Comunicati.net - Comunicati pubblicati - giada lomi Comunicati.net - Comunicati pubblicati - giada lomi Wed, 05 Aug 2020 06:58:28 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://zend.comunicati.net/utenti/2265/1 Decò Mon, 20 Jun 2011 19:10:44 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/167622.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/167622.html giada lomi giada lomi

Decò


24 giugno - 24 luglio


a cura di 
Caterina Morelli

Inaugurazione 
venerdì 24 giugno ore 18.30


Un progetto di 
INA ASSITALIA PER I GIOVANI
realizzato in collaborazione con i professori 
Antonio Borzì e Roberto Costa 
della sezione di Pittura e Decorazione pittorica 
dell'Istituto D’Arte di Bologna 


Si ringraziano tutti gli studenti e 
 gli ex studenti che dagli anni ottanta sino ad oggi hanno frequentato 
 
l’Istituto d’Arte di Bologna e che sono stati coinvolti in questa mostra.





INA Assitalia – Agenzia Generale Bologna Centro 

Via de' Pignattari, 3 – Bologna
Telefono: 051 6405217
E-mail: relazionipubblico@inabologna.it
Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00
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Comunicato 
Quand’ero studente, ne ho fatti di esercizi! Sul cartoncino, il pennello scorreva deciso. Una piccola sagoma diveniva manufatto da far esplodere di colore, intarsiato dal poliedrico gioco di linee e forme acriliche. Et voilà: un ritaglio senza dimensione assumeva le fattezze di una t-shirt, perfettamente delineata nella sua geometricità, assorbendo come spugna le cromature della tavolozza.  Le forbici inseguivano forme di mezzaluna, pensiline dell’autobus da adornare e stoffe delle immancabili cravatte, regine della decorazione, che annodandosi ripetevano chiassosi mantra di colore. Persino un tubo da dentifricio diveniva tela sulla quale sversare colore.  Decó-rare! E oggi riprendere quelle sagome di ieri, rapite da archivi obliati, e farle tornare a vivere pronunciando tutt’assieme il discorso composto dalle piccole decorazioni, singole parole d’ornamento, una volta demandate al ruolo di dettaglio e oggi esse stesse forma compiuta. Ombrelli si spalancano in un angolo, carte di caramella tappezzano zuccherosamente le pareti, cofanetti CD propagano l’onda della gradazione pittorica: una cartella si schiude e gli oggetti roteando vorticosamente s’impossessano dello spazio. Esercizi di stile, segni della ripetizione, di poetica del tutto uguale e del tutto differente, riemersi da didattica memoria, esplodono adesso in un canto corale: la decorazione del reale.
Sara Dragani

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Aracne e Penelope Wed, 20 Apr 2011 21:56:35 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/158791.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/158791.html giada lomi giada lomi
Aracne e Penelope


Eva Basile
Antonella Guidi
Donatella Lombardo


25 aprile - 1 maggio
 
 
a cura di 
Jessica Forlai e Caterina Morelli





Inaugurazione 
lunedì 25 aprile ore 16.00






Nuovo Centro Sociale Montanari 
 Sala Renzo Imbeni 

Via di Saliceto, 3/21 (Parco della Zucca)  Bologna
Telefono: 320 5785787
E-mail: info.caterinamorelli@gmail.com
Orari: lunedì-domenica 14.00-18.00
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Comunicato


Belone, inventore dell’ago, facendone consegna al mondo, diede origine alla storia del cucito e della tessitura.  L’ago è il filo conduttore, la trama il suo percorso, l’opera la sua evoluzione, un gomitolo intricato in lungo ed in largo, matassa di un genere consacrato alla liturgia di pochi eletti: l’Arte Tessile. Questa maestranza si concentra su gesto e manualità, dove tessere e filare sono all’unisono, dove l’intreccio è diplomazia data dalla corda che trama, che lega fili pari a quelli dispari dell’ordito, in un universo di licci altrimenti inconciliabile, che di opposti è formato e di opposti si nutre. L’opera non è solo prodotto di abilità manuale, ma operazione mentale che ne  plasma la trasformazione. La tela è supporto dove fare e disfare, distruggere e creare, dove aggiungere e sottrarre è operazione metamorfica, multiforme espressività. L’Arte Tessile assume la tecnica come stratagemma, è ingegno dotato di autonomia operativa e di significato, le cui opere sono perseguite con materiali disparati in tutte le sue accezioni, dal naturale al sintetico, dal tessuto al non tessuto, da grovigli di acciaio ed alluminio, dal feltro alla lana, da plastiche applicazioni, da ornati di pezza ed organza, di lino e di corda, di stoffe e di filati, da materiali di recupero che dialogano ibridi tra il tramandato folclore e le tecniche innovative. L’artista dispone di arnesi ed attrezzi da cucito, la spola e l’arcolaio, il mulinetto ed il fusello, mentre Penelope riprende a tessere ancora rapita dal mitico telaio.


Lucas De Laurentiis


Eva Basile. Tessere l’arte.


Mi siederò meditativa davanti al mio telaio. Come Moderno Demiurgo dell’intreccio, lavorerò le idee che pulsano nelle mie vene come fossero filo. Mi riapproprierò di un’arte così antica, per ricomporre i miei pensieri in asimmetriche geometrie;

per riordinare le emozioni donando loro un linguaggio puramente tessile; per fare di una tecnica sapientemente tramandata, nient’altro che arte.


Antonella Guidi.  Cuciture e ricami, immagini e parole.


Sono legata alla mia arte con un cordone ombelicale di cotone: nasce dal ventre mio ogni parola e si sparge a ricamo, per riunire i frammenti che mi circondano, per rendere le mie emozioni un dettaglio cromatico, per disegnare a filo sezioni di me, intrappolandomi e lasciandomi andare, spersa e sparsa nell’universo mio interiore che vi voglio comunicare.

Le tracce del mio DNA sono edera a spirale e le trascrivo sui muri, sulle tele, sulle fotografie, donandovi così il patrimonio della mia anima,  casa che scendo e salgo, per osservarmi ed osservarvi in ogni mutazione sensibile.


Donatella Lombardo. Filare la memoria.


Cerco, in questa mia arte, di definire le mie memorie, percorrendole a filo colorato, intrecciandole, srotolandole; sarta dei colori, mi muovo sulla tela come fossi un ago, tentando di non pungere, ma di ricongiungere i sentieri perduti su cui camminano i miei ricordi. Armandomi di stoffa e cotone, tendo a catturare i frammenti materici che l’orologio del tempo vuole congelare, confinandoli in un ordine emotivo e non grafico, spargendoli in un tracciato di cose semplici, ricche di povertà, che fanno della mia storia, una metafora del dettaglio. Ed è così che mi ri-trovo, ricamandomi senza troppi merletti, sfogandomi bambina nei giochi infantili e riappropriandomi del mio presente di donna, filando delicatamente il mio passato.


Stefania Benizzi


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Mostra: Nancy Poltronieri - Pietro Scarnera Tue, 05 Apr 2011 20:29:41 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/156663.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/156663.html giada lomi giada lomi
Doppia personale di
Nancy Poltronieri
Pietro Scarnera



all'interno della quale verranno presentati i lavori di

Michele Acciali
Francesco Prati

classe V B sez. Pittura e Decorazione Pittorica del
 Prof. Antonio Borzì
 ISART
Istituto Superiore Artistico


15 aprile - 15 giugno
 
 
a cura di 
Caterina Morelli

Inaugurazione 
venerdì 15 aprile ore 18.30





un progetto di 
INA ASSITALIA PER I GIOVANI




INA Assitalia 
 Agenzia Generale Bologna Centro 

Via de' Pignattari, 3  Bologna
Telefono: 051 6405217
E-mail: relazionipubblico@inabologna.it
Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00
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Comunicato

 

 

 

 

State pronti, si parte. Nancy dispiega gli ultimi angoli della barchetta, e la spinge su di un mare d'inchiostro. A traghettarci attraverso fantastici non-luoghi ci attende l'epico, instancabile visualizzatore di profili virtuali, che saltando tra una pagina e l'altra ci scaraventa dentro vignette che si aprono come pop-up. Avvolti nel fumo dei camini milanesi, tra un coff-coff e un caugh scorgiamo le maleodoranti latrine della città, dove la matita ha smutandato la dura lex economica e ha nascosto le caprette salutanti dietro tazze e scopini. Qualche supereroe intimidito ciondola le gambe villose dalla tazza, beandosi nel fumo lassativo, e qualche ragazzotta siede fiera e sicura del suo portamento da toilette. Col naso turato e le orecchie indolenzite dal ritmare degli sciacquoni precipitiamo sui sedili di una decappottabile, a tutto gas nel deserto asfissiante, dove l'abito immacolato che abbiamo indossato s'è presto insabbiato e maculato di chiazze di sudore. Alle spalle ci siamo lasciati bele madunine e caotici tran-tran suburbani. Ma dov'è che siamo ora, con precisione? Il tempo s'è liquefatto impregnando di minuti persi le tavole di Nancy, che ci spinge dispettosa dentro un labirinto di numeri minacciosi. Il tre, il cinque e l'otto dalle pance gigantesche tuonano ostili che è ora d'andarsene, che il viaggio al termine del non-luogo sta per conludersi, è finito. Ma non prima di tuffarci nell'abisso avvinghiati ai tentacoli di Octopus: uno splash, pinne e boccaglio, e via sotto i mari. Perchè dentro il blu il ritmo dell'immagine si fa differente. Movenze dolci, curve armoniche, atmosfere sospese. E infine, il luccichìo di una perla che si coltiva dentro un'ostrica, miracolo economico scampato alle grinfie gioielliere.

 

 

Sara Dragani

 

 

 

 

 

Se il fumetto, come si dice da alcuni anni, è la vera cronaca dei nostri tempi, allora sicuramente oggi Pietro Scarnera è cronista d’eccezione di questa Italia. Da quando la bande dessinée ha smesso di essere un passatempo per bambini e adolescenti, ed è uscita con la graphic novel dal campo delle “arti minori”, anche nel nostro paese si è avuta una fioritura di autori “neorealisti” che spesso raccontano meglio di quotidiani, tv e cinema la realtà del 21esimo secolo e del suo uomo schizoide. Nel caso di Scarnera, come per molti suoi coetanei, nel racconto prevale una dimensione intima che si collega quasi inevitabilmente a quella collettiva, toccando argomenti anche drammatici come gli stati vegetativi, con tutti gli annessi e connessi del ruolo della politica e della religione nella sfera più personale delle nostre vite. Ma la dimensione intima consente all’autore anche di descrivere luoghi e persone con una leggerezza inattesa, anche quando gli argomenti leggeri non sono, e con una poesia del quotidiano che in fondo è un po’ la cifra migliore di questi tempi. In fondo, internet a parte (ma anche in legame con questo) il fumetto è il medium che più è cambiato in questi anni, ed è stato lo stesso Scarnera ad affermare che può “affron tare in modo effi cace qua lun que argo mento, dall’Olocausto (Maus) alla malat tia (Il grande male), riu scendo in molti casi a dire qual cosa in più rispetto ad altre forme d’espressione”.

 

Filippo Pala

 

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Mostra: Octavia Monaco - Francesca Popolizio Thu, 20 Jan 2011 13:11:39 +0100 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/146262.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/146262.html giada lomi giada lomi
Doppia personale di 

Octavia Monaco
Francesca Popolizio


28 gennaio - 28 marzo
 
 
a cura di 
Caterina Morelli

Inaugurazione 
venerdì 28 gennaio ore 18.30





un progetto di 
INA ASSITALIA PER I GIOVANI




INA Assitalia  Agenzia Generale Bologna Centro 
Via de' Pignattari, 3  Bologna
Telefono: 051 6405217
Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00
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Comunicato


 

La pittrice ha impugnato il suo pennello: un racconto, uno spartito e la magnifica visione. La pittura è poetessa: geroglifica, mitica, onirica. La tela una divina proporzione, il suo spazio una scrittura sacra dove la narrazione non ha fine, dove il gioco della mente è dispiegato, dove l’ecosistema dell’apparizione è creatura annunciata. La tavolozza instancabile interprete dell’occulta dimensione, delle languide stagioni e del fiabesco incanto. La superficie una grafica incisione, un dono: di loto e di sterlizia, di sicomoro e di tamarisco, dell’upupa e della fenice, del leviatano e della chimera. Il capolavoro: il riflesso dell’attiguo egizio, della greca proiezione, della pagana cristianità; il pregio: la taciturna quiete e il bilanciato equilibrio; il sogno: uno sguardo interdetto; il varco: una nuance surreale. La tracciata divinazione: l’amplesso del nigredo e dell’albedo; i tondi: i riverberi dei quadrati, il chiasmo della flora e della fauna. Le opere: bibbie e papiri di sensuosi accorgimenti, crocevia di mito e leggenda, paleografia di un universo atavico. Dalle immaginarie riedificazioni mentali si avvicendano muliebri creature, pinguedini presenze amabilmente immerse nei remoti silenzi dove dame e ancelle, maliarde e fantesche, driadi e amadriadi rilasciano omaggi e fragranze lignee, succulente vivande, reconditi messaggi agli eletti astanti. La porpora: la magia di ciascun racconto, congiunzione tra poesia e cosmogonia, dell’eloquenza e della sensazione. La cornice: trapasso della luce e dell’ombra che divampa, confine che congela l’atmosfera, avvolge gli scenari, il valico verso la silvestre percezione. La dimensione della profondità: spettro delle sensazioni, soffio di narrate circostanze e di luoghi ameni, carichi di melodie e di trasognate atmosfere. La veglia: alternanza del sonno, nuova geometria, astrologia della storia, il simbolo e la proporzione, la metonimia e la chimera; e la sua voce: un capitolo da manuale di storia dell’arte. 

Lucas De Laurentiis

 

 

 

 

La fiaba di Francesca.

C’era una volta una piccola camera oscura, nel buio della memoria, nel chissà dove irrazionale, dove gli incubi di una bambina, venivano sciolti in liquido da una donna e fissati poi dalle sue due mani leggere nella forma solida e asciutta del disegno.

C’erano, in quelle creazioni evanescenti, mille e mille sentieri a perdersi tra qualche radice di albero, un lupo cattivo e la perturbante idea che sarebbe stato difficile tornare a casa.

C’erano, ancora, le lacrime grigie dell’infanzia, i labirinti in blu di Prussia, la sensazione ocra della fame, del capriccio, dell’abbandono, e il cerchio spiacevole della solitudine.

C’erano scale di carta e ringhiere di matita; l’illusione di una casa dopo avere percorso tanto bosco e, ancora, il timore di perdersi; c’era la volontà di galleggiare in acque vorticose o di scoprire qualche squarcio di sereno in uno spoglio autunno crepuscolare.

C’erano una volta due mani leggere di donna, le dita come ali a volare a ritroso in un tempo di carta e una bambina in cerca di una fiaba che la aiutasse a mescolare la fantasia rosa-azzurra, con la ruggine dei pensieri spaventosi. Così, in penombra, in quel mondo di mezzo che era la piccola camera oscura, strato su strato, le mani di donna tentarono di armonizzare ad arte i frammenti di inconscio in china, nella adulta rielaborazione degli impulsi primitivi e irrazionali che una bambina le suggeriva.

E fu antica magia, quella di riuscire a catturare le ombre che turbano il sogno d’infanzia, di donare loro un colore, di racchiuderle definitivamente in un tratto, di cucirle a fiaba, così da esorcizzarne la paura o renderla stra-ordinaria.

Fu il più puntuale degli incontri, quello che diede voce, tramite due mani, a una donna ormai cresciuta e alla sua bambina interiore, in quel “c’era una volta” continuo che attinge inchiostro dall’inconscio e lascia in fiaba e disegno tracce di sé.

Stefania Benizzi

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Nanna Mallan e Sunny Asemota Mon, 22 Nov 2010 00:00:29 +0100 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/141055.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/141055.html giada lomi giada lomi

Nanna Mallan e Sunny Asemota


a cura di Silvana Capuano


organizzata dall’Aba-Cine Italia nell’ambito del ciclo:
Il Ritorno del Grand Tour a Napoli
direzione artistica di Ernesto Filoso

10-29 novembre 2010





Complesso Monumentale di San Severo al Pendino
Via Duomo, 286, Napoli  Italia
Orari: lunedì-sabato, 9.30-18.30
Tel: 081 202053
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QUIPUS Mon, 08 Nov 2010 19:13:56 +0100 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/139390.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/139390.html giada lomi giada lomi

QUIPUS

a cura di 

Settimio Ferrari e Francesca Londino




Inaugurazione sabato 13 novembre ore 18.00
Artisti: 
Silvia Beccaria - Gloria Campriani - Filli Cusenza – Maria Barbara De Marco - Caterina Morelli - Nadia Magnabosco - Marco Querin - Valeria Scuteri - Maria Luisa Sponga - Rosa Spina - Natale Serraino


13-20 novembre 2010

Palazzo San Bernardino
Via Plebiscito, Rossano  Cosenza
Orari: lunedì-domenica, 9.00-13.00/16.00-19.00
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Che cos’è un nodo? Generalmente il termine “nodo” richiama metaforicamente le complicazioni insolubili, le tensioni accumulate, gli arresti nel fluire degli eventi e delle esistenze oppure le strozzature del linguaggio. 
Eppure, il nodo è un linguaggio, un muto linguaggio che esige di essere spiegato prima di poter spiegare. 
Basandosi sul concetto di nodo sono stati riuniti undici artisti, provenienti da diverse località italiane, in una mostra collettiva, intitolata Quipus (nodi), ospitata nella Sala Grigia di Palazzo San Bernardino a Rossano. Il progetto espositivo, curato da Settimio Ferrari e Francesca Londino, per conto della Sezione di Rossano della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, è promosso dalla Regione Calabria - Coordinamento Progetto Donna, con il patrocinio dell’Assessorato al Turismo di Rossano.
Gli artisti invitati, accomunati dalla scelta di utilizzare materiali tessili per la rappresentazione del proprio personale alfabeto visivo, partono da una visione transartigianale per proporre inediti livelli di interpretazione e di utilizzo della fibra, della corda o del tessuto. La congruenza delle loro proposizioni in transito, che fondono con disinvoltura tradizione e innovazione, ci pone al centro di una avventura visiva in cui il reale/irreale è inconfutabile epicentro. Delle opere in mostra si può dire solo quello che non sono: non pittura, non scultura, non oggetto, ma contemporaneamente tutte queste possibilità di essere insieme. Il lavoro di questi artisti, infatti, non è mai finalizzato a provocare le cose, ma a lasciarle fluire nell’infinita esiguità del loro esistere, nella libertà del loro destino. Un modo per consolidare il concetto di un’opera aperta ad un costante processo di esperienza e d’interpretazione.
Le opere scandiscono così uno spazio potenzialmente infinito, ma sempre ricondotto dall’artista all’unicità di un’esperienza vissuta. Oggetti, frammenti di realtà, l’esperienza di vivere il presente vengono fagocitati dalla materia primaria che costituisce le opere: dalle forme che si fondono con fibre tessili di diversa natura (naturali, artificiali, sintetiche o inorganiche), dalla nascita di una cosa dentro un’altra cosa, dallo spessore di un filo che si intreccia ad un altro filo. Siamo così davanti ad un percorso in progress che sposta ogni punto di riferimento: siamo davanti ad un linguaggio estetico e metamorfico che si traduce in possibilità inaspettate che sfiorano la vertigine di una dimensione altra. Un trapasso dolce e sconvolgente dall’epifania alla diafanità in cui le forme sembrano provenire da un luogo irreale, unendo inventiva e tecnica esecutiva, materia e disegno, linguaggio e narrazione, emozione e logica: confondendo in un certo senso la gestualità del tessere con la creazione stessa del mondo.
D’altronde molte delle più antiche civiltà consideravano la tessitura, intesa nella sua valenza simbolica di ordito e trama degli eventi, come un atto sacrale e magico. Come dimenticare Clotho, Lachesis e Atropo, “madri della Vita/Morte/Vita”, abili filatrici nell’arte di intrecciare nodi tra gli accadimenti.
Francesca Londino

 

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Mostra: Silvia Ballarin - Ester Grossi Sun, 31 Oct 2010 19:15:27 +0100 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/138445.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/138445.html giada lomi giada lomi Doppia personale di 



Silvia Ballarin
Ester Grossi



all'interno della quale verranno presentati i lavori di

Irene Calderoni
Debora Masetti

classe V B sez. Pittura e Decorazione Pittorica del
 Prof. Antonio Borzì
 ISART
Istituto Superiore Artistico


5 novembre - 5 gennaio


a cura di
Ca! terina Morelli

Inaugurazione
venerdì 5 novembre ore 18.30





un progetto di
INA ASSITALIA PER I GIOVANI



INA Assitalia
Agenzia Generale Bologna Centro

Via de' Pignattari, 3 Bologna
Telefono: 051 6405217
E-mail: relazionipubblico@inabologna.it
Orari: lunedì-giove! dì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00
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Comunicato
 
 
 
Drin! Drin! Drin! Nessuno risponde... risuono il campanello. Silvia fa capolino, apre e trapassando l’uscio mi accompagna nei suoi interni. Imperturbabile mi osserva, siede senza annuire. Nei suoi occhi la scrittura di un racconto di pi! ttura: dipinge la sua storia, pura contemplazione, un incontro, un’istantanea odierna, distonia descrittiva, geroglifico moderno. Questo viaggio muove dalla pittura, la silente austerità le fa da padrona e il colore non sembra smentirla. Sussurra la sua arte, metafisica visione, intima allucinazione. Balza a prendere la tela, la dipinge. 
Silvia bilancia, con attenzione scruta, si volta, e poi riguarda: scorge la tradizione, l’eco del passato prossimo. Il silenzio è evocato, muta comunicazione: Silvia telegramma!
Ma chi è Silvia, quali le sue tele? Silvia in una stanza, l’intimità. Silvia isolata, di rare e smentite comparse. Silvia congettura, la stanza perversa del tempo. 
Lancette, frequ enze, scansioni: dittico o prospettico? Fronte del retro? Trinità o quadrata visione?
Una vicenda, ridondante di parole assenti, oggetti trasposti, incarnazione di dialoghi muti, di luoghi dell’io, dell’astensione altrui. È una trama dove l’oggetto viene dipinto dalla mente, pura narrazione.
Silvia disegna la reale apparenza della blasfema finzione. Lo spazio pare assente, è una bozza. Tra le fughe delle mattonelle si dipartono fughe nel quotidiano: proiezioni.
Silvia e dintorni, Silvia capo-giro, e poi un altro! Seduta ritta, voltata, assorta, in contemplazione, tacitamente Silvia. Sulle note degli stadi pittorici, parla sola, pensa ad al! ta voce: circostanza.
Silvia ascolta, non parla, comunica sola, è seduta e presente. Attraverso le cerniere delle tele, cornici e perimetri di ambienti. Nel frattempo la porta si è chiusa, il campanello suona ancora, questa volta è il mio. Rispondo, ma solo quiete, controllo la posta e aprendo la busta: vernice di una mostra… sacri ossequi Silvia! 

Lucas De Laurentiis
 

 

 
L’arte di Ester Grossi è un ciak improvviso, un probabil e inizio di una storia da raccontare, una locandina di presentazione.
Rimanda a un invisibile sottotesto, a una voce senza suono, a sguardi decisi che pretendono lo scambio con la realtà esterna e i suoi stimoli.
Il mondo pop-olare manipolato dalle arti umane, viene rielaborato in scatti netti, definitivi, privi di sfumature.
L’occhio sceglie di osservare ogni cosa con una neutralità tipica del grigio, prima di gettarsi nell’evoluzione grafica dei colori primari, che esplodono geometrici, con tutta la loro carica emotiva, relegandosi ognuno al proprio dettaglio da riempire e permanendo con nitidezza solo in quello.
Attingendo costantemente dal suo background personale, eclettica valigia preparata con le arti del cinema, della musica, dello spettacolo, Ester allestisce poco a poco una vetrina di personaggi che, icone mute del tempo che scorre, non fanno altro che manifestarsi.
Manifesta Carmen Miranda. Con il suo sguardo deciso in iride azzurra, con le sue sopracciglia di inchiostro grigio, virgole a inciderne dei pensieri, l’espressione. 
Manifesta, con la passione amaranto delle labbra sul lenzuolo del viso, una allegra e sensuale frivolezza da parata, il giallo intenso di cui la sua anima si imbeve.
Manifestano un ! uomo e una donna, protagonisti in primo piano di un intimo spettacolo. Affidano il loro morbido dondolio sensuale a una perfetta orchestrazione dei toni grigi, pellicola in chiaroscuro delle tensioni che si trasformano, poi si sciolgono in un respiro di luce e, infine, muoiono nel sospiro rosso e sanguigno di una bocca.
Manifestano i personaggi resuscitati da un film di Romero, in un sorprendente dialogo cromatico, omaggio a un bianco e nero che si arricchisce di tinte emotive.
Manifesta un uomo il suo terrore, percependo una minaccia crepuscolare provenire dall’alto. 
Il plumbeo viola del pericolo decolora il suo viso e inghiotte la testa di una donna, confinandone la paura nel dettaglio delle mani e nel tremore delle gambe, imprigion! ate nel verde di una terra generatrice di mostri.
Manifesta Ester Grossi affidando la sceneggiatura dei suoi lavori all’involucro muto e deciso dei colori.
 

Stefania Benizzi

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Mostra: POESIA VISIVA OGGI? VIETATO PENSARE MA LIBERI DI ANDARE Wed, 06 Oct 2010 15:25:38 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/135512.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/135512.html giada lomi giada lomi  
 

AA.AVV. : una mostra collettiva di poesia visiva a Forlì [a cura di Davide Argnani]

 
 
Via Paradiso n. 4 – 47121 Forlì
 
MOSTRA DI POESIA VISIVA
Organizzata dal Centro Culturale L’Ortica
(a cura di Davide Argnani)
 
 
 
POESIA VISIVA OGGI? VIETATO PENSARE MA LIBERI DI ANDARE”
 
      
 
  A FORLÌ DAL 9 AL 21 OTTOBRE 2010
Inaugurazione: sabato 9 ottobre 2010 ore 16
Presso SALA MENOUNO del MEGA FORLÌ – C.so Della Repubblica n. 144 - Forlì  


Programma:


Ore 16: Inaugurazione
Ore 17: “Lassù nell’Alto Appennino”: audiovisivo di Luci! ano Prandini
Ore:17,30 “Un polipoema non lo si ascolta o lo si vede, si convive con esso”: reading performance di brani dagli anni Ottanta all’oggi, del poeta Enzo Minarelli.
Opere in mostra di:


Ignazio Apolloni (Palermo), Paolo Badini (Bologna), Vittore Baroni (Viareggio), Claudia Bartolotti (Forlì), Luigi Bassetti (Tredozio-FC), Rosetta Berardi (Ravenna), Anna Boschi (Castel San Pietro, BO), Luciano Caruso (Firenze-1944-2002), Nadia Cavalera (Modena), Sergio Cena (Briaglia-CN), Carlo Marcello Conti (Udine), Corrado Costa (Mulino di Bazzano – 1929-1991), Caterina Davinio (Lecco), Antonio De Marchi-Gherini (Gera Lario-Como), Prisco De Vivo (S. Giuseppe Vesuviano-NA), Giannino di Lieto (Minori-SA, 1930-2006), Marcello Diotallevi (Fano), Liliana Ebalginelli (Milano),  Eltore Elica (! Forlì), Giovanni Fabbri (Castiglione di Cervia-RA), Franca Faedi (Russi-RA), Fernanda Fedi (Milano), Giò Ferri (Lesa-Novara), Ginetta Maria Fino (Bologna), Alfio Fiorentino (Mestre-VE), Giovanni Fontana (Alatri-FR), Bice Garzoni (S. Maria Capuavetere-CE), Gino Gini (Milano), Antonio Giosa (Forlì), Alfonso Lentini (Belluno), Oronzo Liuzzi (Corato-BA), Arrigo Lora Totino (Torino), Mario Lunetta (Roma), Piero Maffessoli-Malipiero (Bagno a Ripoli-FI), Ruggero Maggi (Milano), Maria Grazia Martina (Breganze–VI), Vittorio Mascalchi (Russi-RA), Eugenio Miccini (Firenze, 1925-2007), Enzo Maglietta (Novoli-Bari), Enzo Minarelli (Cento-FE), Giorgio Moio (Quarto-NA), Ca terina Morelli (Bologna), Franco Palazzo (Ravenna), Anna Palma (Cattolica-Rn), Francesco Pasca (S. Pietro in Lame-LE), Giancarlo Pavanello (Milano), Michele Perfetti (Ferrara), Lamberto Pignotti (Roma), Franco Piri Focardi (Rignano sull’Arno-FI), Luciano Prandini (Castelfranco Emilia-MO), Giancarlo Pucci (Fano-PU), Gian Paolo Roffi (Bologna),  Sabina Romanin (Pordenone), Danila Rosetti (Forlì), Antonio Sassu (Torreggia-PD), Renato Sclaunich (Bolzano), Eugenia Serafini (Roma), Carlo Alberto Sitta (Modena), Antonio Spagnuolo (Napoli), Adriano Spatola (1941-1988), Erio Sughi (Forlì), Alberta Tedioli (Modigliana FC), Massimiliano Testa (Samassi-Cagliari), Ettore Tomas (Sasso Marconi-BO), Liliana Ugolini (Firenze), Ivano Vitali (Firenze), Maria Filippa Zaiti (Forlì). E da altri paesi: Miguel Jmenez (Spagna), John M. Bennett (Columbus, USA), Lubomyr Tymkiv-A.Moreno (Ucraina), Ryosuke Cohen (Osaka).
Fuoriprogramma: opere dal mondo (dall’archivio Argnani-Miccini)
 
VIETATO PENSARE MA LIBERI DI ANDARE


Poesia visiva oggi? È possibile, anzi necessaria, almeno per cancellare tutti i muri grigi, specialmente dopo  l’abolizione dei graffiti e la condanna degli artisti-graffittari e la tentazione di inibire la libera espressione delle idee. Come sosteneva Eugenio Miccini “gli Dei non amano! il disordine”, ma i Visivi prendono tutto il materiale offerto dalla realtà non per analizzarla strutturalmente, ma per andare oltre l’analisi strutturalistica, per  incrinare il dato visivo abituale e ricomporlo deformato affinché lo spettatore/lettore, osservandolo/leggendolo, ne venga respinto, impari a comprenderne l’effettiva sostanza e i fini nascosti. Quindi la poesia visiva è l’unica forma di espressione artistica politicamente impegnata e valida a tutt’oggi. I mezzi usati sono in generale poveri: materiali presi dai giornali, dai manifesti, annunci pubblicitari, fotografie, mozziconi di parole, raccolti ovunque. Poi rifusi  e ricomposti con le tecniche più diverse per creare opere/documenti in cui confluiscono il soggetto/artista e l’oggetto realtà.   
< span style="font-family: Times New Roman;">L’artista è libero di andare, di pensare, di fare e di mettersi in discussione. Proprio come già dal 1913 osò provocare il poeta italo/francese Guillaume Apollinaire (Roma 1880-Parigi 1918) con i suoi famosi Calligrammes,esprimendo una  nuova visione poetica libera dalle costrizioni della metrica e scritta in modo da comporre un disegno, un’immagine; o come, qualche decennio più tardi, farà anche l’impetuoso poeta gallese Dylan Thomas con i suoi ‘parallelogrammi’; o addirittura l’uomo delle caverne di-segnando sulla roccia i geroglifici della propria presenza.
Ma la Poesia Visiva in Italia si rivela dopo la metà del secolo scorso, diffondendosi poi! in tutto il mondo, grazie a due spiriti ribelli e innovatori come Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Due toscani nati e cresciuti in quella Firenze che per secoli e fino all’ultimo dopoguerra è stata fulcro e movimento della cultura. Insomma, per dirla con le parole di Miccini e Pignotti: “La poesia visiva, nonostante tutte le diverse e molteplici relazioni con analoghi fenomeni precedenti…, nasce in Italia negli anni 1962/63. Alcuni personaggi si trovarono – tra Firenze, Roma e Napoli – ad operare a distanza sopra le stesse esperienze che poi con diverse motivazioni ideologiche, metodologiche ed estetiche furono raccolte e diffuse dal Gruppo ’70  di Firenze. Vero è che nel suo ormai lungo corso le varie puntualizzazioni poetiche hanno preso caratteri e sfumature diversi e perfino antagonisti. Era ed è il segno di quella partecipazione ad un ‘movimento’ che, ad o! pera delle singole personalità, doveva ulteriormente precisars i in ordine a determinate opzioni tecniche, stilistiche, ideologiche… L’arte, è stato detto giustamente più volte, non è un hortus conclusus ma un processo, tanto più oggi che questo suo “divenire” ha preso una costante accelerazione, con l’inevitabile, progressiva entropia negativa che caratterizza gli aspetti transeunti di ogni “progresso”. La poesia visiva, infrangendo il privilegio accordato all’uso verbale della parola o alla parola tout court, si pone all’esterno della letteratura in quanto non le è complementare, non ne attinge direttamente i modelli, non ne rispetta i “generi” e si postula addirittura come alternativa…”. E poi, secondo Lamberto Pignotti, se “I libri di filosofia verranno un giorno stampati a fumetti, la linguistica sarà esposta con tavole a rotocalco, il codice civile adotterà una segnaletica di tipo inter! nazionale analoga a quella del codice stradale? A parte il suo aspetto paradossale l’interrogatorio racchiude in sé un’esigenza tutt’altro che futile: là dove le attuali lingue nazionali dividono, un linguaggio visivo potrebbe unire. Oltre alla segnaletica stradale, del resto assai recente, esistono da tempo altri linguaggi che si richiamano variamente a un’esigenza visiva: basterà pensare per esempio alla matematica, alla geometria, alla chimica, alla musica, ad alcune branche della fisica in cui l’impiego dei simboli evita l’uso di frasi…”
Tutto questo e non solo questo si scopre lungo il percorso della mostra forlivese che raccoglie opere fresche e recenti dei maggiori artisti italiani della poesia visiva contemporanea! , con qualche testimonianza di gesti visionari di poeti di diversa ap partenenza globale.  


LA POESIA È MORTA? VIVA LA POESIA!
 
 
Ringraziamenti: a Mega-Forlì per la messa a disposizione della Sala MenoUno del MEGA-FORLÌ per la realizzazione della mostra; ad Alessandro Miccini e Anna Palma,  alla «Galleria Palestro» di Ferrara per aver prestato opere di E. Miccini, e a tutti i collaboratori e agli artisti che hanno aderito.
Orari di visita: Lunedì-Sabato: 17-19; per appuntamento telefonare a: 0543/402300 D. Argnani) - 3337167331 (Mega-Forlì); Centro Culturale L’Ortica: Tel. 0543/092569 – E-mail: orticadonna@tiscali.ithomer_g@tin.it
 


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Caterina Morelli
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Mostra: Libro d'artista 2010 Fri, 17 Sep 2010 17:21:18 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/133275.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/133275.html giada lomi giada lomi  

 

Libro d'artista



Michele Acciali - Emma Sofia Bandini
Beatrice Brienza - Irene Calderoni
Sara Campagnini - Martina Carpi
Giulia Cocchi - Arianna Gea Gaudiello
Debora Masetti - Francesco Prati
Laura Serafini - Annalisa Simonini


classe V sez. B Pittura e Decorazione Pittorica del
 Prof. Antonio Borzì
 ISART
Istituto Superiore Artistico


24 settembre - 22 ottobre 2010  


a cura di
Caterina Morelli

 Inaugurazione
venerdì 24 settembre ore 18.30


un progetto
INA ASSITALIA PER I GIOVANI




INA Assitalia
Agenzia Generale Bologna Centro

Via de' Pignattari, 3 Bologna
Telefono: 051 6405217
E-mail: relazionipubblico@inabologna.it
Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00

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Comunicato
In principio era il Libro. Pagine rilegate dal cartonato, parole alle quali veniva demandato di raccontare una storia. Ecco, una storia. Però di storie ne esistono a iosa, da raccontare. Storie che si sedimentano poco a poco, dal passato ad oggi, oppure che esplodono nell'attimo. Dodici racconti costruiti da frammenti di memoria, note musicali e suggestioni quotidiane vengono narrati dalle opere degli studenti della VB Isart di Bologna.


C'è una storia a fumetti di mani che afferrano un pallone, bramose di correre verso la vittoria, e che si conclude con un brindisi che suggella la bellezza della competizione. E' una storia marcata da lieve ironia, da tratti caricaturali: il gioco è ludico e tale deve restare. (Michele Acciali)
Potrebbe però d’improvviso animarsi di una vena grandguignolesca, nascosta sotto le fattezze di giovani combattenti. Diventare lotta sanguinosa che nasce su di un’arena post-apocalittica, dove non esiste scelta: bisogna uccidere per sopravvivere. (Irene Calderoni)
Direttamente dall'immaginario infantile collettivo, si ripropone inevitabilmente il consueto triangolo Cappuccetto-Lupo-Nonna. Il candido timore delle grosse orecchie scompare in una nuvola rosa, ma a ben guardare i volti deformati tradiscono ancora la presenza dell'arcaica violenza fiabesca, sbigottiti dal rombo del fucile. (Emma Sofia Bandini)
Una storia si soffia nella pasta di vetro incandescente, e prende forma. Tante polaroid sparpagliate si incollano ad una pellicola fotografica in scorrimento, avvinghiate a pezzi di discorso. Immagini latenti conservate dal passato si susseguono precedendo le icone contemporanee, ancorandosi in un flusso di esistenza che si lega al colore della terra, sanguigno ed ancestrale. (Giulia Cocchi).
Una storia di sé. Osservando in controluce una pellicola, e anche precipitando scaraventati da un imbuto all'interno di un torrione variopinto. Dove sole e pioggia convivono, e si passa da uno zuccheroso ricevimento ad un profumatissimo e rilassante bagno. Ci si può schiacciare le dita tra i cassetti dei sogni, e spiluccare le pagine di libri proibiti, svolazzando tra un piano e l’altro a bordo di un potentissimo ombrello del non-si-sa mai.(Debora Masetti)

Ma il sogno non è soltanto un fatato sortilegio. Se personaggi di disneyana (e non solo!) memoria si aggirano scheletriti, ridendo ebetamente, l'onirico diviene allucinazione. Attenzione! Osservate pure gli effetti di alcool e droghe. A testimon! iarli giungono dai cartoons vecchi beniamini dell'infanzia, zoppicando su protesi cilindriche che hanno sottratto al legno il suo posto. (Francesco Prati)
Truly, Madly, Deeply, Do. Esiste una sequenza di piccoli racconti che si addensa quotidianamente nel vissuto, fuoriuscita da onde che partono da ogni dove. Una miriade di storie brevi si riproducono a partire da apparati sonori. Molte scorrono inosservate, vanno a riempire spazi vuoti, incorniciano gesti automatici. Altre impregnano la memoria, attaccandosi a doppio filo con passioni e vicissitudini. (Laura Serafini).
Non necessariamente la narrazione si esaurisce nel lampo di una canzone. It's a kind of magic. Fatta di mattoncini di canzoni, si innalza una costruzione amniotica, riparata dagli urti del reale, dove sotto le coperte rimboccate ci si adagia accanto a timori e incomprensioni. (Sara Campagnini)
Sgommando rumorosamente a suon di metronomo, irrompe la Fiat Cinquecento a consegnarci la sua storia, che a quattro ruote decelera dal boom economico ad un presente ben più mesto. Narra di baci rubati, di cappotte abbassate, di gite al mare. (Annalisa Simonini)
A bordo dei suoi sedili consumati, calca strade immaginifiche che conducono distante dai punti cardinali, fino a solcare canne di bambù divenute rotte impazzite di maestosi velieri. Meta agognata è la quiete, il silenzio che accompagna la lettura, colonna sonora di ogni ideale storia. (Martina Carpi)
Valicando un argenteo cancello scriocchiolante,il codice reale a poco a poco scompare. Abbarbicati su un albero, scostate le fronde lamè che lo ammantano, agli occhi si apre l'incantesimo. Uno sfavillante coleottero fa da lacchè alla sirena dalla vaporosa chioma, volteggiante tra le liane fiorite. Le scale si poggiano al muro del colore, proseguendo fino al campo stellare.(Brienza Beatrice)
E per finire la dozzina delle storie, non può mancare un assaggio di sana tradizione culinaria italiana. Quant'è buona la conserva di pomodoro fatta in casa? Accidenti che fatica, però. Meglio spremersi le meningi in salsa campbelliana, e attendere che il sugo coli dalla testa, copioso e profumato come un concentrato di pensieri. (Arianna Gea Gaudiello)

testo di Sara Dragani
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Mostra: Paesaggio in cornice Thu, 27 May 2010 12:08:26 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/122485.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/122485.html giada lomi giada lomi  
Paesaggio in cornice



Michele Acciali
Emma Sofia Bandini
Beatrice Brienza
Irene Calderoni
Sara Campagnini
Martina Carpi
Giulia Cocchi
Arianna Gea Gaudiello
Debora Masetti
Francesco Prati
Laura Serafini
Annalisa Simonini
Nicolò Valicelli



classe IV sez. B Pittura e Decorazione Pittorica del
 Prof. Antonio Borzì
 ISART
Istituto Superiore Artistico


4 giugno - 4 agosto</! span>


a cura di
Caterina Morelli

Inaugurazione
venerdì 4 giugno ore 18.30





un progetto di
INA ASSITALIA PER I GIOVANI




INA Assitalia
Agenzia Generale Bologna Centro

Via de' Pignattari, 3 Bologna
Telefono: 051 6405282
E-mail: relazionipubblico@inabologna.it
Orari: luned&igrav e;-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00

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Comunicato



Italia, paese per vecchi? Non si direbbe, stavolta. La ricetta è presto fatta. Si prende un vecchio tema, ma di quelli assai classici. Si aggiunge l'utilizzo della tecnica ad olio, e in uno spazio si mescolano assieme le opere di 13 studenti. Mesdames et messieurs, ecco a voi Paesaggio in cornice, realizzato dagli studenti della IV B dell'Istituto d'Arte di Bolog! na.
 
 
 
Annalisa Simonini, Ritorno a casa. A bordo di un'auto, seduti sul sedile di un treno, rosseggia il tramonto che non segna solo la fine del giorno, ma anche quella di un viaggio, mentre con lo sguardo si cerca la propria città dove sempre si torna. Sulla via verso casa si staglia netta, ma avvolta da echi di fiaba la sagoma del santuario, stabile come in un ritorno a sé stessi.
 
Sara Campagnini, Senza titolo. La visuale è stretta dai monti, che dominano tutt'attorno con l'imponenza delle vette, e lo sguardo oppresso dall'oscurità della notte. Ma il chiarore lunare può squarciare il velo nero, illuminando maestosamente il volo di un'aquila, lontana dagli stormi.
 
Martina Carpi, Visione di altri piani. Il verde di una testuggine domina tutto l'insieme, unica testimone animale nuotante in una danza di colore. I cromatismi del blu si rincorrono tra il fondale marino e il cielo fiammeggiant! e, illuminati dalla cornice dove i toni acidi si alternano a formare un contorno vegetativo, per metà palustre e sommerso, per l'altra incantato e animato.
 

Giulia Cocchi, Soul. Non basta solo il mare a definire il paesaggio. E nemmeno una donna dal volto scuro, il cui abito dalla fitta tramatura si fonde tra sabbia e cielo. Stretta in un oblò e inghiottita da un valzer di parole, la staticità dello spazio sembrerebbe poter iniziare a girare vorticosamente, fino a raggiungere un'altra dimensione.
 
Debora Masetti, Ospiti a colazione. Bianco, materia, spatola, pennello. E lo sguardo che si concentra su oggetti quotidiani, negli interni di una casa, col gusto classico della rappresentazione di una natura morta. Ma quegli oggetti immobili e senza vita, divengono materia pulsante, restituendo identità a oggetti e stoviglie testimoni di un invito mattutino, sui quali l'attenzione quotidiana scivola frettolosamente.
 
Francesco Prati, Bouquet in nero. Quando si gioca con gli stili, può accadere che un mazzo di fiori si apra inaspettatamente su di un velo ! nero. Un omaggio floreale sembra fluttuare nell'oscurità dello sguardo, racchiuso dalla cornice realistica che si assembla arditamente alle sfumature cupe e all'esplosione di colore.
 
Irene Calderoni, Sogno e testa. Il racconto ha inizio con una piccola casa, circondata dalla vegetazione, nei pressi delle rive di un fiume placido e i colori del cielo che virano verso l'azzurro. Ma è impossibile impedire l'arrivo dell'inquietudine, del perturbante fiabesco: bulbi oculari osservano a distanza la tranquillità apparente, forse solo un'illusione.
 ! ;
Beatrice Brienza, Frame. Echi di bosco connotano il paesaggio, nella consuetudine di una fetta di natura composta da alberi e cielo. Ed ecco che a sorpresa una natura morta si insinua nella cornice, ornandola di frutta e monili femminili, romantici come le fronde che la racchiudono con grazia.
 
Michele Acciali, Stramberìa. Apocalittico o ordinario? La natura è diventata di cristallo e acciaio, ed estende verso l'alto le sue propaggini cementizie. Nulla lascia presagire catastrofi né cupe vicissitudini: resta! solo un senso di vertigine.
 
Arianna Gea Gaudiello, Gli occhi e il paesaggio. Una bocca fagocita le immagini di una strada. Che accade? Qualche palazzotto rimane illeso. Però altre forme rotolano sul cemento, assemblandosi in un puzzle di tondi e frastagliati, concime per un tronco dai rami tentacolari.
 
Nicolò Vallicelli, L'alba e il tramonto dell'uomo. Gli scuri legnosi aprono un interno soffocante verso l'est erno. Esterno che esplode in una lingua infuocata, palpitante e gonfia. Uno sguardo si interroga, alla ricerca di altri occhi, senza trovare risposta.
 
Emma Sofia Bandini, Senza titolo. Sulla scia lunare, una barca si indirizza verso il largo, l'altrove. Potrebbe forse raggiungere una terra decorata da palmizi, esotica e distante, dove i fiori esplodono in forme sconosciute e selvagge. O forse solo restare ormeggiata distante dalla riva, beandosi del sereno chiarore notturno.
 
Laura Serafini, E' un furetto. Certamente, è un furetto a guardare, o meglio spiare da una finestrella che pare un varco aperto in una galleria autostradale. Ma il suo padrone non dev'essere troppo distante, compiaciuto dal condividere con la capricciosa bestiola il rassicurante paesaggio, caldo e immobile.

 
Sara Dragani
 
  
 

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Martina Roberts - Serena Piccinini Sat, 19 Dec 2009 23:04:04 +0100 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/varie/101995.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/varie/101995.html giada lomi giada lomi

Martina Roberts - Serena Piccinini

11 dicembre -11 Febbraio

a cura di Caterina Morelli

INA Assitalia

Agenzia Generale Bologna Centro

Via de' Pignattari, 3

 

Comunicato

 

Proiezioni nella stanza …. 

La poetica di Martina Roberts riflette sulle trasparenze delle sue creazioni. Attenta al "peso" e alla "materia" del suo fare: trasmette! Le finestre emanano luce, diffondono profumi, essenze di colori e meraviglia. I suoi balconi espongono fiori, leggeri indumenti sfiorati dal vento. Quelle finestre vedono il mondo da prospettive fatte di parole in poesia. Vetrate di palazzi di carbone sono ormai un ricordo lontano, verdi vicoli ossigenati parlano di silenzio e d’intimità, un’altra lingua!

Le sue opere sono cariche di citazioni, macchie metropolitane, parlano gli indumenti stesi dai davanzali delle finestre, riflesso delle mode e dei toni del momento. Ma cosa cela una finestra? Umori e stati d’animo, gioie e malinconie, mondi ignoti che hanno una storia da raccontare, parlano delle abitudini d’identità violate dalla frenesia del quotidiano, di città in bianco e nero immortalate a colori….e ombre timide animano piccoli squarci di parete acquerellate, destando curiosità e malizia, dolcemente naif!

 

“Toc toc? Avanti sensibilità, piacere poesia!” 

Le creature di Serena Piccinini sono presenze vestite di bianco, anime scevre da aloni, sfiorano la metafisica, sposano l’esperienza sensibile. Camminare, saltare per poi volare: questa la sostanza delle creazioni che l’artista fa ruotare senza arresto attorno al suo fare. Serena Piccinini traspone le sensazioni in opere ludiche, crocevia tra lo spirito giocoso e il fantastico, tra il sogno e l’immaginazione, le sue opere sono dirette discendenti del mondo delle idee.

L’artista ricerca continuamente l’essenza delle presenze, rimuove le ombre, traveste il vento di carta, intreccia la juta, anima il movimento, trasforma ambienti sterili di presenze singolari. Sottrae l’idea di peso, parla di leggerezza, leggerezza in quanto madre del bianco e sorella della trasparenza. Il concetto di bianco è corrispondenza di quel “luogo-non luogo” dal quale attingere vita. E’ sospensione, nitida psichedelia, fragilità surgelata. Bianco è l’eccellenza chiamata percezione, un trampolino, prerogativa dello svelare l’intangibile, arrestare l’attimo irripetibile che la trappola del tempo vuole sottrarci!

Serena Piccinini predilige materiali naturali, leggeri come la carta. Inventa giochi di sospensione, l’alternanza di assenze e presenze, sfida la forza di gravità. Il fruitore resta travolto dalla vertigine di candore, dalla magia onirica e dalla puerile innocenza. Sull’orbita dell’artista convive una dimensione carica di significati reconditi, dove la somma di tutto convive armonicamente, si respira l’impossibile.

I suoi ‘giochi tranello’ ci fanno sentire fanciulli, ancora in grado di fantasticare con ingenuità. Addentrarsi in questi percorsi equivale a scoprire uno spazio, a riscoprire ciò che di più puro l’uomo oggi ha perduto, poter sognare ancora con stupore!

 

Lucas De Laurentiis

 

All’interno della mostra saranno presentati i lavori di Chiara Marzaduri e Giulia Valentino studentesse dell’ISART Istituto Superiore Artistico frequentanti la classe V D sez. Pittura e Decorazione Pittorica del Prof. Antonio Borzì

 

Un progetto

INA ASSITALIA PER I GIOVANI

 

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Mostra: Martina Roberts - Serena Piccinini Tue, 01 Dec 2009 03:44:33 +0100 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/99857.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/99857.html giada lomi giada lomi  
Gent.mi Amici,
ho il piacere d'inviarvi alla mostra:


Martina Roberts
Serena Piccinini



all'interno della quale verranno presentati i lavori di

Chiara Marzaduri e Giulia Valentino

classe V D sez. Pittura e Decorazione Pittorica del
 Prof. Antonio Borzì
 ISART
Istituto Superiore Artistico


11 dicembre - 11 febbraio


a cura di
Caterina Morelli

Inaugurazione
venerdì 11 dicembre ore 18.30





un progetto di
INA ASSITALIA PER I GIOVANI




INA Assitalia
Agenzia Generale Bologna Centro

Via de' Pignattari, 3 Bologna
Telefono: 051 6405217 • 051! 6405282
E- mail: relazionipubblico@inabologna.it
Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00
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Martina Roberts

“La ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere”, scriveva Italo Calvino! nelle Lezioni americane. Ė ciò che ho pensato nel vedere le pitture su vetro di Martina Roberts. Con fresca genuinità, questa flâneuse della quotidianità, amante più dei vuoti che dei pieni, attenta a un equilibrio che bilanci scarne campiture e tenui cromaticità, sembra condurci per un mondo che pare non appartenerci più, schiacciati come siamo dal peso di una greve esistenza. Ė dunque un monito, un invito a spogliarci delle corazze, a vestire abiti più leggeri (nella scia d’una grande tradizione novecentesca, Mirò, Klee, Calder, Melotti), a lasciarci coinvolgere dall’essenza delle piccole cose, a lanciare lo sguardo oltre l’ostacolo, verso un mondo di trasparenza, di sognante, magico equilibrio, anche tra network e shop window di fascinose strade urbane. Ma non è un mondo incantato e, se in parte lo sembra, è comunque carico di apparenze, d’ambigua seduzione, for! se d’incombente minaccia. Semplici vestiti sembrano incalzati da lle loro om- bre e resi inconsistenti da sottili tramature, piccoli legnetti scatenano fiamme, gli alberi hanno tronchi improbabili come fili di rame appunto melottiani, le nubi piangono come cuori in pena e quei titoli in inglese portano in sé un’ironica dualità. Perché se è vero che il vetro, con la sua leggerezza (ma anche quegli acquerelli così lievi, che sembrano destinati a sparire), potrebbe essere la materia di cui sono fatti i sogni, è altresì incontestabile la sua fragilità. Come Laura ne Lo zoo di vetro di Tennessee Williams, la Roberts costruisce il suo mondo di vetro, ma a differenza di quella non indulge in un intimismo sterile destinato alle delusioni, bensì dà sfogo alla sua ispirazione poetica, solo apparentemente infantile, felicemente stimolata da ciò che la circonda e la coinvolge per rammentarci la nostra fragilità, la sempre possibile frantumazione del nostro esser! e, come accade al piccolo unicorno che Laura regala a colui che per un attimo ha creduto poter essere la sua salvezza.

Franco Gordano


Serena Piccinini

Tornai allora a quella neve chiara...
Alda Merini

Quando la neve ammanta tutte le cose col suo prezioso infinito è come se il tempo venisse gelato in un istante eterno. Osservando la produzione di Serena Piccinini ci si rende conto che il potere dell’arte risiede nella possibilità di attuare qualunque malia: il materiale semplice e primordiale, che attende di essere sporcato dal segno, diviene protagonista del gesto per trasformarsi nella concretizzazione di un’idea poetica, connotata di femminile, che dà vita a un popolo di creature magiche ibridate col sogno. Ippopotami alati, giraffe che si trovano ad avere una ruspa al posto del muso, balene volanti che sovvertono la logica, negando il loro peso imbarazzante e ancora situazioni pi&ug! rave; astratte, come un bosco di case che invitano l’uomo a una delicatezza di passi, un meccanismo di girandole per misurare il vuoto e mille altri giocattoli delicatissimi e preziosi, semoventi, interattivi e sonori, ammalianti come un’etoile della Scala nella serata della prima. Tutto ciò pare essere schizzato fuori dalla fantasia impazzita di uno scrittore dolcissimo o dagli incubi bonari di un bambino gioioso: in questo mondo è normale che il finale delle fiabe sia felice pur senza che ciò risulti scontato. Queste opere vanno considerate col rispetto che si dovrebbe avere per la neve e l’affetto destinato a un neonato. Serena Piccinini è più di un’artista, è un’esperta di segreti che tramuta in opere che sono più di una semplice scultura: sono più che altro un ritorno a quella neve chiara…

Viviana Siviero


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Christian Ghisellini Agnese Skujina Mon, 28 Sep 2009 20:17:14 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/91149.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/91149.html giada lomi giada lomi

Mostra di
 
Christian Ghisellini
Agnese Skujina



all'interno della quale verranno presentati i lavori di

Sarah Aluisi e Francesca Guerra

classe V D sez. Pittura e Decorazione Pittorica del
 Prof. Antonio Borzì
 ISART
Istituto Superiore Artistico


9 ottobre - 9 dicembre


a cura di
Caterina Morelli

Inaugurazione
venerdì 9 ottobre ore 18.30





un progetto di
INA ASSITALIA PER I GIOVANI





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Via de' Pignattari, 3 Bologna
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Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00
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Christian Ghisellini o dei segnali oltre la forma...

 

Il gesto del disegnare è antico, sia che si consideri la storia dell’umanità, sia che si consideri la storia dell’individuo: dai graffiti primitivi ai disegni dell’infanzia, esso rappresenta un modo primordiale e insopprimibile dell’espressione personale, un modo di dare un abito a emozioni che è necessario concretizzare fuori dal sé. Christian Ghisellini impiega come medium proprio questa tecnica semplice: i suoi sono segni realizzati in punta di penna su materiale povero, che si organizzano armoniosamente riunendo elementi opposti, in rincorrersi lussureggiante che evoca quello di divinità e ninfe. La linea è sottile e sinuosa, le mescolanze di sensazioni contrastanti che albergano nella stessa scena – come ad esempio ieraticità e ironia – non permettono alla potenza compositiva di smarrirsi, per mezzo di una perfetta fusione fra la figura protagonista e il vuoto solo apparente che la circonda.

Nelle opere di Ghisellini, la punta di penna percorre superfici di materiali che si ampliano naturalmente a causa dell’urgenza di trovare nuovo spazio, come un mezzo a motore che percorre piste battute disegnando il mondo attraverso la terra e i suoi segni. L’artista compone le proprie visioni mosso dall’unica forza del piacere personale, chiamando in scena un coro di figure che emergono in forme più o meno ibridate, direttamente da un’interiorità incontenibile, piena di spunti culturali altissimi e disparati che vanno dalla mitologia antica meno nota ai Monty Paython. Nelle opere dell’artista nessuna linea viene cancellata, ma ognuna si adagia sulla precedente generando una sorta di foresta, che alla fine odora più di originale primigenio che di incolto scomposto che sia necessario coltivare, e in cui affiorano punti di tempera o acrilico bianco necessari per recuperare luci nel chiaroscuro che possono essersi perdute nell’esubero grafico.

Ghisellini è un maestro della penna, ma  anche della mescolanza di emozioni e questa è la chiave che rende potente ed originale la sua opera: lo spettatore viene confuso dai segnali che scorrono come input al di sotto della forma e che rappresentano la vera essenza di un lavoro che attende il momento propizio per svelare il proprio straordinario inaspettato …   

 

Viviana Siviero

 


Agnese Skujina il colore e la forma al servizio dell’espressione.


La giovane artista lettone Agnese Skujina libera il contingente dai limiti e dalle contratture dell’osservazione realistica e interpreta le geometrie rigide di edifici, vie e oggetti, ridisegnandoli emotivamente, attraverso pennellate larghe e ampie stesure cromatiche, materiche e dense.

Le tele della Skujina raffigurano paesaggi dell’Italia del sud mediati dall’emozione e dagli occhi dell’anima.

Se gli ambienti raffigurati sono ancora percepibili, il carattere veristico cede il passo ai toni dell’interiorità e all’ispirazione vivamente partecipe con cui la pittrice guarda la realtà, e che traspare anche dal carattere evocativo e intimista dei titoli delle opere.

L’artista coglie i colori dell’ambiente raffigurato ma li rende altro da sé, li traspone sulle tele con emozionanti e accese vibrazioni cromatiche d’armoniosa poesia. Tetti, facciate, vicoli, larghi, scorci assolati dei piccoli paesi del mezzogiorno d’Italia, minuti dettagli quotidiani, si mostrano e si impongono quasi fortificati. Del mondo, la Skujina, sembra ricercare la nuda essenza, l’idea matrice imperitura e, in forza di ciò, nella raffigurazione dell’autrice, esso sussiste coriaceo e fiero all’immobile scorrere del tempo, temprato dal calore del sole e dalla luce del sud, sue matrici di profonda ispirazione. E, proprio attraverso l’uso dinamico e sapiente dei gialli, dell’ocra, dei rossi, dei blu, la luce calda dei paesaggi meridionali diventa soggetto protagonista delle tele, costruisce architetture, spazi, assume la forma di facciate di palazzi, cortili interni e piazze aperte. La padronanza nell’uso della spatola restituisce la sensazione tattile dei muri scrostati mangiati dal sole, della vernice spenta dal tempo, il bianco sporco della pittura a calce erosa dalla pioggia e dalla salsedine, la mutevolezza del cielo al passaggio dei venti.

Nel lavoro dell’artista, la tradizione si fa presente: la notevole perizia esecutiva si rende visibile nella conoscenza approfondita della tecnica pittorica, degli impasti di colore, dell’accostamento dei complementari, nell’uso sapiente dell’olio, talvolta su base acrilica, nella preparazione accurata della tela, preferibilmente in lino, vissuta dalla pittrice come un irrinunciabile rito preparatorio. La Skujina pone l’antico sapere della tradizione pittorica al servizio di una ricerca e di un’interpretazione profondamente personali, di una visione che trasforma la realtà nell’universalità di paesaggi emotivi.

Nelle opere dell’artista il segno si fa colore, le forme e le variazioni cromatiche sgorgano da interiori motivazioni e dall’amore per il mondo raffigurato che, attraverso lo sguardo profondo e la mano potente di Agnese Skujina, diventa eterno, consegnato alla poesia del ricordo immerso in una luce metafisica.

 

 

Mara Venuto

 

 

 

 

 

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libro d'artista Sat, 19 Sep 2009 08:29:25 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/88027.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/88027.html giada lomi giada lomi libro d'artista

24-30 settembre

Sarah Aluisi - Eleonora Civadda
Vanessa Ferrando - Francesca Guerra
Chiara Marzaduri - Luigi Naldi
Marta Proietti - Giancarlo Rosetti
Elisa Savoia - Erika Semprevivo
Giulia Valentino - Marta Zaccarini

classe V D sez. Pittura e Decorazione Pittorica del
 Prof. Antonio Borzì

a cura di
Caterina Morelli

Inaugurazione
giovedì 24 settembre ore 18.30


un progetto di
INA ASSITALIA PER I GIOVANI
in collaborazione con
 ISART
Istituto Superiore Artistico



Ina Assitalia
Agenzia Generale Bologna Centro

Via De' Pignattari, 3 Bologna
Telefono: 051 6405217 • 051 6405282
E-mail: agenzia@inabolognacentro.it
Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00

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Inaugurazione: Donatella Lombardo Caterina Morelli Tue, 19 May 2009 16:46:56 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/81351.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/81351.html giada lomi giada lomi
Donatella Lombardo e Caterina Morelli

all'interno della quale esordiranno

Pan Ke e Mohini Pettinato

classe V dell'Istituto Statale d'Arte di Bologna

dal 29 maggio al 29 luglio


Inaugurazione
venerdì 29 maggio ore 18.30







Ina Assital! ia
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Donatella Lombardo

Durante gli anni accademici, trascorsi all’Acc! ademia delle Belle Arti di Bologna, nasce l’interesse per l&rsqu o;utilizzo del filo nell’opera d’arte, attraverso una ricerca che mi piace chiamare “Geografie dell’Immagine”. Una ricerca che transita nei luoghi della memoria, spaziando in quel tempo dilatato e apparentemente vuoto del ricordo-immagine. È un modo per “ricordare” attraverso alcuni elementi (come i frammenti di carta, le forme di aquiloni etc.) quelli che erano i giochi semplici della propria infanzia. L’atto del cucire si pone, dunque, come recupero di un ricordo/passato che ‘scompare’:


…il filo e la stoffa riaprono e ricuciono quei ricordi raffreddati dal tempo.
Le forme che emergono sono distorsioni, tracce vuote e paralizzate… gusci
abbandonati nei luoghi-non luoghi della memoria…

 
D.L.

«L’arte povera ha ri-costruito il contatto con la semplicità delle cose e con la loro &ldq! uo;calda” materialità. Questa artista ama la manualità compositiva e la realizzazione del manufatto che è rivelazione della gioia del fare e del tradurre l’arte in azione, sapendo cogliere le evocazioni che in essa si specchiano: nelle piccole tracce della memoria l’arte si fa bambina».

Prof. Franchino Falsetti

Caterina Morelli

Una finestra dalle lunghe tende. Una vasca di pesci rossi su di un comodino. Una sedia a dondolo, e l’armadio accanto a essa. E poi ancora un termosifone e un televisore. Oggetti e arredamenti, rapiti dagli interni di luoghi vissuti e liberati dalla reclusione delle mura domestiche. Infissi e suppellettili che si accaparrano il ruolo di protagonisti rendendo aperto quello spazio considerato per antonomasia come il chiuso.

Questo è quanto si materializza sulle tele di Caterina Morelli.

Quasi un processo di person! ificazione, atto a distruggere la condizione subalterna vissuta dagli arredi e a esaltarne il carattere di unicità attraverso la tecnica mista che pare caratterizzarli alla stregua di personaggi letterari, osservati sin dalle tensioni profonde che li contraddistinguono e dall’ossatura richiamata dal tratto a matita nudo e visibile al di sotto del colore. Ma nessun ordine gerarchico intende imporsi all’occhio che osservi la struttura dell’oggetto rappresentato: filo, segno a matita, vernice e pittura ad olio intraprendono una convivenza serena e scevra da intenti prevaricatori di una tecnica rispetto all’altra. Spesso esaltazione e occultamento si confondono sotto la copertura di una vernice bianca e cangiante, volenterosa di custodire gli oggetti sotto il suo mantello, mentre il nascondiglio costituito dal colore ad olio viene alle volte strappato via quasi con violenza per rendere manifesto il tratto originario. L’atto del cucire tesse le trame su di una pittura che diviene ciò che dipinge e ne assu! me le forme, assottigliandosi sino a divenire filo di lana e ingrossandosi fino a marcare le asperità e la nodosità del legno. E se il tratto pittorico segue la materia e le sue evoluzioni, ecco che invece il filo diviene segno e contorno, o ancora si diverte ad ammantare superfici e dettagli. La rivincita di quegli oggetti sui quali il nostro sguardo si pone giorno per giorno in maniera distaccatamente naturale è dunque compiuta. E non solo attraverso la rivalsa della rappresentazione, ma finalmente attraverso la percezione del loro essere spettatori e compagni della nostra esistenza.

Sara Dragani


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Rivista: Il Verri "Poesia Uno" n. 39. Thu, 02 Apr 2009 15:03:27 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/77480.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/77480.html giada lomi giada lomi Gent.mi amici,
vi segnalo l'uscita della rivista:


il verri  "poesia uno"
n. 39 febbraio 2009

Rivista Fondata da Luciano Anceschi


Sommario

in copertina: La città di Zoe. Italo Calvino, di Caterina Morelli, 2005.

Milli Graffi. Intervento
Francesco Leonetti. Poesie.
Niva Lorenz! ini. Edoardo Sanguineti: La tradizione Intellettuale, il realismo, il mettersi a nudo.
Niva Lorenzini. Andrea Zanzotto: il miglior fabbro, il realismo, il corpo-parola.
Francesco Leonetti. La poesia di avanguardia del Novecento
Nanni Cagnone. The Oslo Lecture.
Paolo Fabbri. Tombeau della Stilografia.
Milli Graffi. Giulia Niccolai: Testimoni del mondo in cui funziona la mente. Con interventi di Giovanni Anceschi.
Gabriele Frasca. I perditempo del tempo perduto.
Valerio Magrelli. Tre forme di silenzio
Tommaso Ottonieri. Cinema del sacrificio. Narrare verso la poesia. Nota
Tiziano Rossi. Distorsione dei classici.
Cesare Greppi. Tre poesie.
Biagio Cepollaro. Biagio Cepollaro, un percorso.
Lello Voce. A mio modesto avviso...
Giuliano Mesa. nigredo [2007 da nun]
Laura Pugno. 1995-2008
Massimo Bocchiola. Perchè scrivo, come scrivo
Andrea Inglese. Intervista ad Andrea Raos in forma di chat.
Umberto Fiori. Quando il valzer precipita. Sbarbaro e la musicalità.

nuovi poeti

Gian Maria Annovi. da La scolta. Nota.
Elisa Biagini. da Respiro di Mandorla.
Gilda Policastro. Combinazioni.
Alessandro De Francesco. emettere brusii.
Marilena Renda. da Ruggine.
Silvia Cassioli. da Quaderno di traduzioni Petrarca.
Dome Bulfaro. L'oro in bocca.&nbs! p; Semi per restituire alla parola poetica tutto il suo silenzio. Versi a morsi.
Adriano Padua. da RADIAZIONI (buio/luce/corpi)
Antonio Loreto. Poesie storiche senza tempo (non ne ho per scriverne)
Antonella Doria. da Metro Polis
Antonella Bulkovaz. da Canto per lingue sconfinate



Distribuito in tutte le Librerie Feltrinelli
Edizioni Monogramma Via San Paolo Sarpi 9   20154 Milano

Caterina Morelli http://caterinamorelli.interfree.it



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Inaugurazione: Patrizia Anedda Lucia Arena Wed, 11 Mar 2009 09:09:47 +0100 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/75448.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/75448.html giada lomi giada lomi Gent.mi Amici,
ho il piacere d'invitarvi all' inaugurazione della mostra



Patrizia Anedda
Lucia Arena

dal 20 marzo al 20 maggio


a cura di
Caterina Morelli



Inaugurazione
venerdì 20 marzo ore 18.30




Ina Assitalia
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Rifiuti Eccellenti. L'arte delriciclo si mette in mostra Wed, 01 Oct 2008 12:11:35 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/63669.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/63669.html giada lomi giada lomi Rifiuti Eccellenti

L'arte del Riciclo si mette in mostra - Bracciano 10 - 24 ottobre Chiostro degli Agostiniani

Bracciano Ambiente, il Comune di Bracciano e la Provincia di Roma presentano
Rifiuti Eccellenti. L'arte del riciclo si mette in mostra. Il 10 ottobre
questo evento davvero unico prender il via alle 18,30 con una grande
inaugurazione nel Chiostro degli Agostiniani, presso il Museo Civico del
Comune di Bracciano per rimanervi fino a venerd 24 ottobre.
Il progetto legato alla sperimentazione della raccolta differenziata porta
a porta che il Comune di Bracciano sta promuovendo insieme alla Bracciano
Ambiente. L'Arte dunque questa volta non solo regala un momento di piacere
per il pensiero ma d anche una forte risposta alla societ dell'usa e
getta, di un consumismo che non produce nessun amore nei confronti di ci
che viene considerato solo un prodotto e mai un manufatto.
La mostra vede la partecipazione di veri artisti del riciclo: Paola Abbondi,
Patrick Al, Luca Bellaccini, Marco Bellagamba, Serena Bigliani, Ariela
Bhm, Paolo Chirco, Ciro Cipolline, Publia Cruciali, Fabrizio Falchetto,
Giorgio Fersini, Mario Giuliani, Emilio Giusti, Jacopo Mandich, Andrea
Mercedes Melocco, Caterina Morelli, Angela Scappaticci, Gloria Tranchida,
Lavinia Tucciarelli, Cinzia Verni, Davide Zenobio. Tra gli artisti
partecipanti si trovano rappresentazioni di diversi generi di arte, dal
figurativo, all'informale, all'astratto, con l'utilizzo di tutti i possibili
materiali da riciclo: plastiche, stracci, metalli, legni, carte, silicone,
reti da pollaio, vecchie zappe o pezzi di motorini: tutto ci che l'uomo
moderno considera morto e da scartare viene visto da questi artisti come
oggetto nobile, portatore in s di una storia degna di essere narrata. Il
progetto stato elaborato e sostenuto da Bracciano Ambiente, promosso dal
comune di Bracciano, dalla provincia di Roma e curato dall'Associazione
Culturale Soqquadro.

Chiostro degli Agostiniani, Via Umberto I, 5, Bracciano Roma
Gli orari: dal marted al venerd 10.00/12.00, sabato e domenica 10.00/18.00.
Ingresso libero.


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SALERNOINVITA 2008 Wed, 17 Sep 2008 14:21:50 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/62844.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/62844.html giada lomi giada lomi CRISTALLI DI ROCCA - II EDIZIONE Sat, 23 Aug 2008 15:30:28 +0200 http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/61642.html http://zend.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/61642.html giada lomi giada lomi