Orizzontenergia Orizzontenergia L’Italia è un Paese per l’auto elettrica? A giudicare dai dati non sembrerebbe, in quanto le auto elettriche coprono ancora solamente lo 0,1% del mercato nazionale. Sono 2.560 le vetture elettriche vendute in Italia nel 2016, mentre sono circa 800.000 quelle vendute nel mondo. Questo e molti altri spunti interessanti sono emersi dalla presentazione dell’E-Mobility Report, l’ultimo lavoro redatto dall’ “Energy & Strategy Group” (School of Management Politecnico di Milano) che ha analizzato il mercato delle auto elettriche a livello sia mondiale che nazionale, oltre ad aver fornito stime sulla crescita delle infrastrutture di ricarica.

Nel 2016, a livello mondiale, sono state vendute circa 800.000 automobili elettriche, il 40% in più rispetto al 2015. La crescita è stata principalmente trainata dai veicoli “full electric” (BEV) che hanno rappresentato il 63% del mercato contro il 60% dell’anno precedente.

La Cina si conferma come il maggior mercato a livello mondiale, come dimostra la crescita esponenziale rispetto al 2015 (+118%) supportata dalla vendita di circa 225.000 auto elettriche avvenuta solo nei primi 3 trimestri del 2016. Anche i dati che riguardano gli USA sono positivi, infatti la crescita registrata è stata del +33% ed in totale sono state vendute 109.000 unità.

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Anche il mercato del continente europeo ha mostrato segnali di crescita. Il mercato è trainato principalmente dalle nazioni del Nord-Europa; basti pensare infatti che in Europa circa 1 veicolo elettrico su 4 è olandese. La Norvegia è il secondo mercato continentale rappresentando il 18% del totale, mentre la Germania, il Regno Unito e la Francia rappresentano rispettivamente il 12%, il 14% ed il 12%. L’Italia invece è uno dei fanalini di coda “pesando” solo l’1% sul totale del mercato europeo.

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Una delle principali ragioni per spiegare la differenza nell’andamento delle vendite di auto elettriche è rappresentata dai meccanismi di incentivazione. Non è un caso che la Norvegia sia uno dei paesi europei ad aver registrato il maggior numero di immatricolazioni. Infatti gli incentivi all’acquisto sono pari a circa 20.000 euro per i BEV (Battery Electric Vehicle) e 13.000 euro per i PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicle); in Olanda gli incentivi per i PHEV sono invece pari a 9.500 euro. La correlazione tra incentivi e numero di immatricolazioni è purtroppo confermata anche dall’Italia, dove gli incentivi all’acquisto sono tra i più bassi: 3.000 euro per i BEV e 2.000 per i PHEV.

 

Focalizzando l’attenzione sulle infrastrutture di ricarica, dal report si evince che nel 2016 sono stati conteggiati a livello mondiale circa 1,45 milioni punti di ricarica per veicoli elettrici; rispetto al 2015 la crescita è stata consistente (+81%), dovuta principalmente all’installazione di punti di ricarica privati, aumentati di circa 600.000 unità rispetto al 2015; anche le colonnine pubbliche sono aumentate, infatti ne sono state censite 190.000 unità nel 2016, contro le 110.000 del 2015.

A livello mondiale per quanto concerne i punti di ricarica privati sono gli USA a farla da padrone, con oltre il 32% del totale delle installazioni nel 2016; mentre la Cina guida la classifica delle colonnine pubbliche rappresentando il 31%.

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In Europa invece sono 70.000 i nuovi punti di ricarica pubblici ad essere stati installati nel 2016, mentre quelli privati si attestano nell’ordine dei 400.000. In Italia si possono contare circa 9.000 punti di ricarica totali, di cui circa l’80% di natura privata. Complessivamente sul territorio nazionale i punti di ricarica sono aumentati di circa 2.500 unità, con una crescita pari al +28%.

Nel nostro paese il rapporto veicoli elettrici/punti di ricarica è pari allo 0,66; per poter palare di mercato maturo questo rapporto dovrebbe attestarsi a circa 1 veicolo per punto di ricarica. Attualmente i paesi più virtuosi sono la Cina con un rapporto di 1,05 e la Svezia con 0,99.

 

In Italia le politiche in tema di mobilità sono di competenza del Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti; in materia di mobilità elettrica è stato redatto il PNIRE (Piano Nazionale Infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica) che regola lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica.  L’obiettivo al 2020, definito dal PNIRE, è relativo all’installazione di 4.500-13.000 punti di ricarica normal power (ovvero con potenza uguale o inferiore a 22 kW), e di 2.000-6.000 high power (di potenza superiore a 22 kW). Per il raggiungimento di questi obiettivi sono stati stanziati 33,5 milioni di euro.

Nel rapporto vengono analizzati e descritti due possibili scenari di sviluppo al 2020 per il nostro paese, “EV pull” e “PNIRE push”; nel primo scenario si ipotizza che il primo step per l’affermazione dell’e-mobility in Italia sia trainato dalle vendite delle auto elettriche attese per i prossimi anni, mentre nel secondo scenario viene ipotizzato che sia l’infrastruttura di ricarica a determinare i volumi di mercato.

Scenario EV pull – In questo scenario si stima che tra il 2017 ed il 2020 il numero di immatricolazioni di veicoli elettrici in Italia si attesterà nell’ordine delle 70.000 unità, facendone aumentare la quota sul mercato domestico fino al 2% nel 2020 (attualmente la quota è pari allo 0,1%). L’aumento del numero di veicoli elettrici acquistati, comporterebbe un incremento degli investimenti sulle infrastrutture di ricarica per un valore compreso tra i 225 ed i 384 milioni di euro. Nel report viene sottolineato che, nel caso in cui questo scenario dovesse avverarsi, la sostituzione di 70.000 auto elettriche a discapito di altrettanti veicoli a combustione interna, ridurrebbe la relativa emissione di CO2 da 136.000 tonnellate all’anno a 63.000 (-54%).

Scenario PNIRE push – In questo scenario la stima al 2020 di veicoli elettrici circolanti in Italia è pari a 130.000 unità (+85% rispetto allo scenario EV pull), con investimenti in infrastrutture di ricarica compresi tra i 337 ed i 577 milioni di euro. In questo caso i benefici ambientali sarebbero ancora più consistenti in quanto l’emissione annua di tonnellate di CO2 passerebbe da 253.000 a 138.000 tonnellate.

 

I modelli di auto elettrica che a livello mondiale si contendono il mercato sono circa 50 ed appartengono a 15 case automobilistiche. Il modello più venduto è la Nissan Leaf (auto di tipo BEV) che ha riscontrato ampio successo sia in Europa che negli USA, seguita dalla Model S di Tesla che nonostante l’elevato prezzo di mercato ha una quota di mercato pari al 7%. A livello mondiale meritano menzione anche i modelli di auto elettrica dell’azienda cinese BYD Auto, la quale copre circa il 10% del mercato globale.

In Europa i modelli di tipo BEV attualmente disponibili sono 20 e vengono prodotti da 12 player differenti; entro la fine del 2020 è però previsto l’ingresso nel mercato anche da parte di Honda, Opel, Porsche ed Audi che comporteranno un aumento nell’offerta di modelli fino a 54 unità. 

 

Orizzontenergia.it

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